Virtus, un grande primo tempo non basta. Dove sono difesa e rimablzi?

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Un tempo, per quanto giocato alla grande, non baste per vincere una partita di pallacanestro: lo sa bene la Virtus Bologna e lo sa meglio meglio dopo questa sera. L’errore è stato l’aver considerato come già a buon punto una partita contro una delle favorite per la vittoria finale: una squadra che se molli la presa sa sprigionare tutte le sue riserve di talento. Per vincere questo tipo di partite servono come minimo 35 minuti ad altissimo livello e spesso non bastano: la Virtus forse ne ha giocati così 25 oggi. Troppo poco.

L’inizio di match è quasi strabiliante: attacco dirompente che non fallisce praticamente mai una giocata o un tiro, ed anche una difesa molto incisiva. Non ingannino troppo i 23 punti del primo quarto di Valencia: alcuni sono stati frutto di alcune disastrose letture di singoli (vedi Jaiteh), non del sistema. E l’attacco sembra volare quando in campo in cabina di regia ci sono Pajola e Teodosic, anche se il serbo col passare dei minuti avrà un po’ meno smalto, perdendo l’efficacia dei primi minuti.

L’attacco con l’altra coppia di guardie di serata, Mannion e Belinelli, non avrà lo stesso impatto sul match; l’ex Warriors è ancora molto lontano dalla forma fisica ottimale e ci vorrà parecchio tempo perché ritrovi quella insieme ad una fiducia mica scontata. Poi, a fare da collante con i lunghi c’è quello che sarebbe stato senza dubbio l’MVP dei padroni di casa in caso di vittoria, uno che ormai ha conquistato i cuori del popolo bianconero e che sembra sempre di più essere il go-to-guy di questa squadra. Kyle Weems questa sera ha messo referto 30 punti con 9 su 11 dal campo e 27 di PIR. Numeri da capogiro. Non basta però per vincere la gara: mancano gli altri. Mancano molti degli altri.

Virtus Bologna Valencia Prepelic
Klemen Prepelic, grattacapo per la difesa della Virtus

Virtus Bologna, cosa è mancato per vincere la partita

I motivi della sconfitta sono presto detti: difesa e rimbalzi. Due talloni d’Achille già visti sporadicamente in altre uscite (in altre sconfitte) ed in maniera evidente con Buducnost. Non giriamoci intorno: la squadra era stata pensata e costruita in estate (anche) intorno a Ekpe Udoh. Il suo infortunio ha stravolto non di poco gli equilibri nella mente di coach Scariolo; si può mettere una pezza ma quel buco ad oggi rimane. Jaiteh, nonostante le buone cose fatte vedere, non ha né la mano né l’intelligenza cestistica per restringere il gap di cui ad inizio stagione era chiamato ad essere back-up; mentre Tessitori è un buon lungo tecnico ma non può vantare fisicità contro i centri europei. Sampson è sembrato essere un buon giocatore, di agonismo, ma non ha la stessa stazza dell’ex Fener. Insomma, quel vuoto c’è e si sente. Conseguenze? Gara a rimbalzo persa 42 a 33 e l’impressione di subire molto sotto canestro.

L’infortunio di Udoh, poi, unito a quello di Abass, ha tolto anche molti riferimenti difensivi alla squadra. Difetto che oggi, quando sono venute un po’ meno le gambe e la fatica è salita, è stato evidente. Pajola non riesce a caricarsi sulle spalle tutti i compagni ed allora spesso si ruota in maniera sbagliata e si concedono tanti canestri facili avversari (vedi la tripla decisiva di Prepelic nel finale). Cavalcando su questi deficit Valencia è riuscita a risalire dal -18. Tanti minuti per i lunghi (Labeyrie, Dubljevic, Rivero e Pradilla), le giocate di Van Rossom e la classe di Prepelic; e la rimonta è presto fatta. Normale quindi che la vittoria valenciana passi tutta per il reparto lunghi; addirittura nel finale quando Scariolo si è giocato la carta small ball con Hervey da 5, Penarroya ha continuato a giocare con Labeyrie e Dubljevic contemporaneamente, esacerbando le difficoltà virtussine contro la fisicità avversaria.

Tuttavia, a leggere queste cose sembra che la Virtus abbia fatto un disastro. Non è così: ha avuto sprazzi di grande basket. Ha dimostrato ancora una volta di avere delle potenzialità infinite in attacco, ma alla luce della sconfitta quelli che sono emersi con più preponderanza sono i difetti. Quelli che preoccupano ed impegnano Scariolo da inizio anno. La sconfitte di oggi li ha evidenziati in modo chiaro: bisognerà lavorarci e soprattutto riuscire a creare un sistema difensivo che coinvolga tutti con le dovute responsabilità dei singoli.

E’ importante però portarsi dietro anche le cose buone, oltre a quelle negative. Ricordiamoci che la sconfitta è arrivata per un punto e se magari fosse arrivata una vittoria ora saremmo qui più ad elogiare ciò che la Virtus ha fatto di buono piuttosto che sottolinearne con forza le crepe. Tutta questione di un misero punticino: vedi alla volta come cambiano i punti di vista…

Vero anche che la squadra avrebbe non poche attenuanti: la voce infortuni una su tutte. Oltre ai lungodegenti, i vari acciacchi e problemini che hanno costretti quasi tutti i giocatori presenti a roster a fare un più o meno lungo stop, hanno minato la continuità del processo di crescita della squadra sconvolgendo quintetti ed equilibri. Ritrovare questa stabilità sarà altro tassello decisivo. I ogni caso, nel frattempo, è giusto già evidenziare quelle che sono le principali cose su cui lavorare. D’altronde Scariolo già lo sapeva prima di cominciare quali sarebbero state a livello tattico le possibili slinding doors della stagione.

Ora, quindi, consapevolezza è la parola d’ordine per le vu nere. Consapevolezza delle enormi potenzialità della squadra e consapevolezza delle cose su cui si deve migliorare. Senza fare al gatto col topo e girarci troppo attorno.

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