La Virtus traballa nel primo tempo, poi si scioglie e giganteggia con Jaiteh

frcata7
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Una vittoria caparbia, di volontà, andata oltre una prestazione al tiro sbiadita, per non dire sbiaditissima: l’87 a 76 finale della Virtus Bologna contro il Ratiopharm Ulm è tutto questo.

Una gara partita non bene, con un’atmosfera fredda e un po’ sospesa al PalaDozza. Sulla squadra di Scariolo nelle prime battute, e non solo, sembra gravare lo spettro della partita persa a Napoli nel weekend e quindi di riflesso la Virtus che si vede in campo è un po’ lenta nel leggere le giocate, non incisiva a livello fisico e non brillante nel trovare le conclusioni giuste.

Il tifo bianconero aspetta prima di scaldarsi, ma poi capisce che è il momento di sostenere i propri beniamini che stanno affrontando un momento di difficoltà, o sarebbe meglio dire di spaesamento, di piccola incrinatura rispetto alla cavalcata dei primi due mesi di gare – anche le v nere si sono accorte di essere umane e quindi di poter perdere…e l’essere umano si porta poi dietro con sé, inevitabilmente, tutte le fragilità ed i dubbi connaturati.

Il pubblico, però, appunto, capisce questo momento ed inizia a sostenere i bianconeri che erano scesi anche sotto di 10 punti contro una Ulm compatta, volitiva e molto ordinata su entrambi i lati del campo. Quando al tiro è una serataccia, e lo si era capito fin dalle prime battute, per rivoltare la gara come un calzino serve soprattutto la difesa e l’intensità profusa su ogni pallone. E questo è quello che fa la Virtus soprattutto con Alessandro Pajola che più di una volta ha saggiato col corpo il parquet del PalaDozza lanciandosi alla conquista di palle vaganti.

L’altra svolta della partita si chiama Mam Jaiteh: la sua importanza in questa Virtus è sempre più cruciale. Porta tantissima fisicità, una mano che più passa il tempo e più diventa educata e, in generale, una presenza sotto canestro di cui giovano tutti i compagni. Anche i suoi numeri a fine partita parlano chiaro: 20 punti con 8 su 10 dal campo e 5 rimbalzi. Tra averlo e non averlo cambia tantissimo per Scariolo; Sampson è forte, molto forte, ma soffre un po’ i lunghi più stazzati di lui, come stasera Felicio e Bretzel. Tuttavia anche lui sta diventando sempre di più un ingranaggio vitale per i virtussini con il suo lavoro nello sporco e la mano dalla media.

Virtus Bologna Ulm Sampson

Nel secondo tempo le Vu nere scendono con tutto un altro piglio sospinte dalla voce dei tifosi. Tuttavia, il tiro dall’arco proprio non vuole entrare e allora i giocatori di casa capiscono che è una di quelle serate no dalla distanza; si buttano perciò nel pitturato e nel gioco interno che funzionano sempre meglio come un diesel col procedere della gara. Il terzo quarto, finito 22-10, è lo spartiacque decisivo e l’ultimo periodo è solo amministrazione (con solo qualche brivido, ma nessuna eccessiva preoccupazione).

In serata c’è stato qualche minuto anche per Mannion, evidentemente lontano dalla condizione migliore, ma con qualche canestro importante come un runner dalla media. Minutaggio ridotto per Teodosic che gioca col freno a mano tirato, ma questo non gli vieta di regalare comunque qualche grande giocata. Buona serata, invece, per il capitano Marco Belinelli, uno dei pochi, forse il solo, che trova confidenza con la retina dalla lunga distanza (15 punti col 30% dall’arco).

Ed alla fine è gioia, è ritorno alla vittoria ed ancora una volta consapevolezza di quelle che sono le potenzialità di questa squadra; ancora non del tutto esplorate. Vincere di 11 lunghezze, quando si tira con un orribile 15% dall’arco contro una squadra di tutto rispetto e fastidiosa, dice di te che sei una squadra solida. Solidissima.

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