L’Asvel ora fa paura, da matricola al secondo posto

Daniele Fantini
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L’Asvel Villeurbanne è nel gruppone delle seconde: due anni fa si riaffacciava in Europa da matricola, oggi ha uno dei progetti più solidi del continente.

Barcellona, Real Madrid, Olympiacos, Maccabi, Asvel. Trova l’intruso fra la cinque inseguitrici dell’Olimpia capolista. Alla terza stagione consecutiva dopo il ritorno nel 2019, l’Asvel sta rispolverando i grandi ricordi delle antiche ere geologiche della pallacanestro. Ricordi accantonati, ma mai appassiti, di quando la squadra dei sobborghi di Lione metteva anche la Francia sulla cartina geografica dell’Europa cestistica. Dalle semifinali del 1976 e 1978, vero periodo d’oro del club, fino alla Final Four del 1997, l’unica giocata nella storia.

La rinascita dopo l’oblio: il progetto per riportare l’Asvel tra le grandi d’Europa

C’è un motivo se siamo qui. Non andiamo in campo per giocare e divertirci, ma per vincere.

David Lighty

Nell’estate di due anni fa, l’Asvel è tornato dopo un letargo durato quasi un decennio. Un Asvel molto differente da quello degli ultimi ricordi sul palcoscenico più grande d’Europa. Un Asvel con un nuovo assetto societario, gestito da Tony Parker, garanzia di eccellenza assoluta. Con un nuovo sponsor talmente solido da sottoscrivere un accordo decennale. Con una nuova arena da 60 milioni di euro in costruzione per raddoppiare la capienza del vecchio Astroballe, allargando il potenziale bacino di utenza a oltre 10.000 spettatori, numero che tendenzialmente divide le grandi potenze europee dal resto. E, soprattutto, con un nuovo logo e nuovi colori sociali. Perché, come in una grande azienda multinazionale, è l’identità visiva a determinare il posizionamento del prodotto. Quindi, addio al tradizionale verde, un colore troppo debole per esprimere forza a livello europeo, e benvenuto al bianconero.

David Lighty al tiro nella partita vinta dall’Asvel Villeurbanne sull’Unics Kazan

Nelle prime due stagioni, l’Asvel ha partecipato all’Eurolega con una card annuale, rinnovata dopo la stagione sospesa per il covid. Ma il progetto di rilancio del club, basato su tutti gli aspetti appena citati, è talmente forte e importante da aver spinto l’Eurolega a includerlo, in estate, tra le squadre con licenza a lungo-termine. Un’azione necessaria sia alla società per sostenere i grandi investimenti, sia all’Eurolega stessa per avere finalmente, dopo tanti anni vuoti, una presenza stabile e affidabile sul terreno francese, grande mercato vergine e molto appetibile a livello commerciale.

Una rapida evoluzione: il nuovo Asvel ora fa paura

La gente ci guarda con sospetto, ma siamo un gruppo molto unito. Crediamo in noi stessi, abbiamo grande fiducia nel coach, ci sosteniamo l’uno con l’altro.

Chris Jones

Venti giorni fa, quando Milano batté l’Asvel al Forum con quella tripla pazzesca di Devon Hall, l’impressione generale era un mix di sollievo e frustrazione. Vincere contro i francesi così, di un solo punto, in volata, soffrendo, era un segno di debolezza? La risposta è arrivata nelle tre partite successive. Senza quella tripla di Hall, adesso sarebbe l’Asvel a guardare tutti dall’alto in basso.

Rispetto al ritorno di due anni fa, l’Asvel è cambiato tantissimo, in maniera radicale. Gli unici reduci sono il capitano, Charles Kahudi, il grande veterano, David Lighty, e la grande promessa dell’academy, Matthew Strazel. E la squadra, da gruppo inesperto che puntava tutto su adrenalina, entusiasmo, fisicità e difesa, ha ora una struttura piena, un senso logico. E la capacità di esprimere anche un buon basket offensivo.

Chris Jones al tiro contro Vasilije Micic nella partita vinta dall’Asvel Villeurbanne in rimonta contro l’Anadolu Efes Istanbul

L’Asvel segna tanto. È quarto per punti realizzati a partita (78.75), secondo per percentuale da due alle spalle della Stella Rossa (57.2%) e primo per percentuale dall’arco (39.6%), un’arma che non era mai stata in faretra nelle due stagioni precedenti. Ma di fianco a queste eccellenze convivono anche stranezze che definiscono la squadra ancora come work-in-progress, segnata da alti e bassi ma con grandi margini di miglioramento potenziale. Perché l’Asvel segna tanto, ma è ultimo per assist (12.6) e primo per palle perse (14.6). Tira bene da tre, ma è penultimo per triple tentate (20.5). Ma allora, dove stanno i veri punti di forza?

Gist, Okobo, Jones e Lighty: la forza dell’Asvel tra veterani e sorprese

Cominciando dal sommerso, il primo è James Gist. Arrivato in estate, in sordina come gli capita ormai da tempo a questa parte. Ma, come ha già mostrato l’anno scorso a Monaco, Gist è ancora un giocatore che sposta gli equilibri difensivi. Anche a 35 anni. O, forse, sarebbe meglio dire soprattutto a 35 anni, con un’esperienza sempre più infinita. Detta in soldoni, per sistemare una difesa di livello europeo, Gist vale ancora Kyle Hines.

James Gist stoppa Isaiah Canaan nella partita tra LDLC Asvel Villeurbanne e Unics Kazan

Risalendo su, verso la superficie, l’Asvel ha trovato una chimica incredibile nel suo back-court. A oggi, Elie Okobo, Chris Jones e David Lighty compongono un trittico di esterni tra i meglio assortiti e produttivi d’Europa. Un mix in cui c’è di tutto. Dal grande deluso NBA con una voglia pazzesca di essere protagonista (Okobo). Dal giocatore sempre vissuto tra limbo e sommerso con fame atavica di emergere (Jones). Dal veterano consumato che non ha mai smesso di lavorare e migliorarsi, raggiungendo il suo prime da ultra-trentenne, una cosa impensabile e impossibile (per metodi) soltanto una decina di anni fa (Lighty).

Chris Jones è soltanto al suo secondo anno di Eurolega dopo la stagione da rookie senza particolare impatto al Maccabi. Eppure, sta giocando come uno che ha già vissuto questi parquet da una vita. Con una personalità e un’efficacia sorprendenti. E una capacità di fare canestro che quasi stride con quella sua meccanica di tiro poco ortodossa, piatto e caricato dal volto. Jones è il sesto miglior marcatore d’Eurolega (15.9 di media) dopo Clyburn, Macon, Hilliard e Micic, e davanti a Mirotic. Tutti califfi o grandi realizzatori (Macon) cui è stato messo in mano l’attacco della propria squadra.

Elie Okobo in palleggio contro Shavon Shields nella partita persa dall’Asvel Villeurbanne al Forum contro l’Olimpia Milano

Sì, ne manca uno in quella lista di nomi che precede Jones, uno che abbiamo lasciato volutamente per ultimo. Perché il primo è Elie Okobo. Nel suo anno da rookie, Okobo è top-scorer di Eurolega (19.6), miglior tiratore dall’arco (53.1%) davanti a Devon Hall (altro rookie, strana la vita…) e terzo per valutazione complessiva (20.0). Se ci chiedessimo, ora, chi è la grande rivelazione dell’anno, non ci sarebbe un’altra risposta oltre al francese. Uno che il canestro lo vede per davvero. E che sa fare canestro in tutti i modi possibili senza fagocitare la squadra, calandosi nel flow dell’attacco. Quasi venti punti di media con 13 tiri a partita. Per lo stesso risultato, Mike James, a Milano, ne prendeva 16.

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