Real Madrid, impresa nel “clásico”. Tristan Vukcevic fa sognare

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Real Madrid da urlo nell’eterno duello tra le grandi di Spagna. In una prova di squadra eccellente emerge la figura di Tristan Vukcevic, 18enne figlio di Dusan che se la gioca da consumato veterano.

C’è poco da fare, in Europa una partita come “el clasico” non esiste. Forse solo il derby di Atene gli si avvicina come intensità a tutti i livelli, ma la realtà è che il blasone di Barça e Real non ha pari.

E’ un storia eterna, che in tante occasioni stagionali, ci offre un nuovo capitolo, quasi mai anonimo.

Il REal non è morto

Suvvia, erano tutti pronti a festeggiare sui resti dei leoni madrileni: tra Istanbul ed il Palau, si giurava che fosse finito tutto, che in quattro giorni la storia di un gruppo di campioni unici ed indimenticabili avrebbe avuto la parole fine.

Definitiva, incontrovertibile. Rivoluzione, rifondazione… Lo pensavano in tanti, ma non hanno fatto di conti con uno spogliatoio, prima del parquet, di uomini di altissimo valore.

Perchè non sei quello che è stato in 10 anni il Real di Pablo Laso se non hai solidi valori umani prima che tecnici. Enhorabuena campeones!

La sfida del tardo pomeriggio di domenica non cambia di molto le prospettive future, perchè il rinnovamento ci sarà ed è già partito alla grandissima (Poirier ed Henry vi dicono niente?), ma la base su cui lavorare resta quella costruita da Laso e dai suoi uomini. Sì, è una ripetizione voluta. Uomini prima che giocatori.

DIFESA ED ORGANIZZAZIONE IMPECCABILE

Il Real che passa sul campo dei rivali è un perfetto mix di applicazione difensiva e di consapevolezza di ciò che si deve fare per vincere in condizioni almeno emergenziali.

Rispetto al giovedì di Istanbul non ci sono Deck e Thompkins, mica noccioline, ma la prestazione è tecnicamente ancora più apprezzabile.

Difesa arcigna, post basso tolto con grandissima regolarità agli avversari, noti per farne eccellente uso, ed un attacco che fa esattamente ciò che serve, conoscendo alla perfezione uno spartito in cui si distingue cosa si può da cosa non si può fare oggi.

LA FAME DI SARAS

Più volte in stagione abbiamo sentito il Coach lituano parlare di voglia, di applicazione e di fame. Ieri, all’intervallo, le parole sono state chiare una volta di più.

«Giochiamo contro una squadra che viene da tanti anni con titoli di Eurolega, di Liga etc. Non è possibile che abbiano più fame di noi».

C’è tutto Saras e c’è tutta la sua difficoltà nel creare un ambiente “blaugrana” che sia simile a quanto gli è stato possibile fare con le sue eccellenti versioni dello Zalgiris.

Quell’ambiente lo ha accettato, i giocatori sembrano sposare al 100% il progetto, poi farlo in campo per 40 minuti è più complicato.

«Se non siamo concentrati, cattivi e determinati noi non siamo niente di speciale». Quelle parole ateniesi rimbombano nello spogliatoio catalano. C’è un abisso tra il Barça del Forum e quello di ieri, come c’è un abisso tra tante versioni della squadra di Jasikevicius in stagione.

«Non avremmo meritato di vincere». Lo avrebbero detto in pochi, lo ha detto il Coach di chi ha perso. Meritatamente.

I 17 di Mirotic nella ripresa sono la furiosa dimostrazione che si può fare.

TRISTAN VUKCEVIC, IMPARIAMO BENE QUESTO NOME

18 anni l’11 marzo scorso, 209 cm che, vista la struttura, potrebbero ancora diventare qualcosa di più, due manine fatate ed una comprensione del gioco difficilmente riscontrabile in un maggiorenne freschissimo.

11 punti, 4 rimbalzi, una stoppata, 3/5 dall’arco, 2/2 in lunetta, 1 assist, 1 recupero e zero perse. 11 di valutazione è +15 di plus/minus in oltre 21 minuti sul parquet.

No, non era un’amichevole di agosto, era un “clasico”.

Il ragazzo ha tanto, forse tutto. ma una cosa, tra le altre, ci fa impazzire, ovvero la capacità di posizionarsi sempre nel posto migliore sul campo. Da piccolo devono avergli dato un biberon pieno di… “spacing”.

FUTURO? RESTA BLAUGRANA, MA…

Il Barça resta più forte e completo, forse non sarebbe stato così con Randolph e Deck sino a fine stagione, di certo non lo sarebbe stato col Facu al comando.

Ma la colonia argentina si è trasferita in America, il tendine di Randolph ha detto stop ed ecco che il Real è tutt’altra cosa.

Arriverà Poirier, forse subitissimo, ma la bilancia pende sempre verso la Catalunya, decisamente tra le favorite di Eurolega ed in “pole” anche per la Liga. In una possibile serie su 5 gare il divario potrebbe ampliarsi a favore di Mirotic e soci, ma serve fare grande attenzione.

28 gare su 29 non si vincono per caso in torneo di altissimo livello come la Liga (domani sera al Wizink Cenetre arriva tenerife, occhio…). Rudy, Causeur, Llull, Garuba, un Laprovittola ottimo come quello di ieri, lo stesso Tavares, un po’ in debito di ossigeno dopo mesi in cui ha tenuto sulle spalle l’intera squadra… Poi Taylor, Abalde… E’ gente che non vuole perdere neanche a briscola con la nonna. Se poi la nonna è vestita di colori blaugrana…

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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