Difesa e “big ball”: Jasikevicius ha portato lo Zalgiris a Barcellona

Daniele Fantini
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Il Barcellona di Sarunas Jasikevicius guida la classifica con un sistema che ricorda molto il basket tradizionale lituano.

L’anno scorso, il Barcellona chiuse la stagione (playoff compresi) subendo 73.7 punti in media a partita. Miglior difesa dell’intera Eurolega, a mani basse. Appena un paio di decimali sotto i record del torneo a girone unico fissati da Stella Rossa Belgrado (73.5) e Fenerbahçe (73.6) nel 2016-17. Quest’anno, il Barcellona ha tenuto le prime due avversarie, Alba Berlino e Bayern Monaco, rispettivamente a 64 e 72 punti. La media fa 68, ancor più bassa dell’exploit della passata stagione. Amici, addio alla pallacanestro di corsa e triple, e benvenuti nell’epoca della “big ball” moderna.

Coach Sarunas Jasikevicius è andato a scuola da Zeljko Obradovic. E si vede, eccome se si vede. Quando si è poi sentito pronto per prendere in mano una squadra in prima persona, ha accettato subito la proposta dello Zalgiris Kaunas, sua alma mater. Lì, in Lituania, nella culla del basket europeo, dove i concetti di difesa e utilizzo dei lunghi sono dogmi scolpiti nella roccia. Ne sa qualcosa, suo malgrado, Martin Schiller, l’uomo che ha tentato la grande rivoluzione della pallacanestro lituana nell’ultima stagione e spicci. Playoff mancati nella scorsa, silurato dopo sole due partite in questa.

Sarunas Jasikevicius durante le Final Four di Colonia 2021.

Nell’estate 2020, al momento del grande salto verso il livello più alto del basket europeo, Jasikevicius ha trasportato quegli stessi dogmi da Kaunas alla Catalogna. Un lavoro non facile, per lo stile più rapido e leggero della tradizione spagnola, ma agevolato dall’eredità raccolta da Svetislav Pesic, grande coach della scuola serba che, nelle due stagioni precedenti, aveva inculcato concetti difensivi da gold-standard nella squadra, issandola dai bassifondi in cui era precipitata all’inizio dell’epoca a girone unico (record di 23-37 tra il 2016-17 e il 2017-18). E oggi è normale rivedere nel Barcellona capolista certi flash dello Zalgiris che Jasikevicius riuscì addirittura a trascinare verso un epico ritorno alle Final Four nel 2018.

Il Barça odierno è tornato alla big ball. Il quintetto base ha un peso e una fisicità probabilmente unici nel contesto europeo. Perché con Nigel Hayes traslato nella posizione di ala piccola più Nick Calathes (196 cm) e Cory Higgins (195 cm) nel backcourt, i blaugrana formano un muro difensivo quasi impossibile da sbrecciare. E l’unità d’intenti è così elevata da spingere anche un difensore sospetto come Nikola Mirotic a performare in maniera accettabile nella propria metacampo. Battere sulla prima linea Calathes e Higgins, presenti ormai in maniera costante nei migliori quintetti difensivi del torneo, è già di per sé un’impresa. Ritrovarsi poi con l’area occupata dai corpi di Nigel Hayes, Brandon Davies e Nikola Mirotic rende molto complesse le operazioni di avvicinamento al ferro. E la situazione non muta nel secondo quintetto, con Sergi Martinez trasportato nello spot di ala piccola, e la fisicità di Rokas Jokubaitis (193 cm) preferita spesso alle geometrie di Nico Laprovittola in regia.

Rokas Jokubaitis e Nick Calathes nella partita vinta dal Barcellona sull’Alba Berlino

Brandon Davies, Nigel Hayes e Rokas Jokubaitis sono cresciuti in quello Zalgiris di Jasikevicius. Esploso il primo, maturato il secondo e lanciato il terzo, in giovanissima età, come vuole la sfacciataggine della scuola lituana. Ora si ritrovano tutti al Barcellona, di nuovo agli ordini del loro grande mentore e pronti a fiorire all’interno di un contesto che può esaltarne le caratteristiche. Perché, anche qui, se rivedete molto del sistema tradizionale dello Zalgiris in questo Barcellona non è certo un caso.

Il Barça può fare molto male in transizione sfruttando la forza della sua difesa, ma altrettanto nell’attacco a metacampo, contro la difesa schierata. L’assetto pesante sa cucinare l’avversario a fuoco lento e ritmo basso, con la ri-esplorazione e riscoperta di tanti fondamentali e zone del campo tendenti a essere tralasciate nel basket moderno. Nell’era del pick’n’roll centrale e del penetra-e-scarica forsennato, il Barcellona di Jasikevicius è la rivincita del post up, del post basso, del mid range e dei tagli flash dal lato debole.

Brandon Davies in azione contro DeShaun Thomas nella partita tra Bayern Monaco e Barcellona

Pur con un playmaker di cervello assoluto e mago del pick’n’roll come Nick Calathes, la palla interna è un must nel sistema di Jasikevicius. E lì, in quella situazione, il Barcellona sa far pagare mismatch e raddoppi a caro prezzo. Perché tutti gli elementi del “frontcourt”, da Mirotic a Davies, passando per Oriola e Smits, hanno grandi capacità di lettura del gioco e di timing del passaggio. Che sia per pescare un taglio dal lato debole, per riaprire su un perimetro rimasto sguarnito per l’attenzione difensiva riposta a centro-area, o per ribaltare alla ricerca di un tiratore piazzato sul lato opposto.

Un dato su tutti, molto significativo: il Barça è la squadra che segna più da tre punti tirando meno (59% con 19 tentativi di media a partita). Il motivo è semplice. Sono tutti tiri puliti, nati da letture e dal normale sviluppo del gioco. Un gioco orientaleggiante, vero, ma capace di esprimersi al massimo livello quando interpretato dai migliori protagonisti del continente.

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