Barcellona-Zalgiris (round 25): la difesa blaugrana oltre il gioco lituano

Andrea Ranieri
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Barcellona-Zalgiris si prospettava come uno dei match più interessanti, insieme a Milano-Maccabi e Valencia-Real Madrid, del round 25 di Euroleague. A conti fatti, dopo un primo quarto molto scoppiettante ed equilibrato, lo stile di gioco dei padroni di casa ha prevalso in maniera netta rispetto a quello dei viaggianti, stritolati dalla spietata difesa locale. Alla fine il punteggio parla di “no game”, dato il pesante 86-62 a favore del Barcellona.

Non bisogna comunque sottovalutare gli spunti offerti da questa partita. Sia per i vincitori sia per gli sconfitti sono arrivate conferme su alcune evidenti tendenze tecnico-tattiche. Di conseguenza arrivano ulteriori indicazioni su quello che andrà migliorato nella corsa per il primo posto del Barcellona e in quella per un posto ai playoff dello Zalgiris. I temi principali di Barcellona-Zalgiris sono tutti qua, negli ormai storici (epici?) cinque punti di Eurodevotion.

Barcellona-Zalgiris: il primo quarto ci racconta il meglio dei lituani

Il primo quarto del match giocato ieri sera in quel del Palau dovrebbe essere il manifesto del gioco e delle idee dello Zalgiris Kaunas di Martin Schiller. Ritmo alto, motion offense in costante movimento e declinata in tutte le sue forme, transizione e gioco nel flow, nel flusso, cercando di non fermare mai il pallone troppo a lungo. In questa specie di corrida da una parte all’altra del campo il Barcellona evidenzia tutti i propri limiti, anche – udite, udite – a livello difensivo.

Il risultato sono dieci minuti molto gradevoli all’occhio, chiusisi sul 24-24, grazie alla capacità dei blaugrana di rispondere pan per focaccia nella loro metà campo offensiva. C’è solo un problema per gli ospiti: Barcellona-Zalgiris consta di altri trenta minuti di gioco.

Risuona la voce di Jasi al Pireo: durezza e fisicità

Le ormai note parole di Sarunas Jasikevicius dopo la stentata vittoria del suo Barcellona al Pireo due turni fa devono risuonare continuamente nello spogliatoio e sul campo d’allenamento dei catalani. Tanto per non dimenticare, l’allenatore ieri ex della partita fece presente come il Barcellona, senza durezza e fisicità, non fosse altro che una squadra come tutte le altre. Bene, il primo quarto di oggi ha dimostrato esattamente questo assunto, per l’ennesima volta.

Accettare i ritmi e il “bel gioco” dello Zalgiris stava ponendo la capolista in una posizione estremamente pericolosa. Per il cambio di rotta è bastato attendere la metà del secondo periodo di gioco. Ritmi più bassi e gioco più sporco. Il Barcellona inizia a mettere le mani addosso e a imporre, cominciando da una difesa molto aggressiva sul pick and roll e attenta a intasare l’area. Lo Zalgiris, pura eleganza, rifiuta la lotta nel fango. Barcellona-Zalgiris si decide qui.

Barcellona-Zalgiris: quanto conta portare la palla vicino a canestro

Nel suo bellissimo (e consigliatissimo) libro Eleven Rings coach Phil Jackson, undici volte campione NBA, prima con i Bulls di Michael Jordan e poi con i Lakers di Kobe Bryant, ricorda quanto sia importante nella pallacanestro portare la palla vicino al canestro avversario, con le penetrazioni o sfruttando i propri lunghi in post basso. Nulla di più vicino alle idee del collega Jasikevicius (e di chi scrive…), che da inizio anno sta dando una forte dimensione interna alla propria squadra.

Quella dimensione interna in Barcellona-Zalgiris ha permesso ai vincitori di gestire meglio i ritmi e i tempi di gioco. E si badi bene che non si è trattato solo di appoggiare la palla dentro per far concludere i lunghi, ciò che è fin qui accaduto nella stagione blaugrana. Si è trattato di costruire gioco dal post basso, per costringere la difesa avversaria a chiudersi e riaprirsi in maniera continuativa. Un punto, questo, su cui i lunghi catalani devono assolutamente insistere.

Zalgiris: bella la transizione offensiva…e quella difensiva?

Una delle grandi differenze di Barcellona-Zalgiris è emersa indubbiamente nella diversa qualità delle due transizioni difensive. C’è poco da fare, in un basket che vuole correre sempre di più, saperlo fare bene in attacco pesa molto. Pesa forse ancora di più saperlo fare in difesa. A partire dal secondo quarto, c’è stata solo una transizione difensiva in campo. Non era quella dello Zalgiris.

Ci sono problemi evidenti di comunicazione nel processo di accoppiamento con i tiratori e di copertura emergenziale del proprio pitturato. Anche perché nessuno, quasi mai, frena la corsa di chi ha il pallone, se per dimenticanza o pigrizia non è dato saperlo. Martin Schiller sicuramente sa che per raggiungere i playoff non basta essere belli in attacco. Anzi, quando conta è più importante ciò che si fa dietro. Proprio Jasikevicius ha dato prova di ciò in quel di Kaunas.

Barcellona: prova di forza, i catalani sono i favoriti per il titolo

Barcellona-Zalgiris ha significato una debordante prova di forza per la capolista, che sta rinsaldando e migliorando i propri punti di forza, cercando di limare quelli di debolezza, egualmente evidenti. Ora, con un record di 18-7, la posizione di testa in classifica è ulteriormente consolidata, attendendo i recuperi di Olimpia e CSKA.

Al netto di una squadra moscovita dimezzata e priva per qualche tempo di un quartetto del calibro di Mike James, Will Clyburn, Tornike Shengelia e Nikola Milutinov, i ragazzi di Jasikevicius, per le certezze che si stanno costruendo, sono i favoriti numero uno per la vittoria finale. E bisogna fare una considerazione aldilà di scaramanzie patriottiche varie. Al momento, solo questo Barcellona, in Europa, è più forte dell’Olimpia Milano, e nemmeno di molto.

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