Barça e Real tra numeri e realtà

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Barça e Real, la nobiltà del basket spagnolo e continentale. I numeri, dopo la Copa , confermano il dominio, la realtà dice di due situazioni oggi ben differenti.

Il Barça ha vinto la Copa del Rey domenica scorsa, in una finale in cui ha dominato i grandi rivali del “puente aereo”.

Degli ultimi 31 titoli nazionali assegnati, solo il Baskonia, il Valencia e Gran Canaria sono riusciti nell’impresa di sottrarli a “blaugrana” e “blancos”. I baschi con una Liga, i “taronja” con Liga e Supercopa, gli isolani con una Supercopa.

In 12 anni di Copa del Rey solo Valencia (2 volte) e Bilbao (1 volta) sono riuscite a sconfiggere una delle due squadre, sempre il Barcellona, rispettivamente nel 2016, 2017 e 2020.

Le due grandi rivali si sono aggiudicate il trofeo 12 volte consecutive, in perfetta parità con 6 trionfi a testa. Il “clasico” è stata finale ben 8 volte, con 5 successi catalani.

Il Real ha giocato 8 finali consecutive ed 11 delle ultime 12 edizioni. Quando non è arrivato all’atto finale è stato sconfitto (111-108) nei quarti dagli eterni rivali.

Il 19 febbraio si è celebrato il nono anno dal primo trionfo di Pablo Laso sulla panchina del Real e fu proprio una “Copa” vinta al Palau Sant Jordi, con Sergio Llull MVP.

Tutto ciò non fa che confermare il dominio assoluto, ancor più di valore se si considera la forza delle avversarie in tornei nazionali che sono di altissimo livello.

Ma oggi, come stanno le duellanti storiche?

Situazioni opposte, totalmente.

Il Real comanda in Liga con un record i 20/1, proprio davanti al Barça, fermo a 18/3. Tutto diverso in Eurolega, dove i catalani sono al primo posto a 18/7 mentre i castigliani condividono la quarta piazza con Bayern e Fenerbahçe a quota 15 W e 10L. Titoli stagionali? 1 a testa: Supercopa a Laso, Coap del Rey a Jasi.

Quindi parrebbe equilibrio totale, vero? Parrebbe…

La realtà dice dice che dalle parti del Palau si vola, con un roster in fiducia che ha recuperato recentemente anche l’ultimo pezzo mancante in Victor Claver, mentre nuvoloni grigi oscurano i cieli sopra il Wizink Center.

Perso, come previsto, Campazzo, è arrivata la tegola tremenda di Randolph fuori per la stagione, nonché l’aggravarsi di acciacchi che già avevano colpito Sergi e Rudy, oggi alle prese con un ginocchio che si è fermato due giorni fa ed una schiena che non dà tregua. Aggiungiamoci pure la caviglia di Jaycee, parso comunque recuperato, e si può capire la pesantezza del clima. Il tutto condito dalla certezza di un roster assai usurato, magari non tanto per l’età, comunque avanzata, quanto da mille battaglie che si combattono ormai da oltre un decennio ad altissimo livello. La sconfitta di venerdì alla Fonteta è l’ennesima chiara evidenza di tutto ciò.

E’ inevitabile pensare ad una mezza rivoluzione estiva per la “casa blanca”, a partire da Heurtel, già firmato, e che coinvolgerà diversi settori del gioco. Ne riparleremo dettagliatamente nei prossimi giorni.

Il futuro di Laso, che è in scadenza? Il Coach si è detto certo del rinnovo, visti i rapporti tra le parti ottimi. Anche questo sarà oggetto di trattazione nell’ottica del rinnovamento Real.

In Catalunya si respira un aria bene diversa. Tutto fila perfettamente liscio e la squadra necessiterà di pochi ritocchi sul mercato, magari due soluzioni alternative nei ruoli di play e pivot, se non un’addizione di atletismo sugli esterni. La base, però, è solidissima ed è molto difficile non pensare alle mani “blaugrana” su tanta argenteria pesante nei prossimi mesi ed anni. Con una certezza negli obiettivi, quell’Eurolega che manca dal 2010 e poi nemmeno più sfiorata, con l’ultima partecipazione alle Final 4 datata 2014.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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