Non c’è storia a Vitoria, il Real a valanga sul Baskonia

Jean Claude Mariani
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Il match sulla carta più interessante della Jornada 8 incorona il Real in una gara che purtroppo ci offre soltanto un monologo dei blancòs su un Baskonia inconcludente e poco combattivo.

Il risultato è un nettissimo 83-65 in favore degli ospiti, che non appena acquisito il vantaggio nel primo quarto non si voltano più indietro e amministrano in tranquillità.

Gli uomini di Laso rimangono così in scia al Barcellona, vincente contro Fuenlabrada, e riscattano l’opaca prestazione di Kazan. Versante Baskonia invece si chiude con le ossa rotte una settimana da dimenticare con la terza batosta rimediata dopo l’Unics e lo Zenit, tra l’altro con punteggi simili a questa (rispettivamente 83-69 e 83-54). Arriva quindi un’altra sconfitta, la terza di fila in patria, che fa sprofondare Fontecchio e i suoi all’undicesimo posto.

Riveliamo le chiavi della vittoria madrilena nei tre consueti punti di Eurodevotion.

Due tempi speculari

Il primo quarto, così come il terzo. Il secondo, simile al quarto, non nel punteggio, ma nello spirito.

Riflesso speculare quello che produce due tempi simmetrici alla Fernando Buesa, con il comun denominatore del dominio merengue. La prima frazione si apre combattuta, a punteggio basso: è 10-10 a due minuti dal termine. Discrete difese da ambo le parti, qualche imprecisione, finchè Madrid non piazza il parziale, 6-0, e prende in mano le operazioni. Il secondo periodo invece scorre fluido sotto la giurisdizione ospite che aumenta la forbice, salendo di colpi in attacco e stringendo le viti difensive: gestione e controllo.

L’intervallo resetta, entrambe le squadre per motivi diversi cercano un inizio aggressivo e il prodotto è ancora una volta un 11-11 fino agli ultimi due minuti. Un tecnico a Dusko innesca una sferzata del Real ancora più furiosa della precedente, che imbuca un 13-1 autoritario e sul 63-38 mette una pietra tombale sulla partita.

E allora l’ultimo quarto non può che essere ancora nient’altro che gestione e controllo.

Il dato a rimbalzo

L’ha indicato lo stesso Ivanovic a fine gara, i rimbalzi e la circolazione di palla sono state le più grandi carenze baskoniste della serata. Non che ci volesse lo stimatissimo tecnico serbo a rilevare questa situazione che è stata un evidente calvario per i suoi.

45-24 è una carneficina, ma ancora di più letale è la statistica dei rimbalzi in attacco dei blancòs, che sono ben 20. Il Baskonia ne ha raccolti addirittura di meno, 18, sotto il proprio canestro.

Il Real ha avuto secondi possessi quasi a ogni azione e su quello ha costruito il proprio successo, ammazzando sul nascere qualsiasi velleità basca di correre in transizione. Certo che non tutti hanno Tavares e Poirier sotto le plance, nè Nnoko, Enoch e compagnia hanno le caratteristiche fisiche per annullarli, però un dato così sanguinoso e determinante dice anche di una mancata aggressività e lavoro collettivo dei baschi che avrebbero potuto limitare le perdite.

Tutto questo ha permesso agli uomini di Laso di dominare una partita senza per forza giocare una pallacanestro scintillante, ma distribuendo gli sforzi e annichilendo l’attacco avversario con una buona difesa, spesso estremizzata da Laso con tre ali in campo: Hanga a portar palla e Talyor e Abalde al suo fianco, a garantire fisicità e versatilità sul perimetro.

L’attacco del Baskonia

Partiamo dai fatti. Ieri sera 38 punti in 30′ fin quando c’era ancora partita, in quest’inizio stagione terzultimo attacco d’Eurolega e terzultimo attacco della Liga.

Un problema c’è, e non sono solo le poche vittorie a certificarlo. Ora è persino amplificato dalle ultime prestazioni particolarmente negative, tanto che lo stesso capitano Jayson Granger ha ritenuto di chiedere scusa pubblicamente per lo spettacolo offerto dalla squadra.

Il sistema offensivo non ingrana, Baldwin continua ad essere un oggetto misterioso, insufficiente e pasticcione. Granger è un buon elemento ma non può bastare a indirizzare un intero attacco. Queste mancanze nel manico si riflettono su tutto l’organico.

Una squadra con la vocazione per la corsa e la struttura per il gioco in transizione che non corre e non scappa in transizione è un ossimoro mortale…

Contro una difesa ben organizzata oggi sono usciti pochissimo anche i veri top player di questo team, Giedraitis e Fontecchio, visto che un attacco statico dato dalla mancata circolazione di palla e dallo scarso movimento non ha visto mai la possibilità dei tagli che tanto li rendono efficaci.

Da segnalare invece la buona gara di Sedekersis, che ha cercato qualche iniziativa e ha anche contenuto lodevolmente in qualche occasione il post di Yabusele, ma, come tante delle poche cose buone della gara basca, la sua prestazione è dovuta più alla buona volontà del singolo.

Non ci resta che affidarci all’immenso cuore basco, perchè ora la situazione di classifica di Dusko e i suoi non è affatto confortante.

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