Diego Flaccadori go-to-guy: vero leader nella vittoria di Trento

Daniele Fantini
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Diego Flaccadori ha registrato il suo career-high (22 punti) nella prima vittoria dell’Aquila Trento in Eurocup: l’azzurro ha vestito i panni del leader anche in Coppa dopo l’ottimo inizio in campionato.

La quinta è stata quella buona. Quella per cancellare lo zero nella casellina delle vittorie e abbandonare, finalmente, il fondo della classifica. La nuova Eurocup, con 18 gare di regular-season, è lunga. E l’ottavo posto, l’ultimo utile per artigliare i playoff, è un obiettivo concreto, anche se minimo. Ma, per arrivarci, è d’obbligo evitare di lasciare per strada scontri diretti preziosi. Il prossimo da circoletto rosso arriverà tra un mese: lunedì 22 dicembre, in casa contro Amburgo.

Gli 81 punti segnati contro lo Slask valgono il season-high per Trento. Certo, arrivati con l’aiuto del tempo supplementare, ma anche senza Jordan Caroline, anima energetica del gruppo. Per la prima volta in stagione, l’Aquila ha lanciato un segnale importante: anche priva di un giocatore-chiave per caratteristiche e impatto, non ha sofferto una difesa di stampo europeo.

Un problema che, di contro, le aveva tagliato le gambe nelle gare precedenti, dove la fisicità, l’esperienza e l’abitudine degli avversari a giocare su livelli differenti da quelli del semplice campionato erano emersi in tutta la loro forza. Soltanto 56 punti contro Badalona all’esordio, 73 ad Andorra nella prima lontano da casa, e poi ancora giù, fino ai 61 contro il Lietkabelis. Nella trasferta di Boulogne, invece, è mancata la consistenza difensiva: i 93 punti subiti sono il massimo negativo finora.

Diego Flaccadori in azione nella partita vinta dalla Dolomiti Energia Trentino contro lo Slask Wroclaw

Diego Flaccadori è stato man of the match. In ogni senso. I 22 punti valgono non solo la sua prima doppia cifra della stagione in Eurocup, ma anche il suo career-high nella competizione. È un segnale molto importante per un giocatore che, finora, ha sofferto una grande differenza di rendimento tra il tepore del campionato italiano e i palcoscenici più complessi d’Europa. La sua media attuale in Coppa (9.4 punti), sebbene gonfiata dall’ultimo exploit, è più bassa rispetto a quella tenuta tre anni fa, prima di avventurarsi in Germania con il Bayern (10.3). E, prima del ventello contro lo Slask, Flaccadori era fermo a poco più di 6 punti a gara.

Dopo otto giornate di Serie A, invece, Flaccadori occupa l’11° posto nella classifica marcatori, frutto di una grande costanza che lo ha visto scollinare sempre in doppia cifra: 14.6 punti di media, quarto miglior italiano alle spalle di Amedeo Della Valle, Alessandro Gentile e Pietro Aradori, giocatori con altro livello di esperienza e base dei sistemi offensivi delle rispettive squadre. Rispetto alla Coppa ballano cinque punti. Ma anche percentuali al tiro nettamente differenti. 50.0% da tre in campionato, contro il 26.3% in Eurocup. 42.9% da due in campionato, contro il 34.4% in Coppa. Tanta roba.

Diego Flaccadori al tiro contro Jakub Karolak nella partita vinta dalla Dolomiti Energia Trentino contro lo Slask Wroclaw.

Flaccadori è stato forse l’esempio più lampante della sofferenza di Trento contro quelle difese di stampo europeo cui abbiamo accennato in precedenza. Nel suo nuovo ruolo di playmaker e ball-handler primario, Flac ha faticato a trovare varchi, spunti, accelerazioni, costantemente rispedito al mittente o schermato in ogni tentativo di attaccare l’area.

In Serie A, finora, ha stupito per i grandi progressi mostrati nell’aggredire il ferro, arrivando spesso al capolinea in penetrazione. Un fondamentale che non aveva in faretra prima di lasciare Trento per Monaco, dove ha saputo affinarlo confrontandosi, giorno dopo giorno, con avversari di livello. In Eurocup, invece, quei guizzi sono mancati. Prima della partita contro lo Slask. Dove, finalmente, ha ritrovato fiducia e coraggio in se stesso e nelle sue qualità.

Di quei 22 punti, 15 sono arrivati tra quarto periodo e overtime, lì dove si è decisa la partita e dove Trento ha saputo rimontare da una situazione di grande difficoltà. Flaccadori ha incarnato il ruolo del leader, quello che ci si aspetta da lui in quest’anno di transizione, volto alla maturazione completa prima del rientro dal prestito in Baviera. Lo ha fatto con personalità, prendendosi responsabilità importanti, anche a costo di rischiare e sbagliare.

Le sue percentuali non sono state eccezionali (9/22 al tiro), ma il modo in cui si è preso quelle conclusioni sì. Di forza, rabbia e carattere. Con lo sguardo e il linguaggio del corpo di chi vuole buttarla dentro a ogni alzata di mano. Questo è l’identikit del giocatore vincente. Questo è il Flac da dimensione europea che vorremmo sempre vedere.

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