Olimpia-Reyer: la difesa di Messina opera un massacro che vale la finale

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Olimpia-Reyer, alla luce dell’eliminazione della Dinamo Sassari dall’altra parte del tabellone, risultava come una finale anticipata di queste Final Eight di Coppa Italia. Il primo tempo non delude le aspettative (42-38 Milano), ma il rientro dagli spogliatoi della squadra di Ettore Messina è debordante, con un parziale di 30-11 che affonda la Reyer. Il finale racconta di un vero e proprio massacro. Il risultato conclusivo dice infatti 96-65.

A discapito del risultato, però, Olimpia-Reyer fornisce alcuni dati molto interessanti. Soprattutto dal punto di vista milanese, il match è stato un po’ il riassunto della stagione, e da esso si possono trarre insegnamenti tanto per la finale quanto per il rush di Euroleague che comincia giovedì contro il Maccabi. In cinque punti, proviamo a raccontarvi tutto.

Olimpia-Reyer: il lavoro lagunare sulle linee di passaggio

Il risultato finale non può comunque mandare nel dimenticatoio l’eccellente primo quarto di Venezia, chiuso avanti 20-25, dopo aver toccato anche il più dodici sull’8-20 iniziale. Un via dei giochi che, come spesso capita alla squadra di Walter De Raffaele, origina dalla difesa. E non parliamo soltanto dall’abilità nel mettere in campo diversi tipi di difesa, ma soprattutto di come queste vengono eseguite.

A uomo o a zona poco cambiava, nei primi dieci minuti la Reyer ha continuato a lavorare sulle linee di passaggio, sporcandone il più possibile. Dopo pochi minuti Milano, la squadra che perde meno palloni non solo in Serie A ma proprio a livello europeo, ne butta al vento tre, che valgono facili punti in contropiede per i lagunari. Peccato che tutto questi duri solo e soltanto per un periodo di gioco, altrimenti Olimpia-Reyer avrebbe avuto un senso.

E se Milano (non) difende…

Milano dal primo quarto di Olimpia-Reyer trae una lezione che già altri match le hanno impartito durante questa stagione. Non difendendo, questa squadra può essere messa in difficoltà da (quasi, non ce ne voglia il Khimki) tutti in Europa e da alcune squadre in Italia. Nel primo quarto i veneti sono riusciti a prendere facili vantaggi dall’uno contro uno e dal pick and roll, segnando ben 25 punti con altissime percentuali.

Già la seconda frazione ha cambiato le carte in tavola. E’ salita, prima di tutto, la fisicità, e con essa è arrivata anche quell’intenzione di imporre che è alla base delle idee difensive di questa Olimpia. Pressione sul pallone, forte anticipo chiuso a un passaggio di distanza e sull’uomo interno, timing perfetto nelle rotazioni. Livello da contender di Eurolega: a metà secondo quarto la partita iniziava già a finire.

Olimpia-Reyer: bella Venezia con gli spazi, ma poi Milano è tre gradini sopra

Lo abbiamo detto, il primo quarto ha segnato un brutto approccio milanese alla gara e, di contro, un’ottima risposta degli “ospiti”. D’altronde, con spazi a disposizione, Venezia ha dimostrato di giocare davvero bene anche in attacco. Che fosse dal pick and roll di Andrea De Nicolao, dal post up di Mitchell Watt o dalle penetrazioni di Stefano Tonut, la Reyer ha costruito, mantenuto e concretizzato vantaggi con grande precisione, sia da vicino sia dal perimetro.

Poi è salito di moltissimo il livello di Milano. Per l’attacco reyerino la costruzione di quei famosi vantaggi è diventata veramente un’impresa titanica. La prova sottotono di un Austin Daye deludente ha tolto ai veneti la possibilità di pescare qualche soluzione estemporanea. A quel punto non poteva più esserci storia, ed è emersa chiaramente l’entità della differenza tra una delle squadre più forti d’Eurolega e una delle migliori del nostro campionato: abissale.

Sull’onda della difesa l’Olimpia esplode in attacco

Olimpia-Reyer ci ha ricordato l’ennesimo dato ormai noto su Milano: quando difende come Messina (o Dio?) comanda, è inarrestabile in attacco. Questo perché con rimbalzi sotto al proprio tabellone e palloni recuperati c’è transizione, sfruttando anche lunghi capaci di mettere la palla per terra che possono tagliare i tempi dell’apertura. In transizione l’Olimpia trova facilmente i propri tiratori e gioca divinamente il pick and roll, soprattutto con Sergio Rodriguez.

E quando avviene tutto questo, le soluzioni individuali possono essere semplice ciliegina sulla torta o rimedio estremo. Se i tanti creatori di uno contro uno del roster non sono chiamati a prodezze continue, possono più facilmente trovare il canestro a giochi rotti quando serve. Così il talento emerge per davvero.

Olimpia-Reyer: dirige il maestro Rodriguez

Offensivamente la partita meneghina è cambiata con Sergio Rodriguez in campo. Lo spagnolo, prima di tutto, quest’anno è decisamente più pugnace in difesa, essendo esempio per gli altri compagni teoricamente poco portati a questo fondamentale; peraltro, cambia completamente la squadra in attacco. Se dietro i biancorossi lavorano bene, lui è abilissimo nel non perdere mai il flow (“flusso”) della transizione, rendendo il gioco più fluido.

Un tipo di playmaking quasi opposto e complementare a quello di Malcolm Delaney. Un tipo di playmaking che ha cambiato Olimpia-Reyer in maniera traumatica per entrambe le parti. E la nostra analisi va oltre le sue consuete invenzioni vietate agli umani. Anche a quasi 35 anni siamo ancora davanti a uno dei più forti del Vecchio Continente in quel ruolo.

Foto: olimpiamilano.com

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