Alex Abrines: Quando vedi campioni come Niko o Nick difendere in quel modo ti senti coinvolto alla perfezione

alberto marzagalia
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Alex Abrines, guardia-ala del Barcellona, uno dei tiratori più letali dell’attuale Eurolega, ci ha rilasciato un’intervista esclusiva in cui abbiamo parlato della sua carriera e dell’eccellente momento del suo Barça.

ll Barça è il presente dell’unico tiratore europeo che, col compagno Kyle Kuric, pare in grado di raccogliere l’eredità di Jaycee Carroll. Ma forse è meglio non dire ad un blaugrana che dovrà essere come un “blanco”…

Nato a Palma di Mallorca l’1 agosto del 1993, è cresciuto come professionista tra Malaga ed Axarquìa.

Nel 2012 arriva il trasferimento a Barcellona, dove rimarrà sino al 2016 conquistando, sotto la guida di Xavi Pascual, una Liga, 1 Copa ed una Supercopa.

Nel frattempo arriva la scelta al draft del 2013, all #32. Lo selezionano i Thunder, che raggiungerà nel 2016, al termine della prima avventura catalana.

Dopo quasi tre anni arriva il taglio, a febbraio 2019, in un momento personalmente travagliato.

Ad inizio luglio dello stesso anno pubblica un video dal titolo “Querido balon” in cui si apre parlando del disagio personale provato nei confronti del gioco. E’ un atto di forza notevole ed è l’inizio di una nuova avventura.

Infatti pochi giorni dopo, il 12 dello stesso mese, firma un 2+1 con il Barça, un ritorno a casa praticamente.

Alex, l’arrivo di Jasikevicius è stato salutato con grande entusiasmo da tutto l’ambiente “Blaugrana”, portando con sé anche grandi aspettative. Dalla tua prospettiva cosa è cambiato nell’utilizzo delle tue capacità in campo? Cosa ti chiede di diverso l’allenatore?

«Sì è diverso dal passato, oggi ho molte opportunità in più, ho parecchi tiri a disposizione uscendo dai blocchi ed in generale grazie al fatto che sappiamo creare molto per chi gioca lontano dalla palla».

Hai giocato 4 anni qui tra il 2012 ed il 2016: che cambiamenti hai trovato al tuo ritorno alla pallacanestro di Eurolega?

«Il calendario più duro è certamente la cosa che è cambiata maggiormente. Oggi ogni W o L è importantissima per una classifica molto stretta. Tecnicamente ci sono giocatori molto più forti, gente che viene dalla NBA e che forse prima aveva paura di fare quel salto. E’ la seconda miglior lega al mondo, oggi lo sanno tutti».

Tu sei un attaccante straordinario, così come Niko (Mirotic) ad esempio, o Nick (Calathes), ma quello che ci stupisce di più guardandovi è l’applicazione totale in difesa, una cosa non molto comune per certi giocatori più dotati offensivamente. E’ questo il grande “upgrade” del Barça di Jasi? Come vi ha convinto?

«Sappiamo bene che il Coach vuole che tutto cominci dalla difesa. Non è importante tanto segnare dieci punti, quanto non concederli. E quando vedi campioni come Niko (Mirotic) o Nick (Calathes) difendere in quel modo, allora sai cosa devi fare e sei coinvolto al 100%».

Il tuo Barça gioca molto post basso e non dipende eccessivamente dalle triple, visto che siete terzultimi per conclusioni tentate dall’arco. Userei le parole di Larry Brown, “you play the right way”… E’ una sorta di novità in un gioco che oggi si basa tantissimo su quelle triple?

«E’ più facile. Andando tanto in post costringiamo la difesa a scelte importanti, come raddoppiare o meno. Da lì si creano situazione dirette o tante opportunità quando la palla esce da quella situazione».

Siete in testa, avete un ottimo percorso anche in Liga con una lunga serie di vittorie ed il trofeo di Copa del Rey in bacheca, tuttavia sembra che abbiate ancora ampi margini di crescita. Dove credi si debba lavorare principalmente per avere un Barça ancora più forte?

«A volte accade di essere avanti, magari di 10 punti, ci rilassiamo e finisce per esserci una partita punto a punto. Credo che quello sia un punto su cui lavorare per migliorare, evitare il rilassamento».

«Conosciamo il Coach, sappiamo che con lui se ti rilassi è finita»

A margine della recente gara con Malaga Coach Jasi ha detto che a suo modo di vedere avevate abbassato un poco il vostro livello dopo la Copa: questo atteggiamento sempre molto “demanding” è il vero segreto di Saras?

«Sì, lui chiede molto, è vero., ma lo conosciamo. A volte è dura, ma sai che non puoi mollare un attimo perchè lui non lo accetta. Se ti rilassi è finita».

E dopo il successo di Milano sempre il Coach ha detto che non esistono “statement game”… Ok, ma l’impressione è stata di una forza devastante…

«Era una gara importante, la prima contro la seconda… Siamo arrivati col coltello tra i denti ed abbiamo giocato una partita più tosta e migliore degli avversari».

Stagione particolare e risultati particolari. Mai visto un tale equilibrio in Eurolega. Da cosa pensi che derivi questa situazione del tutto inusuale? E’ soltanto qualcosa di inusuale dovuto agli effetti della pandemia oppure da un equilibrio nelle forze?

«Direi entrambe le cose. E’ tutto strano, è chiaro, il solo fatto di giocare senza tifosi riduce di molto il fattore campo e rende più difficile giocare in casa. Poi ci sono tante squadre forti, attese, ed altre che stanno facendo altrettanto bene come ad esempio il Bayern, che nessuno si sarebbe aspettato a questi livelli».

Anche Mario Hezonja è tornato in Europa di recente. E’ due anni più giovane di te ed avete giocato tre stagioni insieme al Barça. Quanto è difficile per tutti voi riadattarsi alla pallacanestro di Eurolega dopo l’esperienza NBA?

«Per me è stato più duro adattarsi alla NBA. Qui c’è più tattica, si muove la palla in maniera differente e si difende in modo diverso anche a causa di regole che non sono quelle della NBA. Però il fatto di essere già stati in Europa aiuta e sono certo che possa essere lo stesso per Mario».

Mario Hezonja, compagno di Abrines dal 2012 al 2015

Una curiosità sul tuo tiro, movimento straordinario che fa innamorare… Sembra che il rilascio perfetto del pallone, oltre che da polpastrelli sensibilissimi, derivi da un perfetto equilibrio tra il lavoro delle gambe e quello delle braccia. E’ una cosa che hai allenato in particolare o alla quale qualche Coach ha particolarmente contribuito?

«Mio padre mi ha insegnato molto da piccolo, poi durante la carriera ci ho lavorato molto. Diversi allenatori hanno contribuito e c’è stata gente che mi ha aiutato molto a trovare il giusto equilibrio del corpo per il miglior rilascio del pallone, una cosa fondamentale».

Alex, per chiudere la nostra conversazione, te lo avranno chiesto mille volte, ma non posso evitare di farlo, spero in un modo un po’ più originale… Hai mostrato grandissimo coraggio parlando apertamente del tuo problema durante l’esperienza in NBA. Visto il giocatore che sei oggi, come è cambiato il tuo approccio ai problemi della vita quotidiana?

«E’ cambiato tantissimo ed oggi mi aiuta molto a vedere le cose nella giusta prospettiva. Prima per me c’era solo il basket, se perdevo una partita passavo tutta la notte a pensarci e non era bello. Ora ho capito che nella vita ci sono anche altre cose. Sono diventato padre ed è un’esperienza straordinaria. L’importante è avere la tua mente interessata anche ad altre cose. Se poi aver apertamente parlato del mio problema può aiutare qualcuno, beh, ne sono felice».

(Un ringraziamento all’ufficio stampa del Barcellona, Carles Cascante Cirera e David Jover, che hanno reso possibile l’intervista)

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Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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