Zalgiris-Maccabi (round 31): vittoria israeliana in un match a due facce

Andrea Ranieri
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Zalgiris-Maccabi era una sfida di pochissimo valore, di fatto quasi nullo, per la classifica. I lituani, provenienti da un periodo poco felice, erano ormai fuori dalla lotta per i playoff. Gli israeliani, dal canto loro, non ci erano mai davvero entrati: inevitabile in una stagione fallimentare in campo europeo, che pone molte domande sulla costruzione della squadra e sul percorso tecnico pensato sulla carta.

E dopo un primo quarto da 26-18 per i padroni di casa, che lasciava presagire l’ennesima sconfitta dei gialli, è arrivata una reazione per banda di coach Ioannis Sfairopoulos, dettata più dall’orgoglio che altro. Una vittoria (81-88) che certo non cancella quanto di brutto (orrendo?) fatto in questa annata, ma che ha quantomeno il valore di “goal della bandiera” per una squadra che ha deluso tutti, se stessa compresa. Allo Zalgiris non bastano alcune folate di bel gioco. Manca la spinta data dall’obiettivo playoff, ma il progetto di Martin Schiller ha fatto un bel primo passo. Zalgiris-Maccabi è nei cinque punti di Eurodevotion.

Zalgiris-Maccabi e il primo quarto manifesto

Un po’ come i futuristi quando scrissero il manifesto del loro movimento culturale, nel primo quarto di Zalgiris-Maccabi le due squadre hanno messo in campo tutti gli assiomi principali delle rispettive stagioni. Da un lato i padroni di casa, non ricchi di un talento immenso, ma capaci di mettere sul parquet una pallacanestro piacevole, che si nutre del flusso in transizione, facendo viaggiare uomini e palla in maniera armoniosa, con evidenti rimandi alla formazione statunitense di coach Schiller.

Dall’altra una squadra pressoché inesistente in difesa, soprattutto nella fase di transizione, e particolarmente scollegata in attacco. E scegliamo il termine “scollegata” non per caso. Il Maccabi di questa stagione è una squadra in cui ogni componente prova a togliere le castagne dal fuoco col proprio uno contro uno. Ma si tratta solo di cinque uno contro uno sconnessi fra loro, in cui il palleggio insistito sul posto, senza cercare di costruire un vantaggio, sembra l’unico mantra. Errori in fase di mercato? Sicuramente. Errori di Sfairopoulos? Anche.

L’orgoglio del Maccabi, con la mente che torna a Simone Pianigiani

Dopo aver visto i primi dieci minuti del Maccabi, pensando a Israele, chi scrive è tornato con la mente al 2011 e all’Italia di Simone Pianigiani. La nazionale di Danilo Gallinari, Marco Belinelli e Andrea Bargnani gioca l’ultima partita del girone eliminatorio degli Europei in Lituania, già eliminata, dopo un girone estremamente deludente. L’avversario è Israele, l’approccio davvero soft. In un timeout si sente coach Pianigiani esibirsi in una rara sfuriata, culminata con quel famoso “facciamo a cazzotti almeno!”.

Zalgiris
Zalgiris-Maccabi: gli israeliani l’hanno girata con la difesa

Ecco, tra primo e secondo quarto di Zalgiris-Maccabi potrebbe essere accaduta una cosa simile sulla panchina del Maccabi. I viaggianti, pur continuando a non giocare benissimo, sono rientrati nel match grazie alla cattiveria agonistica, a una specie di moto di orgoglio, emerso soprattutto in difesa, dove Kaunas è stata forzata a sette palle perse in appena dieci minuti. Una reazione veemente che ha poi caratterizzato la gara israeliana.

Zalgiris-Maccabi: quando il gioco si fa duro…Kaunas non vince

Quella durezza, quella cattiveria agonistica, quell’intenzione di non farsi mettere i piedi in testa che hanno girato positivamente la gara del Maccabi sono state anche la rovina per quella dello Zalgiris. Chi scrive ha più volte ribadito quanto quello della truppa lituana quest’anno sia un basket elegante, ben giocato, che ha bisogno di flusso, fluidità, di ampi spazi. Ed è un basket che fatica a emergere quando l’avversario preme sul tasto della fisicità.

Basti pensare anche alla gara di Kaunas contro l’Olimpia Milano, che mise il match sui binari meno congegnali ai ragazzi di Schiller, giocando una partita sporchissima e molto rude. Stasera, dal secondo periodo in avanti, Zalgiris-Maccabi ha proposto lo stesso copione. Solo qualche folata tra terzo e quarto quarto ha pensato che stesse nuovamente per uscire il vero Zalgiris, ma si è trattato di un nulla di fatto. Alla fine la verità è che quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare… e Kaunas abbandona la lotta. Soprattutto ora che mancano le motivazioni.

Un bilancio sulla stagione dello Zalgiris

Zalgiris-Maccabi e le sconfitte maturate prima di questa sfida non debbono e non possono offuscare del tutto quanto di buono ha fatto la più importante società lituana di pallacanestro in questa stagione. Il pesante taglio del budget e l’addio di Sarunas Jasikevicius, che sarà nel giro di pochi anni il miglior allenatore d’Europa, parevano preludio a una stagione da fondo classifica. Invece, ancora una volta, si è generata competenza dalla cultura cestistica e dall’amore verso il nostro bellissimo sport, che in Lituania è quello nazionale.

Martin Schiller ha portato una ventata di novità con la sua pallacanestro “americaneggiante”, riuscendo a nascondere in buona parte le magagne di un gruppo non certo ricco di talento, ma molto allenabile. La lotta playoff ha visto Kaunas protagonista fino a pochi turni fa, quando l’alzarsi del livello li ha colti nel momento in cui ancora non erano pronti. Perché i progetti seri richiedono tempo. Quello di Schiller merita di averne a disposizione il più possibile.

A Tel Aviv si riparta, e lo si faccia senza Scottie Wilbekin

La vittoria di ieri sera – lo ribadiamo – è la famosa rondine che non fa primavera. La stagione del Maccabi, quinto dopo ventotto partite all’interruzione dello scorso anno, è un fallimento. Le addizioni dal mercato hanno portato poco o nulla alla causa, forse perché inserite nel contesto sbagliato. Il livello di una difesa che un anno fa era la migliore d’Europa è crollato, sommerso anch’esso dai madornali errori in sede di rinforzo della squadra.

Zalgiris-Maccabi, nei passai peggiori per i vincitori, lo ha mostrato ancora una volta: non si può prendere Ante Zizic se il “playmaker” si chiama Scottie Wilbekin. Il croato è un lungo capace di creare dal post, bisognoso di rifornimenti, che Wilbekin, individualista all’ennesima potenza, non può dargli. Il roster ha ottime basi, e Zizic è un vero gioiello. E allora a Tel Aviv ripartano per risollevarsi subito. Ma lo facciano senza Scottie Wilbekin.

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