La lavagnetta di Eurodevotion #15: la flex offense del Baskonia

Andrea Ranieri
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La flex offense è forse uno dei set offensivi cestistici più noti e famosi, tradizione e classicità allo stato puro. Ne parliamo oggi con l’ormai altrettanto famosa (famigerata forse?) lavagnetta di Eurodevotion. Si tratta infatti di un attacco che è presente nel playbook del prossimo avversario dell’Olimpia Milano, il Baskonia. Venerdì i baschi si giocheranno le loro chance playoff, mentre i meneghini cercheranno la qualificazione matematica e vorranno proseguire la corsa alle prime quattro posizioni, che significano fattore campo ai quarti di finale.

Una sfida fondamentale insomma, in cui ogni dettaglio potrebbe fare la differenza. Comprendere un set dinamico come la flex offense di coach Dusko Ivanovic e sapervi lavorare contro in difesa potrebbe fare la differenza per l’Olimpia, chiamata a reggere l’urto della fisicità basca grazie alla propria capacità di collaborare in difesa. Bando alle ciance dunque. E’ tempo di entrare, in tutti i sensi, nei giochi. Come sempre con l’aiuto dei contributi video forniti dai social. Protagonista stavolta la ricostruzione di coach Max Frontini.

Come funziona: la flex offense del Baskonia

Un’esecuzione completa della flex offense del Baskonia

Innanzitutto, in cosa consiste una classica flex offense? E’ un tipo di attacco che si fonda su una continuità in cui chi gioca in post basso, se è sul lato debole, va a portare un blocco cieco (il difensore in teoria non dovrebbe vederlo) per il compagno sul perimetro, che potrà ricevere sul taglio a canestro, in post basso, oppure uscendo sul perimetro. Una volta che la palla torni sul lato opposto, si ripete la medesima situazione. A volte, si vede anche chi ha settato il blocco cieco sfruttare un blocco diagonale di uscita sul perimetro.

Ovviamente questa esecuzione della flex offense presenta qualche modifica rispetto alla pura versione originale. Pierria Henry conduce la palla sul lato sinistro e serve Youssoupha Fall, smarcatosi in guardia destra. Una volta che il lungo ha ricevuto, succede proprio quello che dicevamo: Tadas Sedekerskis, partito sulle tacche di lato debole, cerca di settare un blocco cieco per Rokas Giedraitis.

Nel mentre accadono diverse cose (e “mentre”, come ormai i lettori affezionati hanno imparato, è la parola chiave). Sedekerskis, dopo aver bloccato cieco, riceve a sua volta un blocco verticale a scendere da Henry, in modo da uscire in guardia e consentire a Fall di cambiare lato al pallone. Mentre questo cambio di lato sta avvenendo, Giedraitis, dopo il taglio, blocca cieco a propria volta per Achille Polonara, andando poi a sfruttare lo screen diagonale di Fall. Ancora lo stesso concetto: Giedraitis riceve e Polonara, sul lato debole, piazza il terzo cieco dell’azione per Henry.

Qui la continuità si rompe, con Fall che offre allo stesso Henry un secondo blocco, di uscita questa volta, per amplificare lo svantaggio del difensore che insegue il playmaker basco. Questi esce e collabora con il lungo, che ha preso correttamente posizione dopo aver bloccato. A questo punto Henry finge di settare uno split screen (un blocco di chi ha passato la palla in post per il compagno più vicino sul perimetro) per Giedraitis, che legge il leggero ritardo di Jayson Granger, riceve il consegnato da Fall e con un arresto interno-esterno realizza da tre punti.

La continuità tipica della flex offense, che rischia spesso di trasformarsi in pura ripetizione meccanica, viene qui rotta e resa meno banale dall’aggiunta del blocco di uscita dopo il terzo cieco dell’azione, vera chicca tattica di questo set offensivo.

Come si batte: la flex offense del Baskonia

Quel che può preoccupare Ettore Messina affrontando questo tipo di gioco, non è tanto la flex offense in sé, che nella sua ripetitività può anche risultare piuttosto banale da difendere. I problemi stanno semmai nel dinamismo che questa continuità offensiva crea, ideale per preparare la variazione dell’uscita per un tiratore dopo il terzo blocco cieco, con conseguenti collaborazioni.

E’ ovvio che contro quei blocchi ciechi di lato debole la scelta più naturale per la difesa sia quella di tagliarli, ovverosia di passare in mezzo fra il bloccante e il difensore del bloccante stesso, sfruttando il fatto che il posizionamento difensivo lontano dalla palla (staccato rispetto al proprio uomo) faciliti questo tipo di esecuzione. Il problema si pone nel momento in cui il giocatore che sfrutta il cieco usufruisce di un secondo blocco di uscita, che gli consenta di ricevere sul lato forte.

La reazione automatica per chi difende sul bloccato (colui che sfrutta il blocco) sarebbe tagliare anche il blocco di uscita, ma sappiamo bene che contro tiratori di questo livello l’attaccante leggerebbe di doversi allontanare in angolo, potendo comodamente tirare da tre punti. Volendo passare alla scelta di inseguire si arriva sicuramente in ritardo, come accade nel video, perché, mentre il difensore cambia direzione di corsa, l’attaccante prosegue la sua, guadagnando perciò dello spazio.

Allora, considerato che si arriva a questa situazione particolare negli ultimi otto secondi dell’azione, si potrebbe scegliere di cambiare, opzione ancor più sensata se Jeremy Evans continuerà a essere il cambio di Kyle Hines come centro. Cambiando sarebbe più semplice ostruire la linea di passaggio per l’esterno in uscita, a patto poi che il piccolo che lavora contro il lungo riesca a negare facili ricezioni sotto il canestro, aiutato magari anche dai compagni di lato debole. Impedendo all’attacco il passaggio per chi esce dal blocco, sarà evitato anche il blocco split portato dall’esterno che passa la palla internamente.

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