Euroleague Man of the Week: Sertac Sanli

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La storia della civiltà nacque da un fratricidio, la fondazione del più grande impero dell’antichità si originò da una fratricidio, il successo del Barcellona in questa stagione può trovare le proprie fondamenta nel clamoroso fratricidio operato da Sanli venerdì sera alla Sinan Erdem Arena?

La risposta a questa domanda ci farà attendere ancora qualche mese, quel che è certo è che, come Caino a danno di Abele, come Romolo a sfregio di Remo, nella soprannaturale notte di Istanbul Sertac Sanli ha colpito a morte i suoi fratelli dell’Efes, in un atto di violento distacco che ha un che di mistico e mitologico, tanto da sfiorare l’eroico.

Alla base dei grandi eventi l’uomo ha infatti spesso sentito di dover attribuire un evento di sangue. Una sorta di macabro rito capace di sottolineare il trauma necessario all’affermazione dell’evento in questione, o talvolta di spiegarne l’inspiegabile motivazione, di renderne comprensibile l’aspetto incomprensibile. Che fosse la magia di una città immortale o l’esistenza della civiltà umana.

Il fratricidio perpetrato dal centro turco è così da un lato paradigma di quella “uccisione del padre” a tinte freudiane, coronamento di un progressivo percorso di auto-affermazione personale, dall’altra è spiegazione di una scelta, quella di cambiare maglia, che ai più poteva apparire inspiegabile.

Ingredienti tutti presentissimi nel guazzabuglio di emozioni palesate dal lungo blaugrana nelle dichiarazioni di fine partita:

Non so come spiegare come mi sento dopo una partita del genere. E’ stato davvero difficile per me giocare, ma alla fine ho fatto il mio lavoro con professionalità. Ho bisogno di vederla in questo modo. Non posso descrivere i mie sentimenti. E’ difficile affrontare tutti questi ragazzi, ho passato gli ultimi tre anni con loro.

L’inspiegabile che ritorna. Parlavamo proprio nell’analisi post-gara di come la mossa di Sanli di allontanarsi dalla sua confort zone, dal team campione d’Europa, dalla squadra leader del suo paese, per sposare la causa dei rivali sconfitti, fosse percepita come anomala e incomprensibile da molti, in primis dall’ambiente che lo aveva lanciato.

Quello che si è perso, dalle parti del Bosforo, era per loro invece molto più tangibile, concreto ed evidente. Difatti la prova del 30enne di Edirne ha trovato un asimmetrico corrispettivo nella deludente inconcludenza del suo sostituto, Filip Petrusev, parso avulso e particolarmente soft per il contesto competitivo.

Sanli invece ha portato a casa la sua miglior prestazione in carriera, con impatto totale e avvolgente.

Fondamentale il suo apporto nel momento di difficoltà del Barça, la sua capacità di aprire il campo e la sua freddezza dall’arco si sono rivelate letali per Ataman e decisive per uscire vincitori dal campo di Istanbul.

Ha donato così il riscatto alla squadra di Jasi che ora si può avvalere di un precedente psicologico importante, con la vittoria conseguita nella tana della propria nemesi, proprio grazie all’unico elemento che manca nel mosaico dell’Efes campione, sottratto loro in estate.

Sanli - Eurodevotion
Sertac Sanli riceve l’anello di Campione d’Eurolega

Avevamo parlato dei pivot della competizione in una delle precedenti uscite di questa rubrica. Bene, con il suo ritorno in forma e la sua integrazione nel sistema Barça, Sertac rappresenta per Jasi una combinazione perfetta per il quadro dei lunghi della lega, grazie al suo mix di stazza ed atipicità che aggiunge una freccia in più nell’arco del tecnico lituano.

Tutto questo è cornice dell’incredibile momento del percorso di un profilo che soltanto due anni fa era un giocatore senza alcuna velleità da top del continente, e che ora recita da protagonista nelle più alte sfere della competizione. L’esplosione di un talento all’estero, tema a noi molto caro nei confronti dei giocatori italiani, è qualcosa di reale e non isolato: visto che siamo in tema di miti, l’elemento omerico del viaggio è fondamentale nella scoperta e nel compimento di una strada di vita.

E’ lì che allora l’inspiegabile diventa spiegabile, è lì che Sanli ha dominato il suo destino e compreso che la strada per diventare un giocatore e un uomo migliore fosse quella di strappare con la comodità raggiunta dopo tanti anni di scomoda battaglia nelle disagevoli e inospitali panchine della BSL, dal Gaziantep al Trabzonspor, passando per l’Usak. Guidato da una spinta irrefrenabile, incosciente nella inspiegabile notte di furore e di vittoria, per il dispiacere dei suoi vecchi compagni.

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