Olimpia-Cska: notte da leoni milanese, maledizione infortuni senza fine per i russi

alberto marzagalia
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Olimpia-Cska: biancorossi da impazzire. Il Cska perde una partita dura, ma il problema più grande non è certo quello.

Una notte che l’ambiente milanese difficilmente poteva immaginare dopo le ultime due settimane stracolme di critiche che erano sì reali per quanto visto, ma altrettanto esagerate in virtù del fatto che eravamo a settembre, non ai Playoff. E’ d’altra parte vero che, come mi ricordava proprio ieri sera un grande giornalista, «noi possiamo commentare quello che vediamo oggi e se vediamo brutta pallacanestro non possiamo che commentare quella». Gioverebbe a tal proposito ricordare che durante il periodo di preparazione, oggi caricato di impegni ufficiali quali ad esempio una Supercoppa, è necessario svolgere carichi di lavoro che possono lasciare scorie pesanti nelle gambe e nella testa. Pretendere che lo sforzo mentale e fisico sia ottimale sin da subito è assurdo. Per Milano, come per l’Olimpia, così come per tutte le altre. Alti e bassi, almeno sino a metà o fine ottobre, sono inevitabili.

Della gara in sè vi abbiamo già riferito ampiamente dopo la sirena finale ed allora proviamo a buttare giù qualche idea, qualche sensazione emersa nella serata del Forum.

Olimpia totalmente passiva in difesa nel primo quarto. Basta un pick and roll e c’è un tiro semplice per i moscoviti con ampi spazi. 5/7 da tre Cska quasi naturale. Sempre delicato l’equilibrio tra meriti dell’una e demeriti dell’altra.

Pollicione in alto per Devon Hall: sa fare tante cose, quasi tutte a buon livello. Potenzialmente notevole in Europa. Totalmente verso, quel pollice, per Delaney. E’ palesemente fuori condizione: ne derivano scelte poco comprensibili ed errori che non dovrebbero appartenergli.

Visto Shved difendere veramente in tre possessi. Forse bisogna ripeterlo: visto Shved difendere veramente in tre possessi. Quando suona la sveglia?

Duelli fisici sparsi, qua e là per il campo, tra Melli e Lundberg. Quando darsele di santa ragione è uno spettacolo ed i cambi difensivi ci regalano situazione inattese.

Milano non sbanda nel secondo quarto: la possibilità di vincerla se la costruisce lì.

Il terzo quarto di Hines e Shields? Trovare le parole giuste è complicato…

Ettore Messina la vince, come ha perfettamente spiegato, cambiando, accettando l’1vs1 e rinunciando a ruotare troppo. Ci sono letture che appartengono ai grandi allenatori. Eccone una. Ed i grandi allenatori accade che mettano sotto altri grandi allenatori. E’ quanto successo.

Kyle Hines ed i cambi difensivi. Quando un piccolo si ritrova davanti un lungo di solito accade che lo attacchi per sfruttare un vantaggio, che cerchi di allargare il campo per metterlo in difficoltà maggiore. In diversi possessi è successo che, ad esempio Lundberg, abbia provato una volta, poi la seconda ed infine abbia rinunciato ad attaccare il fenomenale centro milanese arretrando. Mai vista una cosa del genere in questi termini.

Cska 5/7 da 3 nel primo quarto, poi 3/22 in 30 minuti. Buoni tiri che escono? Non siamo d’accordo con Itoudis (per una volta…). Molti sono stati forzati dalla difesa milanese.

Nik Melli. Aggiungere altro è totalmente inutile.

Milano vince il terzo quarto. Per certi versi è una discreta notizia.

21′ sia di Hines che di Rodriguez. La via milanese è questa.

Shved sparisce dopo un buon inizio, Grigonis e Clyburn molto lontani dal loro rendimento abituale, Voigtmann tolto dal gioco dalla difesa Olimpia. Il Cska gioca più o meno come la prima dello scorso anno a Barcellona: fu -10 anche allora in una prestazione scialba.

Nikola Milutinov. Raramente ci è capitato di intristirci come quando il ginocchio del serbo si è inclinato in quel modo. Ieri lui, prima Napier ed Abrines, nel mezzo una già lunga serie di stop mediamente lunghi. La realtà è che a due ore dal via della stagione l’Eurolega è meno interessante. Ci ritorneremo, anche con le parole di Trinchieri, molto interessanti, che ci ha detto in settimana.

Il sunto? Per Milano non è tutto oro quel che luccica oggi, come non era tutto da buttare pochi giorni fa. Stesso discorso per i russi, visto al contrario ma della stessa natura.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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