La lavagnetta delle F8: il post basso nell’attacco di Sassari

Ciro Abete 1
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Con l’Eurolega in pausa per lo svolgimento delle varie coppe nazionali, anche la lavagnetta di Eurodevotion a queste, appunto, si dedica. Una serie di interventi tecnici specifici per analizzare una situazione particolare che sia punto di forza delle diverse protagoniste delle Final Eight di Coppa Italia che cominceranno giovedì al Forum di Assago. Stavolta ci concentriamo su Sassari e su come sviluppa le situazioni di post basso.
Tutti i diritti delle immagini di questo articolo sono di Eurosport.

Il comune denominatore di tutte le stagione positive della Banco di Sardegna Sassari è stato la forte impronta identitaria delle proprie squadre: da quando è in Serie A, il gioco dei Sardi è stato quasi sempre caratterizzato da concetti molto marcati. Questi due anni e mezzo di gestione di Pozzecco non fanno eccezione, anzi…

Infatti da quando è arrivato il Poz si sono sempre viste delle chiare linee guida che hanno portato la squadra dei Quattro Mori a stupire l’Italia, mettendo in bacheca una Fiba Europe Cup e una Supercoppa, oltre a finali Scudetto e di Coppa e proponendo una pallacanestro, definita addirittura dal Vate Bianchini, “totale”,con chiari influssi slavi (l’ex play della nazionale ha modificato molto il suo coaching way dopo l’esperienza da assistente al Cedevita).


Ci sono due aspetti che secondo me sono caratterizzano tutte le varie versioni della Sassari di Pozzecco:

  • la difesa sul Pick and Roll, con il grande utilizzo di stunt contro il palleggiatore (citofonare Mike James) o di Burnell (quest’anno) sul play facendo cambio su tutti i blocchi sulla palla;
  • l’enorme utilizzo del post basso in attacco.
    In questo articolo ci focalizzeremo proprio su questo ultimo punto.

Idee generali

La costruzione della Dinamo nasce con un chiaro principio di fondo: la presenza di grandi giocatori di 1c1 spalle a canestro tra i lunghi (Cooley e Bilan, per me uno dei top 3 in Europa) e tra gli esterni. I Sardi hanno sempre avuto tra le proprie fila in posizioni di 3 e 4 giocatori intercambiabili bidimensionali (Pierre e Thomas, Pierre ed Evans) e, in particolare, quest’anno giocano con un grande tiratore da 4 come Bendzius (anche molto capace di andare spalle al canestro) e un 3 fisico con dimensione interna come Burnell. Proprio perciò l’idea di Pozzecco di giocare tanti post bassi si adatta perfettamente alla struttura della squadra.

Lo spacing consueto di Sassari è quello 3 fuori e 2 dentro (consueto nelle squadre slave), che gli consente, nonostante un’area più intasata, di avere più possibilità a rimbalzo offensivo e maggior spazio tra i piccoli sul perimetro.
Il principio che regola il movimento del giocatore senza palla vicino al canestro è quello di muoversi in base alla regola dell’orologio contro l’1c1 spalle al canestro, per punire l’aiuto. Mentre sul perimetro l’idea per i 3 esterni è di spaziarsi, mettendosi in visione della palla e cercando di togliere ogni possibile aiuto.
Meno frequenti, ma non assenti, con la palla dentro sono collaborazioni con tagli che non siano finalizzati a ripristinare la spaziatura classica e blocchi (sia sul lato debole che sul lato forte).

Post spacing
La spacing classico con la palla in post: 3 giocatori sul perimetro, Bendzius con la palla e Bilan pronto a giocare il “contropost” o per un eventuale rimbalzo.

Il post basso in transizione

La situazione più efficace in cui si sviluppa il gioco spalle di Sassari è la transizione: sia con dei post up rapidi grazie alla capacità dei lunghi e di Burnell di correre il campo e che possono sfruttare spesso un accoppiamento favorevole generato dalla transizione difensiva;

Da rimbalzo in difesa Burnell (che ha difeso un attaccante sul perimetro e quindi ha meno campo da correre) corre sulla fascia centrale e gioca per prendere posizione subito contro un avversario più piccolo, costringendolo al fallo.
Bilan è il giocatore perfetto per sviluppare le idee di Pozzecco, per la capacità di giocare 1c1 spalle che di correre : in questo caso la difesa di Pesaro non si accoppia con lui e regala due punti facili.

che da secondario portando una serie di blocchi ciechi e screen the screener (shuffle) che termina con in Pick and Roll centrale.

Uno sviluppo della transizione di Sassari, il cosiddetto shuffle offense che consiste in una serie di blocchi ciechi e screen the screener. In questo caso la difesa è brava a lavorare facendo aiuto e recupero e quindi non concede vantaggio (anche perchè il giocatore coinvolto dal secondo cieco è Gentile e non Burnell come accade di solito) fino al pick and roll finale, dove Spissu punisce il cattivo posizionamento di Bostic, concedendo un tiro aperto a Burnell.

Questi early post up hanno un duplice obiettivo: quello di giocare contro un accoppiamento vantaggioso scaturito dalla transizione e quello di andare dinamicamente spalle a canestro, in modo da non fermare la palla e il flusso dell’attacco.

Utilizzo dei giochi a due per mettere la palla dentro


La presenza di un lungo dalla doppia dimensione come Bendzius consente una varietà nelle situazioni di blocchi sulla palla o di consegnati a seconda delle scelta difensive degli avversari. Infatti:

  • se la difesa non cambia: il lituano tende principalmente ad aprirsi e costringe la difesa ad una rotazione, vista la sua grande capacità di tirare da ricezione.
  • se la difesa cambia: il 4 va a giocare spalle contro il piccolo: non rinunciando ad esplorare il vantaggio anche se la posizione viene presa a 4-5m dal ferro con 4/5 palleggi di avvicinamento.


Bendzius è un 4 con un tiro mortifero: qui Filipovity esce forte su Gentile e il lituano si apre, con un quarto di campo totalmente libero. E’ evidente che, per come è spaziato l’attacco, non può arrivare alcuna rotazione per negare un tiro comodo.
Sul consegnato Palmi e Cournooh cambiano, Spissu legge la situazione e si allarga per dilatare la difesa e far giocare spalle Bendzius contro il piccolo, mentre Bilan taglia per ripristinare lo spacing classico.
Il lituano sfrutta la difesa in single coverage e la sua mano morbidissima per portare a casa i 2 punti.

Mentre quando a bloccare è Bilan, se non si riesce a prendere un vantaggio immediato dal gioco a due, si lavora con i triangoli facilitati dalla bravura del croato nel “sentire la difesa” e tenere il contatto.

A gioco rotto, qui Sassari gioca un pick and roll centrale. La difesa forza sulla mano sinistra Kruslin, ma non fa grande pressione e consente lo skip pass al tiratore croato. Bilan è bravissimo a fermarsi in post tenendo la posizione di vantaggio contro Cain per concretizzare il triangolo e segnare 2 punti.

Giochi specifici

A metà campo ci sono set specifici che vengono usati per mettere la palla dentro:
Zipper+PnR: la collaborazione con lo zipper permette a Sassari di avere subito vantaggio e due linee di passaggio: se la palla va al pivot questi gioca 1c1, se invece a ricevere è la guardia si gioca un PnR centrale.
Oltre al classico gioco a due con 5, spesso in questo gioco il bloccante sulla palla è il 3 (Burnell) che può così andare a giocare dentro contro un avversario più piccolo, visto che sul PnR 2-3 il più delle volte la difesa cambia.

In questo caso la difesa non cambia sul PnR ma passa in quarta posizione con Bell che fa un bump su Burnell. Sfruttando la posizione di partenza vantaggiosa e la sua taglia, Burnell riesce a ricevere profondo contro un difensore più piccolo e a giocare un 1c1 con grande vantaggio.



Cross screen
: una collaborazione con un blocco orizzontale vicino al canestro è un modo consueto per mettere la palla dentro, visto che la difesa è costretta a fare aiuto e recupero, con il difensore del lungo che si troverà dietro al proprio uomo, indipendentemente dal fatto che passi sopra o sotto il blocco (a meno di cambi che però portano a mismatch).

Questa collaborazione è il fulcro di un gioco molto usato da Sassari, in primis per Bilan ma anche per Burnell, e parte con il play con la palla in punta, 4 in post alto, 2 sul gomito, 3 e 5 sulle due tacche grandi. Il primo cross screen è quello di 4 per 2. Appena 2 riceve, parte il secondo blocco orizzontale di 3 per 5 e poi si spazia sul post basso opposto, ricreando lo spacing classico dell’attacco del Poz.

In questo caso il primo cross screen lo porta Bilan, invece che il 4 (come accade solitamente). Sul blocco Burns è in ritardo e non può che far ricevere il suo uomo.
Qui si può vedere un concept molto usato da Sassari (in particolare dal centro croato): il re-post. Infatti Bilan dopo aver ricevuto troppo vicino alla linea di fondo, rigioca fuori per Katic per riprendere posizione in post basso e giocare un 1c1 da una posizione più vantaggiosa. Spissu si muove leggermente, uscendo dal campo visivo del suo difensore e dando una linea di passaggio migliore a Bilan, in modo da ricevere e tirare con spazio.

Doppie uscite: situazione usata quasi sempre per Bilan. Il blocco diagonale costringe la difesa a fare una scelta: spesso insegue, soprattutto se ad uscire è Spissu o Kruslin, e il difensore del bloccante deve necessariamente dare una mano contro un possibile curl del piccolo. Bilan sfrutta la capacità di fare seal, dando una linea di passaggio pulita in post basso.

Il blocco in questo caso è portato troppo in alto e non genera alcun vantaggio.
Solo che Bilan riesce a fare un buon seal per prendere una posizione comunque lontana dal ferro.
Come nella situazione precedente, il pivot gioca re-post, questa volta per prendere una posizione più profonda, sfruttando la sua grande capacità di fare seal. Il croato “sente” il corpo di Ristic e attacca la linea di fondo.

Un set con il post usato come specchietto per le allodole

L’ultimo schema che andiamo ad analizzare è quello dove il post basso viene giocato dal play e funge prevalentemente da specchietto per le allodole, mentre il target principale è il tiratore sul lato debole. La partenza è la classica 1-4, con 5 sul gomito opposto al tiratore. 1 (Spissu/Katic) passa a 3, prende un blocco UCLA da 5 e riceve in post, mentre il pivot si apre. 3 taglia e libera il lato, mentre 4 e 5 portano uno stagger per il tiratore (Kruslin), dove la difesa si vede necessariamente obbligata a far aiutare il difensore di 5, per evitare un tiro facile.

L’UCLA screen consente a Spissu di prendere palla in post, sebbene in una posizione non molto vantaggiosa. Filloy segue Kruslin sullo stagger, ma Cain è molto flottato nell’area e non può aiutare sul tiratore, concedendo un tiro aperto.

Mandare i piccoli spalle è sicuramente di giovamento per tutto l’attacco, sia per motivi tattici che per motivi psicologici, visto che aumenta la loro convinzione nel giocare questo sistema e mettere la palla dentro.

Pro e contro di questo sistema


Il topos del post basso rende la pallacanestro giocata da Sassari quasi un unicum nel panorama cestistico italiano.

Chiaramente tutto questo non ha solo pro, ma anche contro:se le difese avversarie riescono a fare pressione sulla palla, negando passaggi facili, oppure ad anticipare il lungo (o chiunque vada spalle), negando ricezioni comode, l’attacco sassarese può andare in panne.

Inoltre può capitare che il post venga coinvolto in maniera statica, consentendo alla difesa di collassare nell’area.

In questo caso la difesa di Pesaro riesce a chiudersi bene nell’area. L’aiuto di Filloy è perfetto per tempo visto che arriva nel momento esatto in cui Burnell si gira costringendo il 3 sassarese ad una palla persa.

Ma fondamentalmente il grande beneficio di questo genere di attacco è il non essere schiavo esclusivamente del pick and roll e/o di uscite dei tiratori; oltre a ciò, giocare vicino a canestro aumenta le probabilità di rimbalzi offensivi e riduce le transizioni avversarie (tiri da vicino=probabile rimbalzo corto=bilanciamento più semplice).

Addirittura, ragionando in maniera molto pratica sul modo comune di allenare, si può notare un altro motivo, abbastanza oscuro, che muove le convinzioni di Pozzecco: il tiro da uno scarico verso il perimetro è la tipologia, inconsciamente, più allenata di tutti (la grande quantità di tiro si fa tirando a coppie con un giocatore che prende il rimbalzo e passa) .

In chiusura mi ricollego al concetto, esposto all’inizio dell’articolo, di Bianchini di “pallacanestro totale” e che davvero, in una parola, fa un rapido ritratto delle idee di fondo che muovono il sistema del Poz: un sistema che brilla per coerenza e per identità e che, ribadisco, è la forza di Sassari negli ultimi 2 anni e mezzo.


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