Corsolini contro Corsolini #9: Superlega in carrozzina

Riccardo Corsolini
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Corsolini contro Corsolini: il progetto del basket più interessante di quello del calcio. Ma dipendiamo sempre più, tutti, dalla comunicazione: se Eurosport non ha raccontato come speciale il playoff riconquistato da Milano, noi abbiamo fatto meglio sbagliando addirittura le date dei playoff?

Corsolini L: è paradossale: per una settimana non abbiamo fatto altro che parlare di Superlega e poi non abbiamo dato notizia della Superlega a cui stanno pensando, non i club presunti ribelli inglesi, ma le ragazze del basket in carrozzina pronte l’anno prossimo al varo del primo campionato professionistico paralimpico. L’Inghilterra è la culla del Paralimpismo incorniciato nelle parole del sudafricano Oscar Pistorius: non siamo disabili per quello che non sappiamo fare, siamo abili per tutto quello che possiamo fare.

Le parole hanno un peso. Nel ’93 diedi le dimissioni dall’allora Tele+, dove pure avevo un bel ruolo, perché un dirigente mi disse, testualmente: “Hai rotto i coglioni con questi servizi sugli handicappati in carrozzella”. In carozzella vai tu a Villa Borghese, e loro non sono handicappati ma giocatori di basket, gli risposi offeso. La rubrica del servizio in questione si chiamava “Giocare per vivere” ed era parte di Assist, un programma che pensavo non di basket ma del basket. Tutto il basket.

Oggi, 28 anni dopo, finalmente, non abbiamo più la pretesa di confinare o emarginare i disabili, di trattarli con finto pietismo, e così abbiamo fatto diventare, appunto da Londra 2012, i personaggi top delle Paralimpiadi dei Superhumans, che forse è l’eccesso di retorica opposta, persone da cui accettiamo di prendere lezioni e, anche, giocatori che ci fermiamo a guardare. Detto che una delle mie frasi manifesto è di quell’Ulisse straordinario che è Alex Zanardi, il viaggio è più importante della meta, ti posso chiedere di rendere pubblico un tuo whatsapp sulla finale del campionato di basket in carrozzina?

Corsolini R: la gara 3 tra Briantea 84 e Santo Stefano, che ha riportato lo scudetto alla società di Alfredo Marson, mi ha entusiasmato di più delle prime 2 gare playoff di Eurolega. Ho seguito lo spareggio scudetto in tv come in passato ho visto gara 3 tra Briantea e un’altra super squadra, il Santa Lucia Roma, dunque mi posso vantare con amici di Cantù perché “porto bene”.

Mi hanno gasato diversi giocatori delle due squadre e mi incuriosisce conoscere le loro storie. Berdun ha la stessa visione di gioco, la stessa imprevedibilità e nazionalità di Laprovittola e Campazzo. Esteche, che già avevo visto con la Briantea, mi piace per la garra che mette su tutti i palloni. Papi è da subito il mio idolo, tra capigliatura e tiro che fa sempre “straccio”. Miceli di Santo Stefano mi emoziona per come gioca e anche per il volto corrucciato di chi ce l’ha messa tutta, ma senza riuscire. Mi sono divertito come spero di fare nelle prossime gare di playoff Eurolega.

Corsolini L: Però di Superlega dobbiamo parlare. Lo so che voi siete la generazione a cui piacciono gli highlights, le chat, i vocali, il fast che non è necessariamente la sintesi dello slow, ma una volta di più la spiegazione migliore di quel successo, e della vera differenza nello sport tra Europa e Usa, l’ho letta in un lungo post di Sergio Tavcar. In Europa le leghe sportive sono emanazioni delle società, non l’ente che le rappresenta e le indirizza, tutte allo stesso modo.

Di più, e questa la aggiungo io, le società sono emanazioni delle squadre, essendo il corpo tecnico di ogni club, allenatori e giocatori, il vero e purtroppo a volte solo destinatario del lavoro del corpo amministrativo, col risultato che la ricchezza generata resta in minima parte sotto porta o sotto canestro, ma i soldi veri vanno all’esterno del movimento, ai giocatori appunto, ai procuratori. Per un Gary Neville che si schiera, subito, contro la Superlega, ci sono tanti, troppi, che scelgono la strada comoda del silenzio. Tu hai sentito qualche voce da parte dei giocatori in difesa delle squadre, ovvero dei loro datori di lavoro, in questa stagione di ricavi azzerati e di sponsorizzazioni evaporate?

Non solo si è avvertito un rumoroso silenzio, è il movimento stesso capace solo di sognare nuovi ricavi, non essendo capace di ridurre i costi. E così si perdono di vista questioni fondamentali: ad esempio, se Eurosport perde l’Eurolega, che immagino voglia dire che pure l’Eurocup passerà a Sky, già tv dell’Nba, che valore avrà il prossimo campionato? Prendi i dati di marzo per come riferiti da Prima Comunicazione relativamente ai top media sui social. Per interazioni, primo posto a Sky Sport con 32,5 milioni. Cronache di spogliatoio terzo a 13,6, Sky Sport Nba settimo a 4,5 milioni, dietro di poco a Corriere della Sera e Repubblica.

Corsolini R: mia personale opinione, la Superlega è fallita già nel momento in cui si è accostata, per dichiarazioni dei suoi dirigenti e paragoni di altri, all’NBA. Il modello di business europeo e quello americano non sono compatibili, o quantomeno non possono diventarlo in maniera così immediata, come si è provato a fare. Non capisco neanche chi ha provato a sovrapporre il “successo” del modello Eurolega a quello della Superlega. La battaglia tra Fiba ed ECA è diventata guerra dal 2015 circa, con 4 coppe europee diverse, incompatibilità tra i calendari e tante volte quest’anno che ho sentito parlare di “livello più basso” per tutti e 4 i tornei.

Sulla questione costi e relativo silenzio, penso sia solo un’altra dimostrazione che nel basket l’unico interesse che accomuna tutti è quello di portare acqua al proprio mulino e da appassionato questo mi rattrista, ma ormai per noi “follower” si tratta solo di aspettare e vedere che qualcosa cambi. Un’altra sconfitta per noi spettatori sarà non avere il pacchetto completo su un’unica piattaforma, come Eurosport ha discretamente fatto in questi anni.

Sky potrebbe, non dico deve, “copiare” il modello Eurosport e non fermarsi a trasmettere qualche partita sui canali tradizionali e portando tutte le partite per cui ha i diritti su una piattaforma OTT che ha già (Now TV) per garantire un buon servizio. Al momento però abbiamo solo indiscrezioni riportate dai giornali, più di tanto in là non mi spingo.

Corsolini L: bravo. 1-0 per te. Non si costruisce nessuna valutazione su notizie non confermate. Resta il fatto che Eurosport ha bucato, per così dire, il ritorno ai playoff in Eurolega di Milano, lo ha trattato come una partita normale, in questo svelando la debolezza di un modello che non dovrebbe essere solo quantitativo. Non possono essere tutte uguali le partite, e nemmeno dovrebbero essere uguali tutti i commenti: a me piacciono la logo tripla e il cameriere, il canestro in sottomano dei piccoli.

Non mi piace invece il continuo riferimento al luogo di nascita dei giocatori e scoppierei a ridere se di Messina, per fare un esempio, si dicesse che è un uomo di Catania, sapendo che è un uomo di basket, siciliano solo per l’anagrafe, e in quanto tale cresciuto alla scuola Reyer e passato per tante esperienze prima di tornare in Italia. Però credo si debba chiudere sulla Superlega.

La settimana scorsa ci ha insegnato anche che non sono questi i momenti per idee scolpite nel marmo, piuttosto bisogna essere fluidi, adattarsi. Agnelli ha detto in lungo e in largo: i giovani non guardano più le partite di 90 minuti, sono noiose come Fortnite non è, poi le proteste dei tifosi avevano anche, forse soprattutto il volto dei ragazzi.

Ti lascio con una riflessione di Riccardo Luna che piace a Te quanto a me dai tempi di Wired.

E’ una questione di autenticità. E’ lo stesso motivo per il quale i libri di carta che sembravano destinati ai musei, sono tornati ad essere il principale modo per leggere un libro. E i dischi in vinile hanno tutto un altro suono. Così come stare davanti a qualcuno rispetto ad una videochiamata. Una questione di autenticità. E’ questa l’unica strada del calcio per fare concorrenza ai videogiochi. Rimettere al centro valori, legami, significati. Altrimenti una partita alla PlayStation con un amico sarà sempre migliore di una pseudo-amichevole di stelle annoiate.

Corsolini contro Corsolini torna settimana prossima con la #10

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Riccardo Corsolini

Appassionato di Sport in generale, nato e cresciuto con la pallacanestro in testa e nelle mani. Scrivo della mia squadra e di Eurolega su Eurodevotion, tentando di prendere il ferro.
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