E ALLORA MAMBO! (OVVERO, I PLAYOFF)

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E ALLORA MAMBO! (OVVERO, I PLAYOFF), l’ultima “fatica” (si fa per dire) di Maurizio Zoppolato per Eurodevotion.

Mi perdoneranno Luca e Paolo per la citazione, ma a Milano il ritorno ai playoff è vissuto con lo stesso sguardo allucinato dei due protagonisti dell’ormai remoto film, alla prospettiva della “serata mambo”.

Che mambo sia, dunque; nell’attesa, una panoramica sulla stagione regolare appena conclusa e su quello che ci aspetta, nei consueti 5 punti “Eurodevotion Style”.

No people, no party? Non potendosi più lamentare per i risultati (salvo i pochi, a cui va tutto il mio affetto, che ancora piangono per le due perse col Pana), svariati tifosi milanesi prorompono in un «ma proprio quest’anno, che non si può andare al palazzo???». Si insinua il sospetto che possa non essere un caso: non che avesse ragione quel coach che lamentava per l’Olimpia un effetto negativo delle aspettative dei tifosi (anche se la statistica è dalla sua); ma senza la neutralità imposta dagli spalti vuoti, Zalgiris Olympiacos e Maccabi avrebbero avuto sicuramente qualche vittoria in più, complicando notevolmente la corsa ai playoff.

Personalmente, come detto in passato, più che la tristezza per le sagome cartonate al posto di spettatori più o meno partecipi, di quest’anno mi resterà impresso romanticamente il suono rilanciato in TV delle scarpe sul parquet, degli sbuffi sui contatti, di alcuni commenti di coach e giocatori. Insomma, una commovente atmosfera di CSI Silver, solo abitata da gente come Mirotic e Larkin. «Jan Vesely uno di noi», per dire.

My way, wrong way. Chi non è mai stato e mai sarà come gli altri, è Mike James. Talentuoso quanto Van Gogh, ma con lo stesso sobrio equilibrio di Van Gogh: il quale, com’è noto, di titoli… cioè, di quadri in carriera, da vivo, ne vendette … zero. Neanche un coach Itoudis in versione Mahatma Gandhi innestato su Obi-Wan Kenobi è riuscito infine a gestirlo (Mike, non Van Gogh), regalando quintali di “senno di poi” alla scelta di Messina (all’epoca, non priva di azzardo) di spedire quelle labbra a un indirizzo nuovo.

Beninteso, anche senza di lui (e Milutinov), quel che resta del CSKA dovrebbe essere più che sufficiente per saltare a piè pari i residui del Fenerbahce. Pur mettendo in conto l’ipotesi di vari fischi più o meno “singolari”, rispetto ai quali sarebbe certo una coincidenza che lo sponsor del torneo sia la Turkish Airlines.

Mike James
Mike James, “wrong way”?

My way, right way. Con 9 (nove!) assist ma un solo punto, in un inutile incrocio col disastrato Khimki, Vasilis Spanoulis saluta molto probabilmente il basket giocato. 

Lungo la stagione, il Generale Tempo ha impietosamente esposto le sue 39 primavere; per questo, però, gli spalti vuoti sono davvero un rammarico: se Spalletti negò a San Siro la standing ovation di saluto a Totti, c’è voluto il Covid per impedire a Spanoulis l’abbraccio di un “farewell tour” che qualsiasi appassionato europeo avrebbe voluto tributargli. 

Ciao Vasilis, e grazie.

Verso le Final 4

L’Eurolega è quel torneo nel quale le 18 squadre migliori di Europa si scontrano per 34 giornate più i playoff, per veder giocare le finali a CSKA, Real, Efes e Barca”. 

Ecco, la mia sparata di inizio anno perde un pezzo, grazie al meraviglioso torneo di Milano e Bayern, e si vedrà quale delle due riempirà la casella rimasta disponibile. Serie che promette fuochi d’artificio anzitutto tra le rispettive panchine: pop corn in sala stampa, e probabilmente non solo, conoscendo i caratterini -e la reciproca non simpatia- di Messina e Trinchieri.

Si diceva della casella libera, generata dal quarto tra Efes e Real Madrid. Da una parte Ataman, dall’altra Rudy Fernandez: entrambi piacevoli come trascorrere una torrida notte estiva in auto in mezzo a nugoli di zanzare, che ovviamente sanno come entrare dai bocchettoni. Almeno il cuore si scalda al pensiero che uno dei due concluderà la stagione a questo autogrill; dopotutto, potrebbe andare peggio: con Rudy allenato da Ataman.

E per il resto… Nel momento in cui si scrive, non si sa ancora se l’ultima ammessa al gran ballo sarà Valencia o Zenit. Sicuro, il Barcellona aspetta di conoscere la propria avversaria con la stessa ansia che provano i bambini giocando a vedere il colore della prossima auto che passa. Per non farsi mancare nulla, i catalani hanno aggiunto perfino Pau Gasol, e torno a pensare che la vera lacuna del roster sia non aver assoldato Scarlett Johansonn per la comunicazione.

Pau Gasol, “Scarlett Johansonn” per Jasi

Chi invece seguirà con trasporto le vicende dell’ultimo posto ai playoff è la Bologna bianconera, dato che in caso di vittoria Zenit entrambe le finaliste dell’Eurocup accederanno l’anno prossimo all’Eurolega (certo, poi il 14 la finale la si deve conquistare…).

Nel caso, significherebbe che la finalista già qualificata, ossia il Monaco (intesa come Montecarlo, neh!), affiancherà l’Asvel nell’edizione 2021-2022; pensando a cosa sia e soprattutto cos’era il movimento francese prima di Tony Parker, ci sarebbe pure da vergognarsi, per noi. Ma forse è solo l’umana tendenza a rammaricarsi quando hanno successo “i cugini”…

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