Final 4, la diversa pressione sui Coach

alberto marzagalia
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Final 4 al via oggi con le conferenze stampa di presentazione. Protagonisti soprattutto i Coach, sui quali vi è una pressione che, in partenza, è ben differente.

E’ una lega di allenatori, lo sappiamo e lo sottoscriviamo da sempre.

Mai come quest’anno poi, quando gente come Trinchieri, Pascual, Itoudis, Laso, Ataman, Kokoskov, Ivanovic, Messina, Jasikevicius, Schiller ed Aito hanno spiegato cosa voglia dire allenare più che in tante occasioni precedenti, facendolo in condizioni di lavoro decisamente complicate.

All’atto finale della stagione arrivano in 4 ed i nomi sono già di per sé da brivido: Dimitris Itoudis, Ettore Messina, Ergin Ataman e Sarunas Jasikevicius, ovvero ben 6 titoli in campo che si possono aggiungere ai tre vinti da Jasi come giocatore con ben tre squadre diverse, ovvero Barça, Maccabi e Pana.

Come arrivano i 4 Coach a Colonia? Innanzitutto con un grandissimo merito che riguarda tutti. Chi più chi meno, il lavoro svolto è stato notevole, partendo da prospettive ed attese iniziali differenti.

E proprio qui sta la differenza che riguarda la pressione sui Coach, ovvero quanto fossero altre le aspettative ad inizio anno e quanto rappresenta il traguardo dell’essere a Colonia.

Sgombriamo il campo da e eventuali equivoci, qualificarsi per una Final 4 è già di per sufficiente per definire una stagione di successo. Quello che può accadere in una tre giorni da sole gare secche è poi un’altra questione e proprio su questi risultati si fonda il concetto di valutazione differente per l’operato dei Coach, discorso che porta direttamente alla questione pressione. Nessun risultato cambierà il giudizio su allenatori più che eccellenti, ma si sa, vincere è vincere…

Ergin Ataman è a Colonia per vincere, senza alcun dubbio. La sua è la squadra migliore di Eurolega dall’inizio della stagione scorsa sino ad oggi. Per qualità di gioco, per risultati ottenuti e per completezza di roster.

Il Coach turco non ne ha mai fatto mistero: «Dobbiamo completare l’opera iniziata nella stagione scorsa». Peraltro non va dimenticato che già nel 2018/19 la squadra della sponda orientale del Bosforo fu finalista, al termine di una stagione spettacolare in cui ribaltò completamente il verdetto di quella precedente chiusa all’ultimo posto.

Ataman ha rivoltato l’Efes come un calzino, ha creato un sistema straordinario ed oggi si trova di fronte ad un solo verdetto soddisfacente, ovvero vincere.

Per tale ragione ci pare quello con addosso la pressione più alta.

Campionati nazionali

Sarunas Jasikevicius è al Barça per riportare i blaugrana nel posto che spetta ad un grande club come quello catalano, ovvero l’élite del basket europeo.

Il Barcellona manca dalle Final 4 dal 2014, in cui fu comparsa asfaltata a Milano, e l’arrivo del Coach lituano è progetto che coinvolge un doppio potenziale successo: proprio quel ritorno tra le big europee per la squadra, il suggello di una cercsita costante, con il primo grandesuccesso continentale per il Coach.

Il roster è fenomenale, il rendimento è stato ottimo per lunghi tratti, sebbene con qualche inciampo che ha fatto riflettere: non è vero che non si può sbagliare, non lo è mai nello sport come nella vita, ma è chiaro che un Barça che tornasse senza titolo da Colonia non avrebbe certamente un sapore dolce.

Non siamo a livelli di Ataman come pressione, ma il gradino che li separa è minimo.

Itoudis CSKA

Dimitris Itoudis è protagonista della miglior stagione in panchina da quando allena, perfino più su di quelle, magiche, che hanno portato ai titoli di Berlino e Vitoria.

Quanto accaduto al CSKA quest’anno è francamente incredibile. Tra un’infinità di contagi, lo stop per la stagione di Nikola Milutinov, tanti infortuni lunghi (Clyburn e Shengelia su tutti, ma anche Hackett tra caviglia e spalla, Strelnieks praticamente sempre fuori etc), oggi la delicata situazione di Iffe Lundberg ed il problema Mike James, essere a Colonia è un traguardo eccezionale che dimostra il valore di quello che oggi, a nostro parere, è il miglior Coach europeo insieme a Pablo Laso.

E’ corretto sottolineare che un pizzico di fortuna è arrivata nella serie Playoff, in cui si è affrontato un Fenerbahçe distrutto dai contagi e dall’infortunio di Vesely, così come la faccenda Mike James ha delle responsabilità che riguardano anche lo staff moscovita, tuttavia siamo al nulla rispetto alle disgrazie stagionali che, non dimentichiamo, vanno considerate anche insieme a quel Will Clyburn fuori per tutte le gare del 19/20, fatta eccezione per le prime tre.

Giocarsi una semifinale continentale con Antonov, Ukhov, Khomenko e Michael Eric protagonisti è già un’impresa solo nel momento in cui lo diciamo.

La pressione, comunque non esagerata, deriva dal solo fatto di essere Itoudis, una finale, od addirittura una vittoria, sarebbe leggenda. Senza se e senza ma.

Il Punto di Toni Cappellari

Ettore Messina è l’uomo che ha riportato Milano ad una Final 4 dopo 29 anni e soltanto questo potrebbe garantire la statua equestre.

Detto ciò, se hai in squadra Hines, Rodriguez e Gigi Datome, insieme a due inserimenti azzeccatissimi come Shields e Punter, oltre allo stesso Delaney, non sei certo una squadra che deve solo raggiungere i Playoff. Infatti l’impresa milanese è proprio essere in Germania, non certo essersi classificata tra le prime otto.

Quindi non va dimenticata la grande esperienza di Final 4 e di vittorie dei giocatori sopra menzionati, tuttavia non si può certo dire che Milano sia a Colonia con l’obbligo di vincere.

C’è poi proprio il Coach, uno che sa come si vince ed ha frequentato questi ambienti per circa 15 anni tra fine secolo scorso ed il 2014, tuttavia, proprio come ha ricordato lo stesso allenatore dopo aver eliminato il Bayern, la grande sfida è quella di riproporsi negli anni a questi livelli, per dare finalmente continuità e risultati accettabili ad una proprietà che ha dato tutti i mezzi possibili per farlo.

Per questo e per tante ragioni accessorie, la pressione non è assolutamente eccessiva e Colonia va vissuta nel giusto mix di serenità ed aggressività, coltivando un sogno che si è meritatamente guadagnato.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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