Il Pireo e Shaq McKissic lanciano l’Olympiacos: battuto un Barça già sazio

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La gara del Pireo tra Olympiacos e Barcelona per una squadra non aveva molto da dire, mentre per un’altra era decisamente importante: parliamo dei blaugrana nel primo caso e dei greci nel secondo.

Chi ha guardato la gara può dire di aver visto una grande partita per intensità e qualità di gioco: forse, azzardando un po’, si può quasi dire che sia stata una delle gare più belle dell’intera stagione. Non è un caso che le migliori partite di quest’anno coincidano spesso con la presenza del Barcelona: semplicemente in Eurolega oggi è la squadra più forte, anche alla luce di una sconfitta che non cambia davvero nulla nella narrazione catalana.

Invece, per l’Olympiacos è vittoria che pesa tantissimo per la classifica, ma potrebbe anche pesare tanto a livello mentale in virtù di un’ottima prestazione che potrebbe dare grande fiducia agli uomini di Bartzokas in vista dei playoff e del finale di stagione. Analizziamo ora la gara attraverso i nostri canonici tre punti.

Un secondo tempo di grandissima intensità regala ai greci la vittoria

Tutto cambia nel secondo tempo. Nella prima frazione di gioco, infatti, i greci, nonostante l’approccio non vorace dei catalani e le rotazioni molto dilatate messe in campo da Jasikevicius, non riescono ad incidere, soprattutto in fase offensiva. Spesso si fatica troppo a creare un vantaggio e spesso le conclusioni si limitano a isolamenti o soluzioni personali. In questo senso è pesata molto l’assenza di Kostas Sloukas.

Nel secondo tempo, però, scende in campo un altro Olympiacos che ripropone con più frequenza i dettami che sono alla base di una stupenda azione vista nei primi minuti di partita dove al termine di sette passaggi la palla ha schiaffeggiato la retina con una tripla: quando parliamo di fluidità di manovra e di qualità offensiva parliamo proprio di questo. E dietro c’è la grande mano di Bartzokas.

Il parziale del terzo quarto recita 18-8 per i biancorossi; quello complessivo del secondo tempo 40-26, sintomo di come l’inerzia del match sia stata completamente ribaltata nella ripresa. In attacco, appunto, la manovra ha trovato nuova linfa vitale e lo ha fatto anche grazie alle diverse soluzioni offensive che sono emerse: gli isolamenti di McKissic, il post di Printezis, la costruzione delle triple per Dorsey o Vezenkov. Ma anche in difesa le maglie si sono strette per concedere al Barcelona molto meno il più fruttuoso gioco interno, cavalcando così le terribile percentuali dall’arco dei blaugrana (a fine partita sarà un magrissimo 17,4%).

Da qui la meritata vittoria biancorossa.

Il Barça è grande squadra anche a marce ridotte

Il Barcelona arrivava a questa sfida con la certezza del primo posto in classifica, per cui le motivazioni erano ridotte, per usare un eufemismo. Ma i catalani non sono squadra a cui piace troppo andare in gita, per cui anche contro un’ottima compagine come l’Olympiacos, non giocando bene, hanno potuto vincerla fino alla fine. Altro segnale importante del valore di questa squadra.

Jasikevicius ne ha approfittato per dare spazio davvero a tutti e per dosare i minutaggi: nessuno ha giocato più di 20 minuti. I due che sono stati più tempo in campo sono stati Roland Smits (19’28”) e Nick Calathes (19’42”). E in tutto questo c’è tanto spazio anche per i giovani Michael Caicedo e James Nnaji che hanno dimostrato ancora una volta la loro precoce maturità tenendo molto il bene il campo.

Paradossalmente quella di stasera è stata un’altra prova di forza della squadra della Catalogna. Infatti, Mirotic e compagni se ne vanno dal Pireo con la consapevolezza che hanno sfiorato la vittoria in un campo tanto difficile giocando a marce ridotte e con poche o nessuna motivazione. Insomma, un altro grande segnale in vista della post-season imminente.

Le armi di questo gruppo sono praticamente infinite e con un condottiero così motivato ed affamato di vittorie “the sky is the limit“.

Ancora Shaq McKissic: il go-to-guy dell’Oly

Questa sera in gran parte l’ha vinta lui, diciamolo. E’ incredibile, quando schiaccia il bottone, quanta intensità riesce a mettere su un campo da basket (con la conseguenza che quell’energia, poi, la trasmette anche ai compagni: chiedere a Papanikolaou e Martin con le loro giocate decisive). La cosa bella, poi, è che lo fa con una qualità di gioco davvero impressionante.

Ad un certo punto della partita è stato chiaro: palla a McKissic e ci pensa lui. Che non vuol dire per forza andare a canestro, ma anche creare un chiaro vantaggio per l’intero attacco. In difesa 1 contro 1 probabilmente ci sono pochissimi difensori che riescono a tenere il suo primo passo: definirlo “bruciante” probabilmente è riduttivo. Ti lascia inevitabilmente piantato: c’è poco da fare. E allora la via del canestro risulta spesso molto più sguarnita.

Stasera per lui 20 punti con 21 di PIR. L’impressione è che l’Olympiacos dipenda molta da lui, dalle sue fiammate e, appunto, dalla sua capacità di creare vantaggi, cosa che nessuno fa come lui nella squadra (nemmeno Sloukas, non certo Vezenkov che è più finalizzatore).

Le ambizioni dei greci passeranno da lui: quando la qualità del gioco scenderà (e capiteranno i momenti) e la stanchezza salirà, ci sarà bisogno delle sue fiammate. E l’impressione è che quest’anno il ragazzo sia molto motivato.

Olympiacos Barcelona McKissic

(Credits photos: Euroleague, Barcelona)

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