Road to Playoff: come ci arriva il Barça di Sarunas Jasikevicius

Andrea Ranieri 2
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Il Barcellona di Sarunas Jasikevicius è stata probabilmente, nell’arco di tutta la stagione regolare, la squadra più costante (record 24-10) di una stagione davvero particolare, sotto tutti i punti di vista. Il grande equilibrio in zona playoff ha fatto sì che, pur arrivando prima, la compagine catalana abbia incassato ben dieci sconfitte, un record da quando esiste questo nuovo format (stagione 2016/2017). Tanti alti dunque, ma i bassi non sono mancati. Nonostante questo, all’appuntamento con lo Zenit si presenta una squadra in salute, con Sarunas Jasikevicius che potrà contare su tutti i propri effettivi.

La stagione nel segno di una rivoluzione chiamata Sarunas Jasikevicius

Rispetto alla stagione 2019/2020 il roster del Barcellona non è neanche cambiato molto, eccezion fatta per l’innesto di Nick Calathes. E’ evidente che il vero cambio di passo sia stato dato dall’arrivo dell’astro nascente Sarunas Jasikevicius in panchina. Il coach lituano ha creato una mentalità differente, quella di una squadra che cerca di imporre sempre la propria identità di gioco, partendo prima di tutto dalla metà campo difensiva.

Sarunas Jasikevicius
Quanto è cambiato il Barcellona con Sarunas Jasikevicius al timone

Quella di Jasi non sarà una pallacanestro per cultori del “bel gioco”, ma è una pallacanestro chiara e con lineamenti ben definiti, che aiutano i giocatori a trovarsi sempre nello spartito. Qual è stato fin qui il più grosso limite? Volendo restare, per ora, su un discorso di carattere generale, si può dire che a volte sia costata cara l’incapacità di trovare reali alternative a quel piano di gioco in cui stiamo per addentrarci. D’altronde è il grande problema della ripetizione ossessiva di un concetto: se quel concetto funziona va tutto alla grande; ma è quando le cose vanno per il verso sbagliato che si presentano le difficoltà. Sarà interessante capire se ai playoff questa criticità risulterà superata.

Barça, squadra da big match

E’ interessante far riferimento ad alcuni numeri riguardanti gli scontri diretti in questa stagione. Nelle 14 gare giocate contro le altre partecipanti ai playoff, la squadra di Sarunas Jasikevicius ne ha vinte ben nove, perdendone dunque cinque. Le sconfitte sono arrivate solo da tre squadre in realtà: l’Efes e il Bayern hanno chiuso la stagione battendo in entrambi i casi i blaugrana, mentre proprio lo Zenit riuscì a prevalere a Sen Pietroburgo.

Per il resto, le sconfitte sono maturate contro team poi rimasti fuori dalla questione postseason: due contro il Maccabi e l’ASVEL, mai battute, e una contro l’Olympiacos. Difficilmente quindi i catalani sbagliano le partite contro le dirette concorrenti. Certamente in un eventuale semifinale l’accoppiamento con Milano sarebbe più adeguato rispetto a quello con il Bayern, squadra che gioca un basket molto simile. In ottica finale fa ovviamente paura l’Efes, forse la squadra più in forma del lotto. Intanto però c’è da battere uno Zenit che in stagione ha pareggiato contro il Barcellona (74-70 per i russi all’andata, 85-81 catalano al ritorno). Non così semplice.

Il segreto (di Pulcinella) di Sarunas Jasikevicius è in difesa

Abbiamo imparato a conoscerla e ad amarla nel corso della stagione. La difesa del Barcellona è la vera chiave di volta del successo blaugrana. Già i numeri testimoniano quel di cui stiamo parlando. I ragazzi di Sarunas Jasikevicius hanno chiuso la regular season concedendo la miseria di 73.59 punti a partita agli avversari, risultando così la miglior difesa d’Europa. Non solo: i catalani sono i migliori per percentuale concessa due punti (49.4%) e terzi per canestri subiti da due punti a partita (18.26).

Insomma, trovare o costruire un tiro facile contro una difesa del genere è un’impresa ai limiti del titanico. E non è solo questione di numeri. Vedendo una partita del Barcellona si capisce subito che l’intento è sempre e solo quello di “attaccare” l’attacco avversario, mettendo costante pressione sulla palla e sulle linee di passaggio. Anche sul pick and roll si prediligono difese di aggressione come lo show o il cambio. Come ciliegina sulla torta, c’è quella pressione a tutto campo che risulta spesso risolutiva nei finali di partita. Una vera e propria fortezza.

Ma che bella la palla dentro

21.47. E’ il numero di tiri da due che il Barcellona segna mediamente ogni partita. Anche in questo caso si tratta del miglior dato della competizione, nonostante la percentuale al tiro da due non sia esorbitante (54.89%). E’ quindi importante sapere anche che, con 39.12, Nikola Mirotic e compagni sono anche secondi per numero di tentativi da due punti a partita, dietro solo al Bayern di Andrea Trinchieri. Un vero e proprio mantra di Sarunas Jasikevicius quello di cercare i tiri da vicino.

E come è possibile tutto questo? Appoggiando con costanza il pallone in post basso. Il Barça è una delle poche squadre che non utilizza mai quintetti piccoli e gioca sempre con due lunghi capaci di andare spalle a canestro e collaborare insieme, soprattutto con giocate di alto-basso. Sembra quasi una pallacanestro anacronistica, eppure funziona, alla faccia della querelle des anciens et des modernes che negli ultimi anni sembra aver investito il mondo tattico cestistico. Va infatti notato che questo spartito offensivo rende al meglio quando anche i tiratori sono ben coinvolti e capaci di colpire con buone percentuali dalla distanza. Quando le due dimensioni si intersecano, nessuno può stare al passo del Barcellona.

Sarunas Jasikevicius ha tutti a disposizione, che spazio per Pau Gasol?

Se non dovessero esserci emergenze dell’ultimo minuto, Sarunas Jasikevicius avrebbe la fortuna di presentarsi ai playoff di Eurolega con l’infermeria vuota e il roster al completo. All’armata si aggiunge peraltro Pau Gasol, che in campo continentale ha esordito solo all’ultima e irrilevante partita di stagione regolare, persa contro il Bayern Monaco. E’ dunque lecito domandarsi: che spazio possa avere il fuoriclasse quarantunenne in questa corazzata.

Va detto che il quartetto di lunghi composto da Nikola Mirotic, Brandon Davies, Pierre Oriola e Roland Smits ha fatto una stagione eccellente, con un buon apporto anche del giovane Sergi Martinez, quando è stato chiamato in causa. Da un punto di vista difensivo, sembra difficile che Gasol possa offrire quanto apportano i quattro lunghi principali. Pochi minuti a disposizione quindi, ma siamo sicuri che un giocatore di quel talento offensivo non possa essere determinante in una serie a carattere difensivo come quella contro lo Zenit? D’altronde, a questo punto vincerà chi attacca meglio e Gasol tra post basso e post alto può ancora spiegarla.

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