L’Olympiacos è rinato: sarà il grande antagonista di Barcellona e Real Madrid?

Daniele Fantini
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L’Olympiacos ha chiuso al terzo posto il girone d’andata superando tre anni di crisi: dalla gestione di Sloukas agli exploit di Vezenkov e Dorsey, ecco come si è rilanciato alle spalle delle due corazzate spagnole.

Atene. Un tempo bastava soltanto il nome della città per incutere paura. E non stiamo parlando dell’epoca delle poleis dell’era del bronzo. Andare a giocare in Grecia equivaleva a una sconfitta quasi certa. Che fosse Olympiacos o Panathinaikos. Accoglierli in casa propria, significava aprire le porte al meglio del basket europeo. Tra il 2010 e il 2017, l’Olympiacos ha giocato cinque finali, alzando al cielo due titoli. Ma negli ultimi tre anni gli equilibri geopolitici sono mutati. Nessuna delle due squadre greche ha mai chiuso una stagione con record positivo. Atene ha perso quella sua aura mistica di terrore. Fino a oggi.

Coach Georgios Bartzokas a colloquio con Kostas Sloukas

Mentre il Panathinaikos continua a lottare per non affogare nelle sabbie mobili di fondo classifica, l’Olympiacos si posiziona come terza forza continentale al termine del girone d’andata. Il record dice 12-5, gonfiato da 6 successi nelle ultime sette gare, inferiore soltanto a quelli delle due superpotenze spagnole. Ma, in questo preciso momento storico, Barcellona (15-2) e Real Madrid (14-3) sono inarrivabili per molti motivi. La vera corsa è per il gradino più basso del podio. Quella in cui i Reds stanno spiccando sul resto del gruppo.

La crescita dell’Olympiacos: numeri da prima della classe

I numeri, come sempre, non mentono. L’Olympiacos è terzo per valutazione (95.29), un dato che racchiude pregi quasi impensabili sulla griglia di partenza, dove la visione comune della squadra era più incline verso perplessità derivanti dalle ultime annate oscure che pronostici di una grande rinascita. Invece, dopo una lunga serie di tentativi e fallimenti, coach Georgios Bartzokas sembra essere riuscito finalmente a intrecciare i pezzi. Certo, non è più l’Olympiacos dei nostri padri, tutto fisico e ritmo basso, ma sarebbe anche anacronistico ragionare in questi termini.

Moustapha Fall schiaccia durante la partita vinta dall’Olympiacos contro l’Asvel Villeurbanne

Questa è una squadra moderna e completa. Che difende, sicuramente, perché i 72.18 punti subiti in media partita la piazzano soltanto alle spalle di Zenit San Pietroburgo, Real Madrid e Olimpia Milano, il meglio d’Europa. Ma che sa anche esprimere un basket produttivo, efficace e di qualità. L’Olympiacos è quarta per punti segnati (81.24), quarta per assist (17.53), seconda per percentuale da due punti (57.09%) e, soprattutto, seconda per palle perse, un elemento sempre più fondamentale nel basket di oggi: gli 11.18 turnover a partita sono un dato peggiore soltanto dello straordinario 10.44 della stessa Olimpia, che vive però il controllo di ritmo e pallone come diktat assoluto del sistema di coach Ettore Messina.

Kostas Sloukas e Thomas Walkup, una coppia di cervelli d’antologia

I numeri che abbiamo appena recitato sono frutto di un cervello di squadra finissimo. Affiancando Thomas Walkup a Kostas Sloukas, l’Olympiacos ha costruito una delle combo di playmaker meglio assortite e intelligenti d’Europa. Il QI di Walkup è di altissimo livello. O non sarebbe stato un punto-cardine dello Zalgiris di coach Sarunas Jasikevicius. Poterlo schierare da titolare e responsabile primario degli accoppiamenti difensivi più impegnativi sul perimetro, libera Sloukas in quel ruolo di sesto uomo extra-lusso dalla panchina che sembra ormai sempre più calzante per i grandissimi playmaker europei over-30, da Sergio Rodriguez a Nando De Colo e Sergio Llull.

Kostas Sloukas festeggia il successo dell’Olympiacos nel derby contro il Panathinaikos Atene.

Mai partito in quintetto, Sloukas gioca una media di soli 23 minuti a partita. Eppure è forse ancora più dominante e decisivo, potendo gestire l’espressione del lato migliore della sua pallacanestro in un lasso di tempo minore. La sua produzione offensiva non è calata. Segna 10.6 punti, contro una media compresa tra gli 11.0 e gli 11.8 tenuta nei tre anni precedenti tra Fenerbahçe e Olympiacos, aggiunge 4.1 assist e tira con il 38.5% da tre e il 50% da due, secondo miglior dato della sua intera carriera. Qui, quel “less is more” di derivazione popovichana, importato anche a Milano da Ettore Messina, calza a pennello.

L’esplosione di Sasha Vezenkov: da esperimento bocciato a stella in divenire

Al Barcellona era arrivato troppo presto, troppo acerbo. Ha provato a emergere, invano, all’interno di un contesto difficile, di down generalizzato. L’Olympiacos l’ha poi accolto come esperimento bocciato. L’ha fatto crescere aspettando, con fiducia. E ora, al quarto anno al Pireo, Sasha Vezenkov sembra aver finalmente imboccato la via per diventare una potenziale star a livello europeo. La tranquillità mentale sta facendo la differenza, fondendosi con quella qualità tecnica sempre avuta sottopelle. E oggi Vezenkov è un attaccante di razza, capace di segnare in qualsiasi modo e da qualsiasi posizione.

Sasha Vezenkov e Moustapha Fall nella partita tra Olympiacos Pireo e Bayern Monaco

Con 12.7 punti è il secondo miglior realizzatore della squadra. E con 5.5 rimbalzi è anche il primo Red sotto i tabelloni, una qualità in cui non spiccava certo a inizio carriera. Se cercate un grande equilibratore, quello di cui ogni squadra d’elite ha bisogno, non allontanatevi troppo dall’ala dalla tripla nazionalità (bulgara, greca e cipriota). E nemmeno da Kostas Papanikolaou, il compagno di reparto con cui forma una delle coppie più assortite e dinamiche del continente.

Tyler Dorsey, il realizzatore perfetto

Quarto per triple segnate a partita in Eurolega (2.47), 13.4 punti di media con il 48.5% da due e il 43.3% dall’arco: sono tutti career-high. Al suo terzo anno in Europa, Tyler Dorsey sta giocando la stagione della vita. Con la chiara impressione di avere ancora enorme margine di crescita. Dorsey racchiude l’essenza della guardia realizzatrice moderna. Un tiratore mortifero, capace di segnare sugli scarichi e dal palleggio, arma utilizzatissima dall’Olympiacos con il doppio blocco alto centrale. Ma anche un giocatore con stazza e fisico, in grado di mettere palla per terra per costruire un vantaggio e andare al ferro assorbendo i contatti della difesa. Un giocatore, insomma, che in questo momento farebbe comodo a tutte le squadre d’Europa. Compresa Milano, ancora incapace di trovare il degno successore di Kevin Punter.

Tyler Dorsey schiaccia nella partita vinta dall’Olympiacos contro il Bayern Monaco
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