La Virtus e la maledizione della coppa Italia

Balbo
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Nel 2002, quando pensava di essere nel pieno del suo ciclo, la Virtus di Messina vinse la sua ultima coppa Italia grazie ad un canestro di Le Roi Antoine Rigadeau.

Da allora beffe, furti e maledizioni hanno segnato la difficile relazione dei bianconeri con la competizione. Un magone sordo si è fissato sulla gola dei virtussini fin dal 2007.

2007: I tiri liberi di Michelori

La finale persa contro la Benetton, nel 2007, è segnata dai tiri liberi sbagliati nel finale da Andrea Michelori e dal caso Lorbek. La prima beffa avvenne proprio in quella occasione, quando la Benetton sconfisse la Virtus con Lorbek in campo, firmato come diciannovesimo tesseramento. Una storia che in seguito fece scoppiare un terremoto ma che tenne ugualmente la coppa lontano da Bologna.

2008: La reincarnazione di Edney e Bowie

L’anno seguente, con Pasquali alla guida, un personaggio rigido come un araldo, la Virtus dei brotha si dovette arrendere all’Air Avellino di Boniciolli e Righetti (che la stagione successiva vestiranno proprio la canotta bianconera). A Casalecchio di Reno, nove anni dopo, i bolognesi videro reincarnarsi gli spettri di Edney e Bowie – che avevano sconfitto la Virtus nel 1999 con la canotta biancoverde dello Zalgiris – nel nanerottolo Green e nel chirurgico Devin Smith.

2009: La pugnalata di Domercant

La Virtus di Sabatini per sfatare il tabù porta a Bologna Boniciolli, ma i venti pestilenziali della beffa soffiano ancora sui bianconeri. Questa volta contro Siena.

Boykins, Ford e compagni, dopo una dirompente rimonta che aveva portato la Virtus sopra di uno a meno di 1 minuto dal termine grazie ad un canestro di Keith Langford (20 punti), subiscono un canestro dalla media distanza da Domercant, prima che un finale concitato, condito da proteste, porti la coppa sulla via di Siena.

Con il senno di poi un istinto pavloviano potrebbe far storcere il naso su alcune decisioni arbitrali, soprattutto nel finale.

2010: Ancora Siena

Nel 2010 arriva il remake del 2009, questa volta la Virtus – dopo la rivoluzione estiva – arriva in finale da outsider e si deve arrendere senza troppe pretese alla Monte dei Paschi.

Sarà la quarta e ultima finale persa consecutivamente, per una società che conoscerà un lento ed impetuoso declino fino alla retrocessione e all’avvento dell’era Zanetti, un arrivo atteso e festeggiato quanto il levar del sole.

L’era Segafredo

Tornati nell’era d’oro, i bianconeri continuano a non aver rapporti cordiali con la coppa Italia. In questi anni, segnati dalla maledizione Reyer ( quest’anno assente con un profondo sospiro di sollievo per i virtussini), il miglior risultato ottenuto è stata la semifinale ottenuta sotto la guida di Pino Sacripanti: la sua Segafredo, dopo aver eliminato l’Olimpia, con la stoppata di Mbaye su Mike James che resta il poster della gara, si deve arrendere di fronte la Vanoli Cremona che alla fine vincerà la coppa.

La stoppata di Mbaye ai danni di Mike James nel quarto di finale

Questa volta le Vu nere arrivano all’appuntamento da campioni d’Italia, con la conferma della Supercoppa ottenuta sempre contro Milano; anche se quest’anno la dirigenza bianconera non piazza la coppa italia tra le priorità (che resta l‘Eurocup), una rabbia impassibile condita da una calma glaciale, vista per lunghi tratti a Valencia, infonde nei bianconeri un senso di tranquillità e sicurezza, reso più solido dai probabili rientri di Hervey e Teodosic.

Belinelli, Eurocup/eurodevotion

La coppa Italia non entra nella bacheca bianconera da ben vent’anni, proprio quei vent’anni che hanno separato lo scudetto dal petto della Virtus.

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