Jasi v Laso: una macchina perfetta contro il vincente perfetto

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Jasi v Laso! Impossibile chiedere di più ad una finale, di qualunque competizione sia. Oggi, alle 1830, al Palacio Municipal de los Deportes di Granada in palio c’è la Copa del Rey.

E’ una domenica inizialmente uggiosa quella di Granada, nel senso in cui può esserlo da queste parti, dove si parla di inverno in termini di una quindicina di gradi. Un pallido sole prova ad affacciarsi qua e là, le strade sono ancora silenziose perchè la “noche” di una città universitaria è sempre molto calda e le prime ore del mattino ispirano tranquillità.

Tutta quella tranquillità che nel tardo pomeriggio di oggi sarà un pallido ricordo. Sarà tempo di “clàsico”, sarà tempo di sollevare il primo trofeo del 2022, il secondo stagionale dopo la Supercopa che Madrid alzò al cielo rimontando dal 63-44 grazie ad una prova leggendaria, una delle tante in carriera, di Sergi Llull.

Si parte dal 28-26 Madrid ed ancora una volta la finale di Copa si tingerà di “blaugrana” o di “blanco”: fuga o quasi aggancio?

La recente serie di successi catalani nei vari “clàsicos” ha certamente un peso, ma non più di tanto per chi come Pablo Laso, vincendo oggi, festeggerebbe i 10 anni dal primo titolo col Real.

«I giocatori cambiano, queste sfide cambiano, è anche vero che io sono sempre qui e mi sono confrontato con tanti allenatori diversi al Barça». Sornione e giustamente orgoglioso l’allenatore vitoriano è fiducioso di aver recuperato in buona parte quel ritmo di gioco di cui proprio dopo l’ultima sfida coi rivali di sempre aveva sottolineato.

Allora disse «Sono preoccupato, stiamo perdendo il nostro ritmo», oggi, a nostra precisa domanda dice «Sì, stiamo tornando, poco a poco ci ritroviamo sia in attacco che in difesa, anche se poi la pallacanestro è molto di più di un semplice attaccare e difendere, ci sono mille dettagli che fanno la differenza».

Il Barça ne ha messi 210 in due gare, la stampa lo sollecita sulla gara: si può ridurre tutto ad un attacco del Barcellona contro la difesa del Madrid o è troppo semplicistico? «Sì, è troppo semplice così, c’è molto di più».

Tavares ha detto che lo spunto può arrivare dalla gara che Murcia ha giocato ieri sera: cosa ne pensa il suo Coach? «Sì, Murcia ha fatto una gara straordinaria ma non so se sia quello che dobbiamo fare noi». Qui emerge tutto l’orgoglio di un lavoro che è continuamente aggiornato ed in divenire, come sottolinea poco dopo.

«Essere qui è la testimonianza del buon lavoro della squadra negli anni. Bisogna qualificarsi e poi andare in finale e noi ci siamo».

Jeffery Taylor, primo madridista in zona mista, reduce dalla magistrale prova difensiva su Marcelinho Huertas in semifinale, aveva parlato di «normale lavoro che mi viene chiesto, poi sono stato capace di mettere qualche tiro aperto perchè ben costruito dalla squadra». Se esiste uno scudiero per le missioni speciali di Laso, questo è proprio lui: vederlo sulle tracce di Laprovittola oggi non sarà certamente una sorpresa.

Il Barça, che ha finito tardi la semifinale contro Murcia, peraltro molto più dura e dispendiosa di quella del Real contro una Tenerife resa impalpabile, ha scelto di non allenarsi ed allora una dell’hotel delle squadre dove Jasi riceve la stampa in tarda mattinata.

«Mi aspetto una finale molto diversa dalle sfide precedenti. Credo che le difese saliranno di livello, la nostra deve farlo sicuramente. Il punteggio sarà basso, scordiamoci le gare da 100 punti di questi giorni». Così il Coach dei catalani.

Saras, come Laso, questa Copa l’ha vinta da giocatore come da allenatore ed allora gli chiediamo le differenze nelle ore di attesa: «Completamente differente. Da Coach devi pensare a mille situazioni».

Ci sarà spazio per novità tattiche tra due squadre che si conoscono a memoria? «Sicuramente noi proveremo a fare un paio di cose che crediamo possano darci vantaggio, ma ovviamente anche loro faranno lo stesso».

Alex Abrines mette da parte il suo stato di forma, che non può essere ottimale dopo la lunga assenza: «E’ una finale, non ci sono scuse. Giocare col Real è uno stimolo in sé e non credo che gli ultimi risultati siano importanti nell’ottica di quello che succederà stasera».

Brandon Davies ci racconta come e se cambia il suo modo di giocare di fronte a Tavares e Poirier : «In realtà cerco di rimanere legato al nostro “game plan”. Contro il Real è sempre una battaglia e lo sarà sui due lati del campo».

Qualche ora di attesa e sapremo tutto. E’ Barça v Real, è storia eterna.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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