La rimonta stavolta non riesce all’Olimpia, Lucic vendica il Bayern

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Quella di stasera è la storia di una partita che l’Olimpia rincorre a lungo: insegue, insegue e insegue ancora, senza mai afferrarla.

L’andamento diesel a cui ci aveva abituato la squadra di Messina stavolta non si realizza, l’Olimpia non carbura e non riesce a raddrizzare la gara, che si conclude con la prima sconfitta stagionale sul risultato di 83-77.

L’inizio del Bayern sorprende una Milano con un backcourt inedito, che reagisce ma non riesce a guadagnare la testa consolidata nel punteggio. Con l’incombere del secondo tempo i padroni di casa riescono però ad espandere la forbice e mettono dietro Milano, che stavolta fatica a rientrare. Uno sprazzo improvviso le consente di prendere il comando sul 66-67, ma basta un timeout di Trinchieri per ricacciare indietro i demoni delle rimonte passate e condurre la nave a destinazione.

Ripercorriamo la partita tramite i classici punti di Eurodevotion.

Melli e Datome

Possiamo ridurli a simbolo della serata biancorossa: i migliori in campo, insieme a un davvero ottimo Mitoglou, e, allo stesso tempo, esempi di difetti che hanno segnato la partita di Milano.

Melli ha guidato la scossa del primo tempo, Datome quella del secondo: senza di loro, senza il loro spessore umano e tecnico, l’Armani Exchange non sarebbe rimasta in partita.

Nik ha fatto in certi frangenti pentole e coperchi per Milano e Datome è stato salvifico e provvidenziale, sua persino la bomba del momentaneo sorpasso nel finale.

Eppure così come l’ala reggiana si è persa qualche volta su qualche fallo evitabile, si è innervosita nelle dissonanze di vedute con gli arbitri, allo stesso modo Milano ha vanificato i suoi buoni momenti commettendo ingenuità e distrazioni, giocando con l’ansia addosso, un inquietudine instillata dalla pressione bavarese.

Oppure Gigi, che è stato punto esposto della difesa ed ha subito malauguratamente nei momenti cruciali le giocate di Lucic e Walden, esemplifica una retroguardia milanese che non è stata in grado in molti momenti di limitare la circolazione di palla del Bayern, ed è risultata bucata negli istanti chiave.

Melli e Datome, duplici protagonisti della Milano di Baviera.

Un Bayern pronto a spiccare il volo

Nonostante le innumerevoli difficoltà, il Bayern aveva sempre messo in crisi i suoi avversari. Dal Barcellona al Maccabi, il record dei tedeschi per circostanze in cui è stato conseguito e voglia di combattere messa in campo era un record bugiardo.

E’ tornato un sontuoso Lucic, che si è ripreso in mano la squadra e l’ha revitalizzata, oggi un ventello arrembante. Il quadro è esaltato da un Walden e un Hillard in ottima forma, entrambi con la mano calda che ha saputo esporre tutte le mancanze di Milano, e in modo ancora più interessante è concluso da quei soldati delle piccole cose che sono Hunter (9+10 per 20 di valutazione) e Rubit, il cui contributo è stato inestimabile.

L’aggressività mentale e fisica con cui gli uomini del Trinka sono scesi in campo ha indirizzato chiaramente la gara, denudando ed esasperando i punti deboli dell’Olimpia in questo momento di stagione, il tutto poi condito dal giusto killer instinct e la fame di chi vuole recuperare il terreno perso.

La realtà è che la stagione del Bayern inizia adesso. Con un bell’handicap, dato dallo 0-4 di partenza, ma con tante potenzialità e un carattere derivante dall’impostazione dell’allenatore che non si scalfisce in nessun caso.

83 punti a una squadra che non ne aveva mai presi più di 75 e uno Shields totalmente schermato: in due sintetici elementi il trionfo del Bayern.

Olimpia, prima sconfitta e nuovi equilibri da trovare

Una serata storta può capitare. Può capitare con uno Shields per niente in sè, può capitare quando tiri con il 15% da tre, può capitare quando giochi contro Trinchieri. Capita spesso e volentieri quando Delaney è fuori.

Con l’Asvel Milano ha vinto giocando male, e non sempre può andare così. Almeno l’ambiente e i giocatori stessi non dimenticheranno che il pieno potenziale è ancora da raggiungere e la stagione ancora lunga, nonostante il brillante inizio.

Quella che esce dall’Audi Dome è un’Olimpia che dovrà riequilibrarsi. Sarà un mese in cui giocoforza servirà trovare degli antidoti alla situazione imposta dalla mancanza del playmaker numero 23 e al contempo servirà capire come inserire al meglio Troy Daniels, parso ancora indietro di condizione, come era lecito attendersi.

Hall è stato schierato in “versione Roll”, ovvero da play adattato, come il californiano fu lo scorso anno in assenza dello stesso Delaney. E’ posizione che lo ha visto un po’ sacrificato, nonostante qualche lettura interessante. Grant invece sembra non avere la fiducia di Messina, è stato utile infatti soltanto in qualche stint difensivo.

L’assenza di Delaney ha impedito a Milano di schierare un quintetto lineare senza vere lacune difensive, tant’è vero che ne è risultata letale la peggior prova in difesa del proprio canestro. In attacco senza il Chacho c’è stata frenesia e mancanza di riferimenti.

Rispetto allo scorso anno la solidità della guardia della Virginia e il playmaking secondario derivante dalla onnipresente presenza di Melli nella manovra possono aiutare, ma la soluzione all’indissolubile e fondamentale dualismo Chacho-Malcolm non è raggiunta come si sarebbe potuto credere in estate e questo richiederà impegno e ponderazione nell’ottica di tutto il corso della stagione.

Dall’altro lato ricompattarsi in fretta è d’obbligo, c’è subito modo per riprendere le buone pratiche in una sfida relativamente abbordabile contro la Stella Rossa. E al Barça scappato in vetta si può sempre provare lo sgambetto settimana prossima…

Photo credit: euroleague.net

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