Corsolini contro Corsolini #14: Basket Day sogno possibile

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Corsolini contro Corsolini: 3×3 fa Tokyo per le ragazze. Poi il Papa e Calamai a ricordarci di guardare in alto e di fare squadra.

Corsolini L: “Solo tu potevi osare un simile parallelismo”: me lo ha scritto Marco Calamai. Perché, commentando l’udienza concessa dal Papa alla Fip per i 100 della Federazione, ho scritto che Francesco ha invitato la gente del basket a fare quello che Calamai fa da anni. Il Papa ha detto guardate in alto e fate squadra. Marco Calamai, stufatosi del basket di serie A, si è dedicato a un altro e, appunto, alto basket, fondando una squadra per ragazzi autistici.

Il canestro più bello? I genitori che gli dicono grazie perché finalmente riescono a vedere il viso dei loro ragazzi: abituati a guardare in basso, a evitare gli occhi degli altri, dal basket sono allenati a guardare in alto e a incrociare finalmente gli altri. Un parallelismo blasfemo? Molto più irriverente andare dal Papa, sentirgli fare certi discorsi, e poi fare come se niente fosse. Guardiamo in alto? Noi? Facciamo squadra? Noi?


Corsolini R: in tutta onestà a volte faccio fatica a trovare una risposta alle tue domande. Mi piace la nostra “chiaccherata” su Eurodevotion, per cui non smetto mai di ringraziare il nostro editore Alberto Marzagalia dello spazio che dà ad argomenti che riflettono il punto di vista di due generazioni diverse. Se le risposte sono difficili da scovare, forse sarebbe ora che il Noi di cui parli cominciasse a interrogarsi sui suoi comportamenti.

A volte, diciamolo chiaramente, pecchiamo un po’ di orgoglio. Vediamo quanto e come altri Paesi viaggiano ad altre velocità e non ci scomodiamo mai per andare a chiedergli come fanno. “Orgoglio e pigrizia” scriverebbe oggi Jane Austen. E’ un peccato capitale perché dalla parte di chi era un esempio siamo stati proprio Noi e per tanti anni, con spagnoli, tedeschi e francesi che venivano a studiare il modello organizzativo italiano.

Rialziamo la testa come i giocatori di Calamai. Io ho persino giocato in quella squadra. È capitato solo una volta ma posso garantire che la mia visuale periferica, e sociale, è aumentata. Guardiamoci intorno e facciamo squadra. Puntiamo in alto come il nostro sport porta ogni bambino a sognare di schiacciare un giorno.

“I wanna fly…tell me what it takes…I’ll go so high and my feet won’t touch the ground” cantava Macklemore con Wing$, colonna sonora dell’All Star Game 2013. Cominciamo a montarle quelle ali, cerchiamo e diamoci risposte: non limitiamoci a farci sempre nuove domande.


Corsolini L: colpito. Non affondato: impressionato favorevolmente, anche per la citazione musicale coerente. Il punto è proprio questo: dobbiamo cambiare musica, e magari impegnarci in tanti generi diversi. Non siamo solo Nina Zilli o Simona Molinari, i Maneskin e altro.

Siamo, ad esempio, anche il basket 3contro3 che grazie a un canestro sulla sirena di Rae Lin D’Alie porta il basket femminile ai Giochi di Tokyo. E’ un segnale forte, fortissimo: in una stagione, la prossima, per cui ci sono già segnali di abbandono da parte di ragazze e ragazzi, perché le famiglie preferiscono adesso sport outdoor, e magari discipline individuali.

Il 3×3 è una sintesi perfetta: non serve essere in tanti, si può giocare anche per la strada. E’ un segnale forte, fortissimo: lo sport femminile è un trend sociale facilmente riconoscibile, dunque sarebbe una colpa trascurarlo. Poi c’è lei: Rae Lin D’Alie. La più piccola in campo, ma sempre la più sveglia a indicarci che la strada della qualità viaggia parallela a quella della continuità.

Lo scrivo qui, senza la pretesa di essere convincente, semplicemente raccontando un sogno a voce alta. Invece di un’altra Supercoppa io vorrei a settembre un Basket Day, forse un Basket Weekend, con la presentazione in unica sede di tutti i campionati top, maschili e femminili, ovviamente 3×3, basket in carrozzina e baskin inclusi.

We are one è diventato uno dei nostri passaparola, we are team, anzi #weareteam, dove vai oggi se l’hashtag non ce l’hai, e poi a ogni occasione qualcuno parla di back. Ecco, sarebbe bello, chiamare questo evento Back to the future.

Corsolini R: intanto Eurocup e Eurolega 21/22 verranno trasmesse su Sky. I primi Basket Days me li ricordo organizzati proprio da una tv. Se ho inteso bene il tuo sogno a voce alta, i campionati dovrebbero essere presentati insieme, donne e uomini insieme, con modalità interattive in una delle tante declinazioni che il basket ci offre oggi.

Potrebbe essere una bella vetrina per l’intero movimento italiano, ma il condizionale resta comunque d’obbligo. Intanto la vetrina della pallacanestro italiana ed europea è stata messa a lucido nelle ultime settimane. A Colonia, pur con il pubblico assente, le Final Four hanno messo in mostra l’espressione massima che il nostro basket può offrire. Tre partite su quattro (finalina esclusa) di altissimo livello, tutte in un modo o nell’altro molto tirate.

Il 3×3 femminile a Tokyo fa ben sperare per un movimento che anima primavere ed estati di qualsiasi praticante nei playground sparsi in giro per l’Italia. Sono convinto che finché la FIBA non troverà un’alternativa propria ad NBA2K, il 3×3 possa diventare quello che gli E-sports sono per il calcio.

Ovvero una nuova leva per attrarre sponsor e appassionati della Generazione Z, che vivono di highlights (come il tiro di Rae D’Alie sulla sirena: perché non farlo vedere e rivedere continuamente?) e che sono sempre meno interessati alle partite da 40 minuti. Intanto godiamoci il bello di queste vetrine di nuovo luccicanti, e proviamo a immaginarle in un contesto Back to the Future.


Corsolini L: Sono tornato, come tanti, al Palazzo. Quasi commovente la partecipazione della gente, la voglia di esserci e di esserci lì per il basket. Ammirevole il comportamento di chi va a vedere un contenuto solito, anche se le finali sono molto di più che una routine, in un contenitore insolito: mascherina sempre indossata, in pratica non si può muovere dal posto, un bar te lo sogni.

In questi giorni mi è capitata un’esperienza strana in edicola. nel caso specifico con Repubblica: il quotidiano aveva 56 pagine e il collaterale, non un magazine, il collaterale, ne aveva 112. Noi pensiamo mai al fatto che oggi siamo abituati a un’esperienza larga, resa tale proprio da qualcosa di collaterale.

Dopo mesi chiusi in casa, passati anche a vedere partite di ogni tipo, a scambiarsi messaggi con gli amici, a commentare purtroppo senza filtri ogni avvenimento o, nel caso nostro, ogni risultato, non dovremmo pensare che per la prossima stagione sia utile immaginare delle social room nei palasport per permettere ai tifosi di continuare a essere comunicattori, scritto volutamente così, con due t? Di spazi ce ne saranno, eventualmente li troveremo, in ogni caso sarebbe per me un errore non pensare a una offerta collaterale.

Corsolini contro Corsolini torna settimana prossima con il #15

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Riccardo Corsolini

Appassionato di Sport in generale, nato e cresciuto con la pallacanestro in testa e nelle mani. Scrivo della mia squadra e di Eurolega su Eurodevotion, tentando di prendere il ferro.
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