Efes v Barça: la rivincita di Berlino è blaugrana, ma i turchi crescono

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Efes v Barça non è solo “game of the week”. La gara che ha assegnato il titolo 2021 si conferma uno spettacolo notevole nonostante una serata arbitrale inaccettabile.

Efes v Barça, è sufficiente leggere il nome delle due contendenti per volare alto in Eurolega.

Al Sinan Erdem si ritrovano le due sfidanti di Berlino, quando la squadra di Ataman sollevò per la prima volta il trofeo continentale nella sua storia.

Ataman v Jasi è sempre affascinante. Due modi così diversi di vedere il basket, quasi opposti ma entrambi così affascinanti.

Vince il Barcellona 93-95 dopo un supplementare, lo fa con merito grandissimo, viste le condizioni in cui si presenta sul parquet, ma la stessa quantità di merito e rispetto va riservata all’Efes, che non è ancora quello vero, ma gioca una gara in cui si vedono parecchi sprazzi di quella qualità che ha incantato l’Eurolega negli ultimi 1000 giorni.

E’ tutto bellissimo ciò che riguarda il gioco delle due squadre, ma purtroppo c’è un pesante asterisco su questa grande bellezza.

I protagonisti si sprecano, purtroppo mancano Higgins, Calathes ed Abrines, mica noccioline, tra i catalani ed ancor peggio vengono sostituiti nei momenti decisivi della gara dalla terna arbitrale, Lamonica e Difallah su tutti. Quanto accaduto al Sinan Erdem è pessimo ed un orribile spot per la pallacanestro continentale.

Quella di Ataman, cui vengono assetati due falli tecnici è tutto tranne che una sceneggiata fuori luogo: gli allenatori fanno così quando serve e sarebbe potuto essere il destino di Saras senza alcuna differenza. Quando è troppo, è troppo.

«La pallacanestro a questo livello è un gioco riservato ai campioni e due di quelli più grandi sono fuori dalla gara». Le parole del telecronista di Euroleague TV sono il momento più vero e più triste della serata: così si getta al vento la qualità dello spettacolo e l’essenza del gioco. Grandi protagonisti come in questo caso Mirotic e Larkin meritano un livello arbitrale che sia competente, professionale e capace di gestire situazioni delicate come queste. Senza protagonismo e con totale padronanza del proprio ruolo, tutto ciò che è mancato ieri sera sul Bosforo. Il problema arbitrale, già noto negli ultimi anni, esplode con la serata di Istanbul. Chi scrive non ha mai creduto a favoritismi e barzellette varie, non succederà mai, ma ritiene corretto pensare ad un doveroso progetto di rifondazione del settore arbitrale della competizione. Su basi professionistiche totali e con un doveroso ricambio generazionale che è il problema principale: molti dei “big” erano “big”, i nuovi non sono all’altezza.

Torniamo al gioco, che è meglio e ci appassiona di più.

EVENTUALI E VARIE

C’è tutto nella gara.

Da un Mirotic che accetta anche le mani addosso gestendole come poche volte in passato a quintetti turchi con Dunston e Pleiss insieme. Da una clamorosa resistenza in un mismatch di Jokubaitis contro Dunston a dei momenti in cui Jasi si schiera con Caicedo, Smits e Martinez contemporaneamente.

Il Barça è solido come pochissime altre squadre (Real…), l’Efes sta riprendendo quella strada della fluidità che pareva smarrita. Non siamo a Colonia, ma c’è tanto sapore tedesco, magari a Berlino…

Una zona adattissima dei catalani fa abbastanza male ad Ataman, ma il credo coinvolgente del Coach turco porta i suoi a crescere anche con soluzioni di quintetti particolari. L’intento è chiaro: Micic e Larkin comandano, il leader tecnico nascosto è Simon, ma se non si porta su il livello di coinvolgimento dei vari Moerman, Pleiss, Anderson etc, il grande Efes non si rivede. Ed sprazzi, anche estesi, lo rivediamo.

Laprovittola è totale, Jokubaitis sembra vicino all’esplosione e forse l’assenza di Calathes ha una parte in tutto ciò. La reazione delle due pointguard blaugrana da quando è mancato il grande Nick è poderosa.

NON MOLLARE MAI

Dopo la tripla di Larkin che fissa il punteggio sul 57-45 la sensazione poteva essere quella di una fuga decisiva dei padroni di casa. Il cronometro dice 6’12” del terzo, ma gli uomini di Jasi non battono ciglio, proseguono sulla loro strada e mettono in campo un’intensità ed una voglia di lottare che è unica. Meno di cinque minuti dopo è -2, sul 64-62 Efes.

Sanli da due, Lapro pure e poi la tripla del grande ex portano infine avanti i catalani sul 68-69. Pochi istanti e sarà ancora lui, il 30enne nativo di Edime, a metterla dall’arco per il +4. Lo seguirà un Sergi Martinez gladiatorio.

Se il Barça non molla mai, nemmeno l’Efes ha voglia di farlo. Rientra e si arriva sulla parità che una troppo morbida conclusione di Mirotic non è in grado di rompere sulla sirena.

OT e qui inizia l’inatteso show dei grigi, una di quelle cose di cui non si sentiva il bisogno.

Il Barça obiettivamente pare in controllo, la reazione locale è veemente, ma alla fine la spuntano gli ospiti con una bella scelta ancora dello stesso Sanli, che sbaglia di proposito il libero a 2 secondi e 9 decimi dalla fine. Non c’è tempo che per una preghiera di Kruno Simon che gli dèi del basket respingono.

47 a 29 è una differenza a rimbalzo che è linfa vitale per la squadra di Saras. Il 100-94 nella valutazione globale viene principalmente da lì, in una partita che vede l’Efes tirare meglio da due ed il Barça brillare maggiormente dall’arco. E quei 24 assist blaugrana si giustificano molto con le 13 triple messe segno.

E’ successo senza quei tre menzionati sopra, c’è un valore immenso in questo successo del Barça.

SERTAC SANLI

Applaudito, premiato, osannato. ma soprattutto tremendamente emozionato, in una durezza di sentimenti che non può che essere piaciuta a tutti.

L’uomo che debutto da bambino col Genç Telekom e che dopo un carriera che nessuno avrebbe pensato a questi livelli è stato protagonista assoluto del primo trionfo continentale dell’Efes solo sei mesi fa, domina la gara con 24 punti e due soli errori al tiro dal campo.

Il suo 5/6 dall’arco è determinante per aprire tante strade nella difesa turca, una tripla arriva perfino con una sorta di “side step” che non gli riconoscevamo.

«Non so nemmeno cosa sto provando, qui, contro ragazzi con cui ho passato tre anni meravigliosi».

Emozione, appunto, per chi ha saputo resistere persino alle parole di Ataman ed Erdogan, che ai tempi della premiazione nel palazzo presidenziale furono diretti: «Perchè lasciare i campioni per andare nella squadra battuta in finale dai campioni?».

Senso di sfida, voglia di fare qualcosa che pochi, forse nessun giocatore turco, hanno fatto prima. Magari proprio per rovesciare quel verdetto di maggio.

Si spengono le luci del Sinan Erdem, finalmente un po’ del grande basket di Eurolega si è rivisto, dopo una dozzina di turni non esattamente indimenticabili. Non è un caso che ciò sia avvenuto quando sul parquet c’erano Efes e Barça ed in panchina Ergin e Saras. Così diversi, così grandi.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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