Walter De Raffaele: In campo sono ciò che sono fuori. Eurocup sfida durissima ed affascinante

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Walter De Raffaele protagonista della terza puntata di approfondimento su Eurolega ed Eurocup in onda sul canale Twitch di AREA 52.

Walter De Raffaele

Interessante, “umilmente ambizioso” (non è un caso…) e soprattutto una di quelle persone che ti lascia qualcosa dopo una conversazione. Walter De Raffaele potrebbe probabilmente fare qualunque mestiere del mondo ed essere sempre piacevole ed istruttivo da ascoltare.

Il Coach della Reyer inizialmente ci ha parlato del suo nuovo libro, proprio dal titolo “Umilmente ambiziosi”.

«E’ nato un po’ per caso alla fine di un percorso sul “coaching management” fatto con il Dottor Castaldo. Non solo l’ambito sportivo ma di più quello aziendale, ovvero tutto ciò che riguarda l’ottimizzazione di una performance di squadra come delle persone che lavorano in uno staff».

«E’ stato uno scambio di chiacchiere in cui io racconto negli step del “recruiting”, della stagione regolare e dei Playoff come è stato gestito il gruppo, mentre dall’altra parte c’è l’intervento tecnico che magari potrebbe diventare un manuale per chi voglia interessarsi a questi temi».

Non si poteva non chiedere qualcosa sulla gara del giorno precedente con la Virtus, comunque in ottica Eurocup…

«La formula della Supercoppa ci costringe a cambiare la programmazione della preparazione. C’è sempre meno possibilità di costruire, anche attraverso sconfitte, la propria identità. Un club come il nostro ha il dovere di provare ad essere protagonista di questo evento. Ovviamente l’assetto che presenti non è quello che avrai in Eurocup».

«Poi c’è una parte di stagione in cui cerchi di arrivare sulla scia della Supercoppa e noi devo dire che siamo un po’ indietro per via dei tanti nuovi ed una chimica ancora da trovare come si è visto contro la Virtus. Serve tempo perchè i vecchi trovino i giusti equilibri coi nuovi e viceversa».

«Servono partite e subito abbiamo trovato squadre di talento e, nel caso di Treviso, anche una chimica ben avviata. Abbiamo giocato a sprazzi come domenica, con 24 minuti di ottimo livello e poi, con una spallata, anche per la mancanza di riferimenti in questo momento, siamo crollati che è la cosa peggiore oggi. Senza nulla togliere a Bologna, squadra in questo momento importante con tanto talento che non scopro certo io».

«Credo serva proprio del tempo per trovare queste dinamiche e questa identità ma nel frattempo arriva l’Eurocup che stravolge ancora una volta gli equilibri perchè potremo avere uno straniero o un’italiano in più, dipenderà dalle scelte. Ma soprattutto non ci sarà più tempo di allenarsi ed il sistema dovrà essere testato all’interno di un percorso difficile per tutto ciò che lo accompagna. Però è un problema che ci piace avere, abbiamo un roster costruito per il doppio impegno. Sarebbe importante poter usare il campionato per trovare questa identità ma il tempo stringe quindi dobbiamo essere pronti per un’avventura di Eurocup che è diventata molto interessante anche nella fase di stagione regolare».

De Raffaele | Eurodevotion

L’Eurocup più competitiva di sempre, con alcune squadre per molti superiori a quelle di ultima fascia di Eurolega…

«Sono d’accordissimo, due gironi di grande qualità con alcune che possono essere paragonate alle ultime squadre di Eurolega. E’ affascinante. La affrontiamo per fare il meglio, quanto non lo so. La fase regolare è molto lunga e dovremo capire l’alternanza col campionato cosa porterà rispetto alle edizioni passate differenti. Nel nostro girone, oltre a Bologna, ci sono squadre importantissime. Oggi fare grandi calcoli è dura, per noi poiché siamo molto concentrati su noi stessi ed anche per le altre, che sono comunque all’inizio dei vari campionati».

Sull’ipotesi di una qualificazione all’Eurolega: la Reyer sarebbe pronta, questione Palasport a parte?

«Scontato che manchi il palazzo, che sarebbe in prestito, mentre se è tuo comporta un ampliamento della struttura. Credo saremmo pronti e lo saremmo già stati, crescendo e imparando in poco tempo come abbiamo fatto. Il club, conoscendone le componenti, sarebbe pronto e raccoglierebbe la sfida per migliorare».

Perchè Eurocup e non Champions come scelta?

«La prima molla è la possibilità, in caso di finale, di accedere all’Eurolega. L’ambizione, mai mascherata, è quella dopo aver vinto in campionato. La Champions ti avrebbe dato più stabilità nel tempo, ma senza nulla togliere alla CL Venezia è un posto importante per Euroleague e credo siano elementi per provare a partecipare a questa competizione che ritengo leggermente inferiore alla NBA».

Gli allenatori: come crescono e come lavorano per farlo?

«Io cerco sempre di sfidarmi, non voglio mai sfidare ed esser migliore di qualcun altro, la sfida è con me stesso. Quando mi parlano di pressione io rispondo che la pressione me la metto da solo e così sono molto critico ed analitico verso ciò che faccio».

«Poi c’è la crescita tecnica rispetto a giocatori che devono essere funzionali al mio modo di pensare e fare pallacanestro. Sono i giocatori che ti fanno vincere, come qualche volta ti fanno perdere: sei comunque in mano a loro ed io ho bisogno che loro siano disponibili al cambiamento ed alla novità perchè sono un allenatore a cui piace provare e sperimentare».

«Noi non abbiamo mai potuto prendere giocatori di primissima fascia, ma poi lo sono diventati attraverso il percorso».

«Infine, ma non da ultimo, ti serve un club che ti dia la possibilità di lavorare così. Io arrivo a VE 11 anni fa con alle spalle un percorso passato: tutte esperienze formative in cui ho cercato di formare il fatto di comprendere di aver a che fare con persone e non solo con giocatori. Con Venezia ho trovato la possibilità di cercare con il club comprendendo i limiti. Le vittorie aiutano ma nel tempo serve essere “umilmente ambiziosi”. Credo di essere in campo ciò che sono fuori: né coi giocatori, né con voi ho mai avuto un doppio modo di essere. Credo che i giocatori lo percepiscano ed è qualcosa che cerco di portare nel mio modo di allenare che forse è un po’ diverso da quello di altri».

Sulle condizioni di Bramos…

«L’anno “buco”, come lo chiamo io, quando non abbiamo vinto lo scudetto, abbiamo perso con Trento in semifinale quando si è fatto male Michael: per noi è importantissimo. Abbiamo cercato di evitate in tutti i modi l’intervento, perchè delicato e lungo come tempi di recupero: ci vorrà ancora tempo, sperando che trovi la stessa efficienza di prima, visto che si parla di un infortunio del 28 febbraio. Non abbiamo tempi precisi».

Sulla preparazione delle gare di Eurocup rispetto a quelle di LBA…

«Col doppio impegno si comprime tutto, i recuperi diventano quasi più importanti degli allenamenti e questi ultimi diventano da 50 minuti ed all’interno di una preparazione tattica, perchè noi siamo abbastanza tattici, la matrice è di non perdere la nostra identità difensiva, di restare fedeli a noi stessi cercando di nascondere i nostri limiti che possono essere differenti. Offensivamente ciò che cambia sono gli obiettivi diversi di partita in partita per una competizione dove la taglia fisica è fondamentale».

C’è una squadra di Eurolega che ti ha rubato l’occhio dopo poche partite?

«Togliamo Milano, per cui dico che faccio un tifo sfegatato perché arrivino in fondo e credo che lo possano fare perchè hanno già un’identità molto precisa… Sono un fan di Jasikevicius e penso che possano fare molto bene. Voglio rivedere il Maccabi che non ho ancora inquadrato, mentre lo Zenit mi intriga molto perchè il playmaker è stato il mio primo obiettivo, ci siamo arrivati vicinissimo… Ha sorpreso il Monaco: finché James gioca così ed è felice di vincere…»

Playmaker dello Zenit che non è Shabazz Napier…

«No, non era lui…»

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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