Euroleague story 2019/20: l’anno dal finale amaro

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L’EFES, LO STOP ED I TANTI DUBBI CHE ACCOMPAGNANO UN’ESTATE MAI VISSUTA PRIMA

Dell’Efes dominante vi abbiamo già detto tutto. Raramente si è visto un divario tecnico come quello che la banda di Ataman ha imposto a qualsiasi avversario. Pallacanestro straordinaria che avrebbe meritato di poter arrivare in fondo. Oggi ad un anno di distanza, sappiamo che l’anomalo stop della stagione 2019/20 non ha intaccato pressoché nulla nel sistema dei turchi: il trionfo di Colonia è uno dei più grandi atti di giustizia dello sport moderno. L’Efes meritava l’Eurolega 2020, ha strameritatamente sollevato il trofeo 2021.

Ergin Ataman per mesi e mesi, almeno sino all’epilogo tedesco, ripeterà continuamente quel «Dobbiamo portare a termine quello che hanno deciso di non farci completare lo scorso anno». La gente sorride, si stufa del ritornello, ma ha ragione Ergin e lo dimostra nell’ultimo fine settimana di maggio 2021.

Il punto sta tutto lì: fermarsi e non riprendere è stata la scelta giusta?

Partendo dal presupposto che a distanza di 18 mesi pare chiaro come di questa pandemia si sia capito ben poco a tutti i livelli e che è quindi comprensibile ogni forma di disagio e di gestione confusionaria di tanti aspetti della vita quotidiana, ivi compreso lo sport, già in primavera 2020 abbiamo espresso con chiarezza un’opinione in direzione del no. Non ci è parsa la scelta migliore.

Opinione, appunto, nessuna sentenza, ma con determinate basi. Un’organizzazione come Euroleague, che ambisce all’eccellenza e ci lavora quotidianamente con grande serietà e risultati , ha perso un’occasione fondamentale almeno sotto due aspetti. Che portano ad un dubbio finale.

Il primo è quello del dimostrare che si può e si sa gestire ogni problema. Le ormai celeberrime ed arcinote “bolle”erano una soluzione. Il famoso “piano B” di bertomeu c’era e poteva benissimo essere messo in pratica. Se p vero che mentre insieme leggi e regolamenti eccezionali di 10 nazioni diverse è complicatissimo, è altrettanto palese come la Liga ACB abbia dato una lezione a tutto il mondo dello sport con l’eccezionale evento finale che ha segnato il trofeo nazionale a Valencia nelle ultime settimane di giugno.

Il secondo punto riguarda la gente ed il valore che lo sport trasmette. Un sacrificio da parte degli atleti, anche in condizioni non perfette, avrebbe garantito ai cittadini comuni qualche momento di svago e di spensieratezza in un periodo drammatico. Lo disse benissimo Sergio Llull, campione non per caso, in quel periodo: «Abbiamo il dovere di regalare qualche moneto di leggerezza a chi sta soffrendo per le più svariate ragioni». Eravamo e siamo con lui. Oltretutto, giocare magari in un fine giugno o un inizio luglio privo di ogni evento agonistico di qualsiasi sport avrebbe dato una visibilità incredibile al gioco.

Perchè non lo si è fatto? «Esplorate tutte le soluzioni abbiamo dovuto cancellare…». Lo comunica Eurolega, come riportato in precedenza. E’ evidente che vi siano stati problemi oggettivamente irrisolvibili, lo ripetiamo, lo capiamo e voltiamo pagina. Forse quei 10 paesi hanno portato a troppe situazioni oggettivamente insuperabili, nonchè in alcuni casi cavalcate.

Polemica? Pochina, ma ci vuole. Pollice verso per chi ha spinto per sospendere tutto annullando così una stagione che non stava dando i risultati attesi. I muri delle varie riunioni avevano orecchie.

A proposito di quel dubbio finale… Siamo sicuri che tutte le componenti del gioco abbiano capito che a causa del periodo pandemico era necessario rinunciare a qualcosa, laddove quel qualcosa si traduce in € o $, come ha dovuto fare la stragrande maggioranza delle gente comune? Purtroppo non lo siamo.

Luca Castellano con la collaborazione di Alberto Marzagalia

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