L’Eurolega dell’Olimpia, 12 gare nel nome di scelte e sistema

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L’Olimpia chiude il primo terzo di stagione in Eurolega con un record di 8/4 ed una serie aperta di tre sconfitte consecutive dopo un inizio eccellente.

Il venerdì di Eurolega dell’Olimpia ha fatto molto rumore: nell’arco di dieci giorni due cadute con oltre 20 punti di scarto non potevano non aprire il dibattito sulla squadra milanese, sino a Kazan ritenuta, a ragione, eccellenza assoluta del torneo soprattutto in chiave difensiva.

Milano v Olympiacos

8 vittorie e 4 sconfitte, di cui 3 maturate negli ultimi dieci giorni di gare, scalpi eccellenti come quelli di Cska, Efes e Barça, tutte rivali battute al Forum, una solidità difensiva notevole in almeno tre quarti delle gare disputate, un paio di asfaltate subite inattese più per il modo in cui sono maturate.

L’Olimpia di Ettore Messina ha oggi una vittoria in più rispetto allo scorso anno, quando si trovava sul 7/5 dopo 12 gare (non va dimenticato che però alcuni turni furono posticipati causa COVID), stesso record del primo anno del Coach catanese sulla panchina biancorossa, quel 2019/20 poi mai concluso.

L’ormai eterno e stucchevole tema del “più forte o più debole” rispetto alla versione precedente ci pare del tutto fuori luogo: lo era in estate, lo è oggi. Sono domande a cui solo una stagione completa potrà dare una risposta reale.

Il tema più consono ad una discussione di fine novembre crediamo possa essere quello della diversità rispetto alla squadra che tanto face bene la stagione scorsa. Milano è diversa, lo è profondamente e lo è per scelta, in parte, così come lo è anche a causa di quelle dinamiche di mercato che influenzano qualunque club, senza escluderne alcuno.

Ed è proprio partendo da questa diversità che si possono fare alcune valutazioni che non sono più soltanto previsionali come quelle estive, ma si basano su un campione di gare già abbastanza significativo, superata la boa del primo terzo di stagione regolare.

A parere di chi scrive servono due premesse a fondamento di qualunque valutazione. La prima è che c’è tanto, tantissimo “buono”, se non addirittura “ottimo” nel percorso della Milano europea e non si può guardare soltanto a 10 giorni abbastanza neri accantonando un mese e mezzo notevole che aveva portato i biancorossi in cima alla classifica di europea. La seconda è che questa Olimpia aveva ed ha ancora oggi dei difetti strutturali ben chiari, che non si dovevano accantonare in quei 45 giorni eccellenti, così come non possono essere ingigantiti da un paio di settimane negative.

La prima critica che viene mossa al sistema attuale della squadra di Messina è quella di essere troppo “difensiva”. Se fossimo nel calcio si parlerebbe di “primo non prenderle”. A tale proposito va detto che le scelte estive sono state molto chiare in un determinato senso: aumentare fisicità ed atletismo sia per tener botta sotto canestro che per poter cambiare su tutto e su tutti ed essere più efficaci nella difesa sul “pick and roll”, fattore in cui si è sofferto molto due anni fa ma anche lo scorso anno. Quindi non è tanto importante discutere se Melli sia o no meglio di Leday (ed anche qui i dubbi mi pare siano pochissimi…) ma valutare la scelta di un giocatore “alla Melli” rispetto ad uno “alla Leday”. Lo staff ha fatto la sua scelta, chiara e ben definita. Ciò che ne potesse derivare doveva essere evidente sin da subito.

Così come si può passare al tema Kevin Punter andando oltre i singoli giudizi sul giocatore o su chi lo ha sostituito. E’ il sistema che conta ed è scelta di sistema quella milanese nel momento in cui le già menzionate dinamiche di mercato ti portano a non potere, o a non volere, rifirmare un protagonista assoluto della cavalcata che portò a Berlino. A quel punto hai davanti due strade: cercare un profilo simile, oppure andare su soluzioni differenti, cosa che Milano ha fatto. Scelte e sistema, le due parole chiave.

Il Punto di Toni Cappellari

Ettore Messina ha creduto fermamente in una determinata costruzione di squadra ed è giusto che continui a farlo, visto che siamo sì a 12 gare, ma siamo anche a 4-5 mesi da quando le cose conteranno veramente: perchè non dovrebbe pensare che questa organizzazione abbia margini di miglioramento tali da poter arrivare al top nel momento cruciale della stagione? Visto che si parla sempre di etica, di spirito di sacrificio, di gruppo etc, perchè questi ragazzi, o giovani uomini, non dovrebbero essere in grado di lavorare per aumentare il proprio rendimento individuale come quello di squadra?

Si diceva dei difetti strutturali poi… L’Olimpia non ha la pointguard in grado di mettersi in proprio, soprattutto nei momenti dei giochi spezzati, e portare quelle soluzioni che tanto caratterizzano il basket di oggi. Che sia per scelta o altro conta poco: è così. Lo possono essere Rodriguez e Delaney? In parte. Il Chacho, che resta una delle cose più belle da vedere in questa competizione, lo può fare a tratti, per ragioni legate all’età. Può decidere il momento, ma non è detto che quel momento arrivi quando lui è in campo, cosa che non può fare oltre un determinato numero di minuti. Delaney? La sua avventura milanese, tormentata da diversi problemi fisici, non ha mai mostrato il giocatore formato Kuban che deliziò l’Europa intera, così come non era successo nemmeno a Barcellona. Ha nelle sue corde la giocata, ma non è quella creazione esplicita di vantaggio che può portare alla risoluzione dei problemi in proprio o a favore di un compagno che ne benefici direttamente. Pensare poi che chi fa ciò possa essere Shields è a nostro parere sbagliatissimo, poiché si parla di ruolo e tipologia di atleta troppo differenti.

E per chiudere, tra i difetti strutturali vi è certamente la mancanza di un centro di centimetri, chili e caratteristiche tecniche che possa essere una reale alternativa ad un Kyle Hines a cui non si può chiedere di essere determinante sempre e comunque, anche di fronte a strutture fisiche contro le quali è ovvio possa soffrire. E’ un fenomeno assoluto, non si discute, ma pretendere che nell’arco della totalità della partita possa essere un fattore decisivo contro qualunque tipo di avversari sarebbe folle. Quindi sì, lo credevamo in estate e lo crediamo ancor più oggi: a Milano serve un 5 vero, alto, grosso che possa dare respiro fisico ad un Hines che non può vivere di pentole e coperchi. Si potrebbe obiettare che in fondo ci sarebbe Tarczewski ma qui, a parte ogni giudizio personale, è lo stesso staff meneghino a dire di crederci sempre meno, quasi zero. 12 gare di cui 7 in quintetto, 8’34” di utilizzo medio, 24 punti totali che vogliono dire 2 di media (8/14 al tiro da due e 8/17 ai liberi), 1,5 rimbalzi, 0,1 assist, 0 recuperi, 0,8 perse, 0,3 stoppate, 26 falli fatti e 14 subiti, con una valutazione media di 0,8 che lo pone al 223mo posto tra i 259 giocatori andati a referto in Eurolega. C’è poi quella proiezione di 10,10 falli sui 40 minuti abbastanza inquietante. Tutti numeri, ma ce ne sarebbero anche di più, che difficilmente possono rendere contestabile la scelta di Messina e dei suoi assistenti. L’eventuale soluzione Melli e Mitoglou da 5 ci pare percorribile solo in alcune brevi occasioni, poiché più a lungo vorrebbe dire rinunciare al grande valore di entrambi gli atleti nel proprio ruolo reale, quello di 4.

12 gare che quindi hanno già dato ampia dimostrazione di quanto bene possa fare Milano e di dove possa andare in sofferenza. 8 vittorie in Eurolega sono un dato estremamente positivo di cui far tesoro, ben sapendo che il girone di ritorno porterà a visite non certo di cortesia sui parquet di Cska, Efes, Barça, Real, Olympiacos, Maccabi ed Avel, ovvero 7 delle prime 10 attuali, quando auspicabilmente il valore di questa squadra potrà essere superiore in virtù di una crescita di sistema che la guida tecnica e gli atleti a disposizione possono far ritenere possibile. Cresceranno anche gli altri, questo è pressoché certo, anche perché i valori tecnici di questo primo terzo di stagione non sono stati altissimi per svariati motivi: questa sarà la sfida di Milano, con ben in testa quelle due paroline magiche che sono scelte e sistema.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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