Euroleague Coaches 2013/2014: Le due vite di David Blatt

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Stagione 2013/14

Coach Blatt ha avuto una carriera ricca di successi e capitoli straordinari, ma possiamo dire con certezza che il suo capolavoro si sia realizzato nell’annata 2013-14, quando guidò il Maccabi, contro ogni pronostico, al trionfo finale nella cornice più attesa, le Final Four di Milano. Non a caso è lui in quella stagione il vincitore del premio Alexander Gomelsky di Allenatore dell’anno.

Avremmo potuto scegliere di raccontare un Hickman, un Rice o un Ingles, ma, quando i più dei talenti di quel Maccabi non si sono mai dimostrati negli anni successivi costanti frequentatori dei più alti livelli dell’élite europea (al di fuori del buon Joe, che invece si è affermato al di là dell’oceano), e quando quella squadra non era già allora considerata allo stesso rango delle favorite, si può dire che sia stato il coach il vero MVP.

Noi sappiamo bene quanto gli allenatori siano in Eurolega parte fondamentale dei successi di squadra, ed è quindi opportuno e coerente tributar loro il giusto merito quando i fatti lo esigono.

Grazie alla fine mente cestistica di Blatt e alla sue innate doti da leader, la squadra gialloblù si è trasformata in un gruppo in missione, concetto che riprende quasi in modo osmotico la mentalità del popolo ebraico, popolo di cui la squadra si rese paladina.

Il Maccabi gioca una buona prima parte di stagione, ma nelle Top 16 non brilla. La compagine israeliana viene sconfitta da squadre che paiono nettamente più attrezzate e solide, come Cska e Real, e si trova in ulteriore difficoltà nel dover affrontare i playoff senza fattore campo a favore.

Joe Ingles - Maccabi Electra - EB13

E’ a quel punto che scatta la prima scintilla. Il momento scatenante è la prodigiosa rimonta che gli uomini di Blatt mettono in piedi al Forum contro un’arrembante EA7. In due minuti recuperano miracolosamente uno svantaggio in doppia cifra, per poi trionfare ai supplementari. Audaces fortuna iuvat.

Penso che sia stato un momento decisivo. Non so se sia stato un punto di svolta, ma penso che sia stato un momento decisivo. E’ stato il catalizzatore per la scintilla di quello che sarebbe arrivato dopo. […] Ciò che abbiamo fatto in quei due minuti ci ha dato lo slancio per tutto il resto dei playoff e per le Final Four.

David Blatt sulla vittoria in Gara 1 contro l’EA7

Giocatori come Tyus e Rice sono trasfigurati rispetto all’inizio di stagione. Le necessità, per uno date dall’infortunio di Shawn James, per l’altro dal bisogno di un uomo in più per il successo, Blatt le trasforma in virtù: il play della Virginia passa dai 6,7 punti della Regular season ad essere trascinatore ed MVP, il centro del Missouri dai 9′ medi d’impiego, all’essere riferimento nel ruolo di centro con una media di 11+8 alle Final Four.

Un lavoro pazzesco, che si traduce in una forza mentale, di squadra, impressionante e invincibile.

Arrivato alle finali di Assago, il coach di Boston è in possesso di tutto ciò che serve per il successo. Ha visto vincere, ha assaporato la grandezza di uno spogliatoio vincente, da assistente, in una delle squadre più forti di sempre, il Maccabi del 2004. E ha perso, ha scontato la cocente e aspra delusione della disfatta, quando lo stesso Maccabi, stavolta guidato da lui in prima persona, è stato sconfitto in semifinale nel 2002 e in finale nel 2011 dal Pana di Obradovic.

E’ l’ora del destino. I gialloblù, in un Forum gremito di tifosi israeliani, sono protagonisti di gare leggendarie e riescono a sbarazzarsi prima del Cska di Messina, poi del Real di Laso. David Blatt vive tutti questi momenti, dal ribaltone al cardiopalma con Mosca, ai supplementari con i blancos, composto, quasi serafico, come ad attendere la gloria che lentamente scivola nelle sue mani.

David Blatt - Eurodevotion

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