Corsolini contro Corsolini #5: Devotion al Mubit

Riccardo Corsolini
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Corsolini contro Corsolini #5: si parla di settori giovanili e di museo: strano accostamento ma sarebbe bello se l’Opening Game del MUBIT, il Museo del Basket di Bologna, diventasse una occasione di confronto per quanti scrivono per siti e social non sempre riconosciuti dai dirigenti del movimento, ma spesso originali nelle soluzioni proposte. Una visione originale è anche questa: si può leggere l’accordo Dazn-Serie A calcio come una vittoria del basket che ha anticipato il dialogo con le OTT. A patto che adesso su Eurosport si cominci a parlare di basket non soltanto per le partite ma in modo appunto social.

Corsolini contro Corsolini

Corsolini L: Facciamo che, per una volta, siamo al ristorante, per ricordare bei tempi che ci sembrano lontani. Cosa gradisce signore? Oggi abbiamo un Aradori imbarazzante, un Mubit della casa visto che il Museo del Basket è a cento metri da casa tua, un Baricco che parla di basket senza saperlo per chi non si accontenta e, per finire, come dolce, il whatsapp di un amico. Vuole cominciare dalla fine?

Corsolini R: Non so, non avete un Melli che cerca una vera occasione in Nba a Dallas? La Virtus è alle semifinali di Eurocup e avrà festeggiato con una crema catalana. Quindi sì, per una volta possiamo cominciare dal dolce.

Corsolini L: che è poi un ottimo inizio. Per me, ma anche per te, uno che saluta scrivendo Pisquaneria già merita ogni attenzione. Poi ci ha scritto dopo la scorsa puntata, messaggio che passiamo in forma anonima facendolo nostro::”Citare la Stella Azzurra come modello di settore giovanile da seguire è giusto ma solo in parte se pensiamo alla pallacanestro italiana. E’ vero che hanno avuto alcuni buoni giocatori indigeni (anche se in verità Bargnani è frutto di un’altra parrocchia romana) ma la loro ottima organizzazione l’hanno principalmente messa in campo per costruire giocatori di formazione italiana, drogando un po’ (seguiti anche da altri club sia chiaro) i campionati giovanili vinti in serie.

Sarebbe stato bello se tutti quegli sforzi, che comunque hanno prodotto per il club prestigio e considerazione internazionale oltre che un valore economico, fossero stati concentrati molto di più sui ragazzi italiani che però dicono alla Stella, “non sono adatti al sacrificio e hanno meno fame”. Tutto nelle regole sia chiaro, qualche età dubbia a parte, ma il risultato e’ che di giocatori nostrani importanti in A1 adesso ce ne sono troppo pochi. In A2 e B è e sarà pieno di ragazzi formati. Ma e’ questo che serve alla pallacanestro italiana?” Cosa possiamo rispondere?

Corsolini R: avendo parlato io dell’argomento, rispondo volentieri. Il tema andava segnalato perché i dubbi sul progetto Stella Azzurra ci sono e sono abbastanza noti. La scelta di lodare la squadra romana riguardava un episodio preciso. La giovanile di Roma, e tralascio qui la questione player trading,  ha perso contro il Real nella finale della tappa di Colonia alla Adidas Next Gen Cup. Inserirla insieme ai vivai di Cantù e Reyer tra gli esempi virtuosi italiani ci fa rimanere nel tema settori giovanili in Europa.

L’ho fatto nel blog italiano di Eurolega dove uno dei nostri redattori, Giorgio Mastrogiacomo di Roma, segue proprio l’Eurolega delle giovanili da Roma. Vero che Eboua dopo diversi viaggi è tornato a Pesaro, ma è anche vero che i Visintin e compagnia hanno bisogno di test europei per avvicinarsi a scenari futuri, così come dovrebbero altri talenti azzurri. Spero di aver risposto e sarei felice di rispondere, da diversamente giovane, ad altri eventuali commenti sul tema e non, per ora cedo la palla a te.

Corsolini L: allora vado avanti con Alessandro Baricco. Quando scrive saggi come quello che sta pubblicando a puntate su The Post è il mio numero 1. Lo cito qui, collegandolo all’argomento precedente, perché lui parla di una nostra intelligenza novecentesca impreparata a gestire quello che ci sta succedendo, e che ci è successo. Voglio dire: possiamo continuare con queste pratiche invece che riprendere una selezione seria?

Possiamo dire che il format della nuova stagione sarà comunicato solo finita questa, perdendo altri mesi non nella programmazione, ma nella battaglia di sopravvivenza che riguarda tutte le categorie e che, riassunta nel nostro Basketball Lives Matter, contano le vite di tutti i baskettari, è un possibile manifesto di una ri-partenza, scritto proprio così, molto difficile?

L’intelligenza novecentesca è analogica, lenta, incapace di gestire le novità che le piovono addosso perché per anni ha gestito le sue di novità senza preoccuparsi troppo del loro impatto. Certo, se poi l’intelligenza è quella moderna di Aradori che prima scrive qualcosa di impostabile, per me in assoluto, di sicuro per un giocatore, e non perché come ha inteso lui un cestista non si deve occupare di politica, siamo fritti.

Su una cosa ha ragione Pietrone: “Ho imparato che sui social devo fare molta più attenzione”. Tutto il basket dovrebbe andare a lezione: tra un eccesso personale e l’eccessivo silenzio autoimposto dal basket a sé stesso ci deve essere per forza una soluzione intermedia.

Corsolini R: mi fai sorridere perché in un corso che sto frequentando da gennaio, abbiamo avuto ospite il presidente della Legabasket, Umberto Gandini. Nel nuovo Corsolini contro Corsolini, siam sempre stati felici di commentare notizie positive, così come abbiamo sottolineato quelle che non ci piacevano.

Premessa per dire che a fine intervento, dopo aver elencato numeri, problemi ancora da risolvere e quello che è stato fatto, ha chiuso chiedendosi e chiedendo a noi studenti, più che interessati al e dal tema, come e cosa si può fare per rendere il basket più accessibile e appetibile per la Generazione Z. La soluzione la sta cercando anche Agnelli nell’ECA del calcio. Intanto, che chi sta in alto si stia facendo domande sul “come” dà speranza, anche se siamo lontani dalle risposte.

Corsolini L: intanto puoi sognare. Hanno presentato il Mubit, il, Museo del basket che avrà sede al Paladozza. Non posso ragionare sui contenuti, in parte perché non sono stati svelati, in parte perché ho presentato a Bologna Welcome, la struttura che si occuperà della gestione, un tesseramento speciale in ricordo di Gianni Corsolini, con ingressi omaggio e altre opportunità per chi vorrà farsi socio del Mubit in questa modalità.

Più facile parlare dei programmi: davvero la Fortitudo pensa di tornare in un Palazzo che è un gioiello svelato nelle sue rughe dal Covid? Sarebbe bello giocare ogni anno l’opening game, con una bolognese a rotazione, ma non potrebbe essere un big game per non impoverire le campagne abbonamenti. Si potrebbe fare nella femminile.

La Nazionale potrebbe eleggere il Paladozza casa sua? Difficile. E allora, visto che siamo su Eurodevotion, sganciamo una bomba nel giardino di…casa nostra visto che abitiamo a pochi metri dal Mubit e proponiamo: perché Bologna non candida il Palazzo come sede almeno per tre anni della Supercoppa Europea che non esiste nel basket? El diretur Alberto ci potrebbe costruire una campagna su questa proposta.

Corsolini R: sarebbe un bel riconoscimento per Eurodevotion portare avanti una proposta del genere. sarebbe ancor più bello che all’inizio della nuova stagione, se saremo finalmente liberi di muoverci, si potesse organizzare un incontro, un incontro vero, non una riunione digitale, per parlare di basket a livello europeo.

Non è solo il campo che stabilisce il livello del basket continentale, ma anche e mi verrebbe da dire soprattutto, o forse primariamente, la ricchezza del dibattuto nei vari Paesi attorno a temi di cui in Rete si discute con grande passione e pure con grande profondità senza che, temo, ci sia una percezione precisa del livello degli interventi.

Un Eurodevotion meeting avrebbe un significato particolare a Bologna: incidentalmente è casa mia, ma conta molto di più che sia una città universitaria allenata ai dibattiti e che pure all’estero sia riconosciuta come Basket City.

Corsolini L: ci tocca chiudere col calcio. Il fatto che la serie A sia passata da Sky a Dazn ha una lettura qui non economica ma pratica. Invece di continuare a frignare per ricavi modesti, che con più squadre in A saranno persino inferiori, il basket dovrebbe chiedersi: come mai non siamo stati capaci di sfruttare il ruolo di apripista visto che a una piattaforma OTT, nel caso specifico Eurosport, ci siamo arrivati con anni di anticipo?

Perché non c’è un progetto che vada a oltre la necessità di provare a riempire il portafogli. Ma adesso, forse, con tanto e tale esempio, si sveglieranno tutti e cominceranno a parlare di contenuti on demand e interattivi quando per anni si sono nascosti dietro un mare di statistiche, highlights un po’governativi, che cominciano sempre dal saluto degli allenatori a metà campo e non raccontano altro che non siano le partite, nessuna storia valorizzata per andare oltre il recinto degli addetti ai lavori.

“L’esperienza del calcio in tv sarà più ricca grazie all’integrazione di contenuti originali e nuove funzionalità. L’obiettivo principale è proprio la personalizzazione del prodotto calcio in tv”. Parola di Veronica Diquattro, intelligenza certo non novecentesca e infatti Responsabile Innovazione di Dazn. Prima ha lavorato a Google, poi a Spotify prima di arrivare a Dazn e, pensa, è di Bologna, sfuggita a ogni censimento di Basket City.

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Riccardo Corsolini

Appassionato di Sport in generale, nato e cresciuto con la pallacanestro in testa e nelle mani. Scrivo della mia squadra e di Eurolega su Eurodevotion, tentando di prendere il ferro.
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