La lavagnetta di Eurodevotion #14: il ghost screen del Barcellona

Andrea Ranieri
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Per la seconda settimana di fila le analisi tattiche di Eurodevotion coinvolgono il Barcellona. Questa volta, però, vi parliamo di attacco, e di ghost screen in particolare. Infatti, la squadra di Sarunas Jasikevicius ha evidentemente la propria forza nel gioco interno, ma è quando riesce a coinvolgere efficacemente i grandi tiratori come Alex Abrines e Kyle Kuric che diventa sostanzialmente ingiocabile. E da qui deriva la nostra scelta riguardo i prossimi avversari dell’Olimpia Milano.

E quest’anno lo scontro sull’asse Milano-Barcellona ha un sapore ben diverso. Al Forum venerdì sera si affrontano quelle che, a cinque giornate dalla fine, risultano come la seconda e la prima forza di Euroleague. Indubbiamente, due delle principali concorrenti al titolo di campione d’Europa. Una vittoria lancerebbe Milano nella propria corsa alle prime quattro posizioni, mentre il Barcellona potrebbe mettere in ghiaccio il primo posto. Spazio allora all’analisi del ghost screen, con l’aiuto di BasketHead.

Come funziona: il ghost screen del Barcellona

Il ghost screen giocato da Kyle Kuric

Come di consueto, diamo le definizioni. Con ghost screen si intende, per farla semplice, un finto blocco, quasi un velo. Ovvero, un giocatore parte come se andasse a fare un blocco per poi, di fatto, non effettuarlo e rubare tempo e spazio alla difesa, preparatasi appunto a collaborare contro un blocco. E’ una soluzione resa famosa dai Golden State Warriors di Steph Curry e Klay Thompson nelle tante Finals contro i Cleveland Cavaliers. Ora è un mezzoo molto utilizzato per liberare i tiratori.

Questo particolare set offensivo parte con Cory Higgins che gestisce il pallone nella fascia centrale per l’ultima azione del primo quarto del clasico di settimana scorsa vinto contro il Real. Per prima cosa Alex Abrines riceve un blocco orizzontale – non eseguito e sfruttato benissimo per la verità- di Nikola Mirotic all’altezza della lunetta. Questo primo blocco dovrebbe dare alla guardia spagnola un leggero vantaggio per bloccare a propria volta Kyle Kuric, con direzione diagonale questa volta.

Carlos Alocen, che marca lo stesso Kuric, sceglie di inseguire su questo blocco, ma è in leggerissimo ritardo. A questo punto l’americano sembra andare a giocare un pick and roll tra esterni con Higgins. In realtà, questa è solo un’impressione, perché Kuric effettua un ghost screen, un finto blocco. Vedendo una collaborazione tra esterni, Alocen cambia in difesa, ma Fabian Causeur, in difesa su Higgins, lo capisce in ritardo.

Ed è qui che Kuric, dopo il finto blocco, si apre in ala opposta e con un arresto a due tempi ad aprire (piede esterno- piede interno) ruba lo spazio necessario al ritardatario Causeur per segnare una tripla.

E’ evidente che le problematiche principali create da questa giocata consistono nel fatto che può alterare le scelte e la comunicazione della difesa. E ovviamente contro tiratori di questo calibro concedere anche solo un minimo vantaggio di spazio e tempo significa pagare con tre punti subiti.

Come si batte: il ghost screen del Barcellona

Tenuto conto di tutte le considerazioni fatte fin qui, è normale porre l’accento sull’importanza della comunicazione difensiva per opporsi efficacemente a una giocata del genere, soprattutto negli ultimi possessi dei quarti, che possono avere un peso specifico, soprattutto psicologico, importante. Come organizzarsi dunque contro questo set che si chiude con un ghost screen?

L’idea primaria di Ettore Messina potrebbe essere quella di tentare di risolvere il problema a monte, ovvero quando c’è il blocco diagonale per dare vantaggio al tiratore che “setterà” il ghost screen. Si potrebbe dunque pensare di negare quel blocco, mettendosi tra l’attaccante e il blocco stesso. O ancora, dato che si tratta di una collaborazione tra due esterni, si può cambiare in modo da intercettare la linea di corsa del tiratore. Entrambe le ipotesi richiedono comunque attenzione sul lato debole, in quanto si potrebbe aprire, nella prima, una linea di taglio a canestro per il bloccato, nella seconda per il bloccante.

Se questo non fosse possibile, si dovrà combattere direttamente il ghost screen. Qui, riteniamo che un cambio aggressivo sia la soluzione migliore, essendo un’altra situazione di blocco di un esterno per un altro. Non solo: il cambio a due è quanto di più semplice e immediato si possa fare contro un blocco. Con un accorgimento fondamentale: il difensore di chi finta di bloccare deve essere bravo e veloce a comunicare, e il compagno deve avere la consapevolezza che potrebbe trattarsi di un blocco finto, quindi più veloce a “esplodere”.

D’altronde Milano sa che il Barcellona ha una forte dimensione interna, ma se riesce a mettere in ritmo anche i propri tiratori diventa un ostacolo insormontabile. Fronteggiare degnamente set pensati apposta per i bombardieri blaugrana sarà una chiave di volta di uno scontro attesissimo.

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