Real Madrid v Olimpia (R29) : la notte degli sprechi alla fine è madridista

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Real Madrid v Olimpia è stata la grande sfida della prima serata del Round 29 di Eurolega. Almeno sulla carta.

Serata di gala al Wizink Center di Madrid, dove si sono sfidate la seconda e la terza di Turkish Airlines Euroleague.

In ballo alla fine ci sono solo quelle due posizioni, perchè da dietro avrebbe potuto spingere anche l’Olympiakos, tuttavia sconfitto inopinatamente poco prima sul campo dell’Alba.

La grande attesa per la gara di Madrid si basava principalmente su due situazione chiarissime: un Real in crisi nera, arrivato martedì alla quarta sconfitta consecutiva in Europa, alla ricerca di una W di prestigio per uscire da un momentaccio ed una Milano lanciatissima, reduce da un 8-2 nelle ultime dieci partite e titolare di un’organizzazione difensiva di primissimo ordine.

Scontro interessantissimo anche a livello di fattore campo: “blancos” da 13-1 sinora in casa, meneghini da 8-5 in trasferta, una delle quattro sole squadre con più del 50% di successi lontano dalla mura amiche, con Madrid, Zenit e Barça. Meglio fanno solo i catalani di Jasi, a 8-4. Curiosità ulteriore? L’Olimpia è l’unica squadra della cosiddetta “playoff picture” che a ieri sera non aveva ancora giocato un solo tempo supplementare.

Vince Madrid 92-88 e lo fa dopo 45 minuti in cui entrambe le squadre hanno fornito più tentativi di perdere la gara piuttosto che di vincerla. Poteva finire al contrario, non ci sarebbe stato nulla di strano.

La sensazione di aver gettato al vento una partita è ben espressa, per Milano, dal suo allenatore a fine gara.

DIFESA, CULTURA E SORPRESE

Ad inizio anno, viste le prime prove stagionali madrilene, aveva avuto il netto sentore di una squadra che volesse costruire i suoi successi partendo da una difesa rocciosa intorno ai suoi due totem Tavares e Poirier. Lo stesso Laso ce lo confermò, a precisa domanda, nei giorni della Supercopa di Tenerife.

Sensazione che era già certezza per la Milano di Messina, che dai primi possessi della torneo si è dimostrata in grado di far male nella proprio metà campo a chiunque, ivi comprese le corazzate o presunte tali di Eurolega. E’ la cultura che l’ex assistente di Popovich ha voluto, con successo, trasferire a Milano.

E non è un caso che in campo vi siano le due migliori difese di Eurolega per “defensive rating” (punti subiti su 100 possessi): primi i bianchi con 101,1 davanti ai biancorossi con 103,9.

Ovvio che si pensi ad uno scontro di culture se si guarda ai possessi medi: solo 67,8 quelli milanesi, 70,9 quelli madridisti, rispettivamente quindicesimi e quarti nel torneo.

Ecco, molto di tutto ciò non si vede minimamente al Wizink Center. Difese abbastanza distratte, un Real che prova a correre ma in realtà lo fa solo per cattive transizioni milanesi, Olimpia che rientra grazie ad un secondo quarto disastroso della “casa blanca”, una ripresa di alti e bassi con questi ultimi a farla da padrone.

Ne esce un punteggio alto che è una discreta sorpresa, figlio tuttavia più di quegli errori diffusi che di vera qualità cestistica.

MVP

Sergi Lull la cerca, la vuole e la vince.

Campione eterno, come abbiamo detto mille volte, incurante della valanga di critiche che gli sono piovute addosso nelle ultime settimane trova nei momenti decisivi tutto quello che serve per portare a casa una W che pesa tantissimo psicologicamente, anche se in realtà aggiunge poco qualitativamente al momento nero dei suoi.

Sergi va oltre le cifre, Sergi è leadership ed assunzione di responsabilità quando nessuno dei suoi, fatta eccezione per Deck, sembra in grado di gestire possessi fondamentali.

Tutto ciò che appare forzato nel suo gioco in realtà lo è spesso per via di una costruzione offensiva di squadra molto latitante, ma si riduce a cose tutto sommato normali a causa di un talento che si esprime da sempre al meglio quando le cose si fanno difficili, quasi impossibili.

«Nel finale Llull ha giocato alla Llull, ovvero da campione». Ettore Messina ce la spiega nel modo migliore.

Ci sono anche gli MVP al contrario, nei volti di Malcolm Delaney e Vincent Poirier: presuntuoso il primo, disastroso il secondo.

LA CHIAVE: MA C’E’?

Difficilissimo trovare un filo conduttore tecnico in una notte di sprechi da entrambe le parti.

Più semplice ricavare alcuni momenti e valutare alcuni protagonisti.

Splendido Alviti, sorpresissima milanese. Semplicemente se la gioca da veterano, non avendo mai giocato prima una gara del genere. Ora serviranno tante altre rondini per avere la primavera.

Le difficoltà madrilene sono forse più evidenti nella gara di ieri rispetto alle sconfitte recenti. C’è nervosismo, vedi Tavares, mai visto fare una sciocchezza del genere in carriera, c’è un Williams-Goss vicino alla crisi di nervi su un richiamo di Laso dopo un errore orripilante, c’è un Poirier che non sa cosa fare e come farlo, ci sono tanti altri protagonisti che non danno più di tanto, cercando di eseguire ma senza alcun successo.

Segnali di ripresa per Yabusele, che mette punti che sono ossigeno.

Luce in fondo al tunnel per Gaby Deck? Diverse cose si sono viste, ora serve continuità.

Milano era decisamente corta e lo dimostrano i tanti minuti di Grant ed Alviti, tuttavia lascia Madrid con l’amarissima sensazione del grande spreco, come correttamente detto da Messina. La gestione di tanti, troppi possessi importanti, non necessariamente solo nel finale, è molto deficitaria. «Ne parleremo e miglioreremo», chiude così lo stesso Coach.

Laso dice una bugia volontariamente quando afferma che «Abbiamo giocato bene», ma il momento richiede fiducia ed allora può starci. Anche perchè poco dopo è chiarissimo nel riportare tutto alla realtà: «Gli errori ci fanno molto male e su questo dobbiamo lavorare».

Sì, serve lavoro da entrambe le parti perchè molto sinceramente dalla seconda contro la terza di Eurolega ci aspettiamo una qualità molto diversa, pur comprendendo le difficoltà derivanti dal momento madrileno e dalle assenze milanesi.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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