1992: Zele, Sasha, Mike e “Chocolate Thunder”

Un breve racconto dell’ultima Final Four a cui partecipò l’Olimpia Milano

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1992, l’anno in cui in Italia scoppiò Tangentopoli, delle stragi di Capaci e Via D’Amelio, della guerra in Bosnia, del trattato di Maastricht.

Solo alcuni degli avvenimenti che hanno segnato un anno che invece sportivamente parlando sarà ricordato soprattutto per la favola della ripescata Danimarca agli Europei di calcio e per il Dream Team alle Olimpiadi di Barcellona ma anche per l’ultima apparizione ad una Final Four di Eurolega da parte dell’Olimpia Milano.

29 anni, tantissimi per una squadra che ha fatto la storia della pallacanestro europea e che ora si trova soltanto ad un gradino dal ritorno nel club dei grandi.

La formula era completamente diversa allora e le squadre composte quasi totalmente da giocatori indigeni, salvo la presenza di alcuni Stranieri, volutamente scritto con la S maiuscola.

Uno di questi era proprio a Milano.

Darryl Dawkins, soprannominato “Chocolate Thunder”, arrivò alla corte di Mike D’Antoni, nell’estate del 1991.

Un giocatore iconico, eccentrico nel modo di vestire e dominante in campo, soprattutto nella sua avventura italiana, e ricordato anche per aver devastato alcuni canestri con potenti schiacciate negli anni in NBA.

1992 Zele
Credits: The Philadelphia Inquirer

I lombardi si qualificarono per l’atto conclusivo della manifestazione superando nei quarti di finale il Barcellona.

Completavano il tabellone il Partizan Belgrado e le due spagnole Joventut Badalona ed Estudiantes.

Il Partizan, allenato da un esordiente Zelimir Obradovic, aveva in Danilovic e Djordjevic le stelle, due giovani giocatori capaci di eliminare nei quarti di finale la lanciatissima Virtus Bologna guidata da Ettore Messina.

I pronostici, che vedevano l’Olimpia favorita, vennero ribaltati ed i ragazzini terribili di Zele raggiunsero la finale che furono capaci di vincere per 71-70 grazie ad un canestro sulla sirena di quello che sarebbe diventato dopo pochi mesi un nuovo giocatore di Milano: Sasha Djordjevic.

Una serata che rappresentò l’inizio della carriera leggendaria in panchina di Zelimir Obradovic e che convinse gli spagnoli della Joventut che fosse lui l’uomo giusto per portare in Catalogna l’Eurolega prima dei cugini nobili di Barcellona.

Dawkins segnò 21 punti e raccolse 19 rimbalzi in quella semifinale ma non servirono a nulla e dopo solo 12 mesi si chiuse la sua avventura con la gloriose scarpette rosse.

L’Armani Exchange è soltanto ad una vittoria da Colonia grazie a quell’Ettore Messina che nel 1992 sarebbe potuto essere avversario nella semifinale in un derby tutto italiano.

Danilovic e i suoi 25 punti nella decisiva gara 3 dei quarti negarono questo incrocio.

Pochi mesi dopo il trionfo del Partizan l’esordio cinematografico di Whitney Houston rese celebre il brano “I Will Always Love You”, canzone scritta nel 1973 da Dolly Parton che divenne un successo planetario grazie proprio alla Houston.

La colonna sonora del film riuscì a vendere 16 milioni di copie ed è un vero e proprio inno all’amore, lo stesso che ha Eurodevotion nei confronti del mondo della pallacanestro.

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