#GraciasPau : nel momento del ritiro Pau Gasol è ancora più grande di quanto sia stato in campo

alberto marzagalia
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#GraciasPau . Non c’è altro da aggiungere in una giornata che sancisce l’abbandono del gioco da parte di uno dei più grandi di sempre.

Leggenda è termine di cui spesso un po’ tutti abbiamo abusato (e lo faremo ancora, peccatori…) ma ieri, 5 ottobre 2021, si chiude una carriera che di leggendario ha avuto tutto.

Pau Gasol è stato la pallacanestro. E’ stato arte e poesia, è stato tecnica ed emotività, è stato allievo e maestro senza che nulla di tutto ciò si allontanasse minimante da un concetto base: giocare straordinariamente bene a pallacanestro.

Se questo giochino vi piace allora la rete sarà certamente terreno di ricerca infinito nei prossimi giorni, mesi ed anni alla ricerca di una giocata, di un momento unico, di un modo di trattare la palla come pochissimi altri lunghi, forse nessuno.

Pau ci ha regalato gioie eterne ed è per quello che non c’è nulla da dire più di un semplice #GraciasPau!

«Sono qui oggi per comunicarvi una cosa che avete già avuto modo di anticipare: mi ritiro dal gioco del basket».

«E’ stata una decisione difficilissima da prendere dopo tanti anni, ma ci ho pensato a lungo. Voglio smettere di giocare in salute, non in stampelle o con operazioni».

«Non ho mai cercato di rimanere lo stesso, ho sempre cercato di migliorare senza pormi limiti».

«Voglio ringraziare voi della stampa per il lavoro che avete fatto durante la mia carriera. Arriviamo alla gente tramite voi, quindi grazie».

«Ai tifosi dico che quando le arene sono piene e vibrano ti fanno sentire una persona molto speciale».

«Tra i tanti giocatori con cui ho giocato un posto speciale lo riservo a Juan Carlos (Navarro): Mi hai insegnato il concetto di amicizia e mi hai permesso di estendere le mie vedute».

Un lungo respiro, gli occhi che si inumidiscono…

«Vorrei che Kobe fosse qui con me oggi, ma la vita ogni tanto è ingiusta. Mi ha insegnato a competere sempre al massimo ed è grazie a lui che ho capito come diventare un vincente. Grazie Kobe».

#GraciasPau

«Mi piacerebbe essere ricordato come uno a cui è piaciuto giocare e che ha dato tutto».

«E’ una grande cosa giocare una finale sul campo di Madrid ed avere la gente che ti applaude, come è successo in tutta la Spagna. Lo apprezzo tantissimo».

«Ho avuto la fortuna di giocare uno sport molto sentito, se ne avessi fatto un altro sarebbe stato diverso».

«Allenare in futuro? Cerco flessibilità ed apertura nella mia vita ed allenare richiede uno forzo in termini di tempo più grande di quello da giocatore. Vediamo, ci sono cose che dovrò ancora apprendere e magari sarò un consulente o qualcuno che potrà lavorare con squadre qui o in NBA. C’è una strada da percorrere, vediamo dove mi porta».

«Ai bambini dico di scoprire ciò che amano fare e di amare ciò che fanno. Di non porsi limiti e diventare ciò che di meglio potranno essere».

«Quando fai qualcosa che ti piace non stai sacrificando nulla»

«I grandi rivali contro cui ho giocato mi hanno sempre stimolato a diventare migliore. Nowitzki, Duncan e Garnett sono quelli a cui mi sono ispirato maggiormente nel mio ruolo. Giocare contro mio fratello Marc è stato speciale».

«Quando fai una cosa che vuoi fare non stai sacrificando niente. Questo è il finale di una tappa, ma la mia attitudine resta la stessa e succederà soltanto che i miei sforzi andranno in un’altra direzione».

I titoli in carriera? Non è questo il momento di ricordare ciò che tutti sanno.

C’è un grande campione che si dimostra una volta di più un grande uomo. Un dettaglio? Ha ringraziato chiunque gli abbia posto una domanda. Una lezione per tanti, la differenza vera.

Oggi è solo il momento di alzarsi in piedi, emozionarsi fino alle lacrime e pronunciare quel semplice #GraciasPau .

(Photo: Mundo Deportivo)

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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