Maurizio Gherardini: Estate 2021 impegnativa. La prossima? Mi piacerebbe fare il nonno…

alberto marzagalia
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Maurizio Gherardini è stato il primo ospite del nuovo contenitore dedicato al grande basket di Eurolega su Area 52. Diversi i temi trattati.

Esordio col botto per il nuovo show dedicato all’Euroleague sul canale Twitch di Area 52.

Maurizio Gherardini, GM del Fenerbahçe, è stato il primo ospite di questo nuovo contenitore che si propone di diventare il nuovo riferimento della pallacanestro di Eurolega ed Eurocup.

Sasha Djordjevic, la genesi dell’operazione…

«Scelta vissuta in un momento particolare. Non si ricorda nella storia recente di Eurolega un cambio di allenatore nella seconda metà di luglio. La decisione di Kokoskov è arrivata inaspettata, ciononostante la panchina del Fener è appetibile ed in molti si sono resi disponibili ad allenare anche una squadra disegnata dal Coach precedente».

«La soluzione migliore è stata Sasha, che tra l’altro aveva già allenato alcuni del nostro roster come Guduric, Barthel o Booker. Non abbiamo avuto dubbi, abbiamo parlato solo con lui e su di lui siamo andati».

Djordjevic

Obradovic e Kokoskov: come è stato con loro il processo di scelta dei giocatori?

«Due personaggi ed allenatori molto diversi, con un modo di intendere la pallacanestro in modo contrapposto. Difficile fare paragoni perchè con Zeljko sono stato quasi 10 anni, con Igor solo 1. Contrariamente a quanto si possa pensare Zele ama confrontarsi e parlare, forse per quel suo vivere visceralmente il basket 24/7. Igor è differente, lo definirei più “americano”: visti i suoi trascorsi, affronta le scelte in una certa maniera».

Sul processo di adattamento ai giochi “fantasiosi” di Kokoskov: è stata dura per i giocatori? Ne hai parlato con lui durante quel periodo?

«C’è stato il suo processo di adattamento a tante cose che sono diverse da quanto accade in NBA, sia per Head Coach che per assistenti. Poi si sono dovute fare delle scelte anche affrettate in estate, arrivando dall’addio di Obradovic, non facile da gestire, e dalla partenza di personaggi storici come Gigi, Sloukas e Kalinic. Nei primi mesi abbiamo capito di aver bisogno di un “basketball IQ” di un certo tipo, eravamo penultimi e ci davano per spacciati…Abbiamo avuto la fortuna di poter far tornare Guduric, abbiamo infilato 15 vittorie su 17 ed siamo andati ai Playoff. Poi nella penultima di stagione regolare battendo il Barça avremmo potuto garantirci il fattore campo nei PO. In quella stessa gara Vesely si gira la caviglia e nel dopopartita scopriamo 5 casi di Covid, allenatore compreso. Proprio fortunati no…».

«Ma quel periodo di adattamento è stato necessario per tutti. 3, 4 mesi in cui si doveva gestire un tipo di lavoro molto sullo stile NBA. Lavorare con Zele alle 5 del pomeriggio è diverso che farlo alle 11 della mattina con Igor: è servito tempo».

Due estati fa l’attesa per la decisione di Obradovic, con Kokoskov preso dopo aver depistato mezza Europa facendo credere che fossi su Jasi, quest’anno lo steso Kokoskov che abbandona a luglio inoltrato: per l’estate prossima hai ancora progetti bellicosi?

«Non mi dispiacerebbe fare il nonno e vedere le cose da un’altra prospettiva. Dopo 4 decadi, che è meglio piuttosto che dire 41 anni, rilassarsi non sarebbe male».

I cambiamenti apportati al suo arrivo al Fenerbahçe nel 2014…

«Fener vuol dire 31 milioni di tifosi, un seguito incredibile, pressione, vuol dire tutto. Sono arrivato ed ho trovato un’arena in stile NBA, perchè è stata disegnata da chi fa le arene in NBA, un budget importante, frutto dell’essere finanziati dalla famiglia Ulker, sponsor importantissimo, ed un allenatore come Obradovic. Ho cercato di riorganizzare il lavoro interno, facendo una cosa per volta perchè non puoi fare tutto in un colpo solo. Ho perfino ridisegnato spazi che hanno creato zone di comfort per i giocatori quando vivono l’arena per il loro lavoro, come la “food room”, uno spazio lounge, gli uffici etc. Il tutto anche grazie alla mia esperienza NBA, sempre cercando di venire incontro alle esigenze degli allenatori».

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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