Jasmin Repesa: La Coppa Italia è imprevedibile ma l’Olimpia è favoritissima

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Jasmin Repesa, l’ultimo Coach che ha portato la Coppa Italia a Milano, nel 2016 da dominatore e nel 2017 con qualche patema in più, ci introduce alla manifestazione di questo weekend al Forum.

Jasmin, dopo tre anni di assenza che pallacanestro italiana hai ritrovato?

«Non c’è stato un grande cambiamento. Ci sono squadre e città che hanno una certa continuità come Venezia, Sassari o Milano ed altre in cui è difficilissimo programmare e si deve fare di tutto solo per salvarsi».

«A Pesaro ci sono strutture ed un’organizzazione di alto livello che permettono di lavorare bene»

Cosa ti ha convinto del progetto pesarese?

«Prima di tutto Ario (Costa). Senza di lui non sarebbe successo. Poi ho grandi ricordi della Pesaro degli anni ’80-’90, una città che vive di basket e che allora era importantissima in Italia ed in Europa. Ricordo una trasferta nel vecchio “hangar” da assistente allenatore del Cibona, contro i vari Magnifico, Gracis etc: anche questo ha pesato. Qui ci sono strutture ed un’organizzazione di primissimo livello che permettono di lavorare bene. E’ una bellissima città per vivere, c’è il mare. Quest’anno io non volevo lavorare in un posto con trasferte europee per ragioni di COVID: qui abbiamo solo Sassari come trasferta in aereo, il resto sempre in pullman. Infine la sfida vera di crescere e tornare a buon livello rispetto agli anni scorsi: questo è importantissimo».

La tua Pesaro torna alle Final 8 dopo 9 anni. Vinse la manifestazione nel nel 1985 e nel 1992. Da dove nasce questa qualificazione?

«Il budget è inferiore a quello dello scorso anno, ma abbiamo speso bene per le persone giuste, anche con qualche rischio. Chi prenderebbe un giovane come Drell, straniero, in un sistema di 5+5? La gente che è venuta qui ha disciplina e cultura del lavoro, tu sai quanto conti questo per me. E conosci la mia pallacanestro, ovvero un triangolo importante di giocatori su cui costruire. Poi si aggiungono le altre cose. Non siamo quasi mai stati al completo per il Covid e per una squadra corta come noi è stato un bel problema, ma fortunatamente abbiamo solo una gara a settimana».

«Delfino è un “competitor” straordinario, è un leader vero: impossibile non seguirlo per i giovani»

Carlos Delfino, 39 anni ad agosto, è dominante. Che ruolo gli hai affidato in particolare?

«Leadership! Lui è incredibile, è un esempio pazzesco. Spirito giusto, focus, comportamento: è impossibile per i giovani non seguirlo».

C’è qualcosa che non sappiamo di lui che vuoi raccontarci? Un aneddoto, un particolare…

«Quando perdiamo critico solo lui e mi risponde che non è sempre e solo colpa sua… (ndr risata). In allenamento spesso lo metto con la seconda squadra perchè non siamo lunghissimi, ma lui non accetta la sconfitta, si incazza con sé e con gli altri, è un “competitor” incredibile».

Faccio il cattivo…Certo che se lui e Scola sono così decisivi si potrebbe criticare il movimento italiano, che permette a dei 40enni di insegnarla ancora…

«Questa più che una domanda, è una realtà. Ma secondo me non si deve fare questo paragone, ha poco senso giudicare i giovani italiani rispetto a loro. Piuttosto è importante che loro mandino questo messaggio di lavoro: a 40 anni siamo qui perchè vogliamo andare alle Olimpiadi e vogliamo farlo da validi protagonisti. Ecco, il messaggio di attaccamento al gioco ed alla loro nazione è stra-importante. Molti atleti in giro per il mondo chiedono riposo, giocano meno, invece loro sono qui, ogni giorno a sudare per un obiettivo importante».

Jasmin al lavoro, straordinario insegnante del gioco

Che tipo di pallacanestro hai voluto costruire sin dal primo giorno?

«Come ti ho detto tu conosci il mio basket. Ho dovuto partire da chi potevamo firmare. Sai che amo correre e pressare ma in 7/8 ho dovuto fare attenzione perchè si rischia ed allora ho dovuto gestire un po’ la cosa. In attacco siamo fluidi, mi piace come giochiamo. In difesa facciamo un po’ più di fatica perchè la voglia c’è ma diversi giocatori non vengono da una scuola vera e propria. Ma ci stiamo lavorando con profitto».

Passiamo direttamente alla Coppa Italia: come ci arrivate? Mi pare bene…

«Sono soddisfatto, anche se ci mancano un paio di vittorie in gare dove siamo arrivati col fiato corto perchè con rotazioni limitatissime. Non è facile giocare in 7/8 certe partite: penso a quella con Venezia piuttosto che a quella con Sassari».

«Milano è strafavorita ma la Coppa Italia è particolare ed imprevedibile»

Parliamo delle favorite sulla carta. L’ultima Milano che sollevò il trofeo era tua, poi fallirono sia Pianigiani, due volte, che Messina: come vedi oggi l’Olimpia?

«Strafavorita! Hanno fatto le cose giuste, dopo un po’ di tempo, firmando giocatori che hanno già vinto ad alto livello. Sergio, Gigi e Kyle sono decisivi. Però serve attenzione perchè la coppa è imprevedibile. In campionato no, ci sono meno sorprese, ma la Coppa Italia non è mai scontata».

Che ricordi hai dei due trionfi nel 2016 e nel 2017?

«Aver reso felice chi non la vinceva da così tanto tempo, in primis il Signor Armani. Non è tanto il valore del trofeo, ma proprio l’aver dato quella gioia a tutti, dal primo all’ultimo in società. Ci sono state tante critiche perchè dopo quelle due vittorie non abbiamo continuato vincere, ma quella soddisfazione resta unica. Più facile nel 2016, quando abbiamo dominato, molto più difficile a Rimini l’anno seguente per la mia espulsione. ma il mio staff ed i ragazzi hanno fatto un lavoro eccellente».

«Il ricordo più bello delle Coppe a Milano? Aver reso felice chi non la vinceva da 20 anni, in primis il Signor Armani»

Bologna sembra essere la prima alternativa a Milano: che distanza credi ci sia tra le due squadre? Belinelli l’ha ridotta di molto?

«Loro sono forti, completissimi. Non so se ci sarà Belinelli, ma di certo una squadra che non ha mai perso fuori casa in stagione è una grande squadra. Milano resta superiore perchè ha giocatori esperti ed è un po’ più lunga».

Tecnicamente cosa credi possa decidere una manifestazione come questa?

«Di certo una manifestazione così non la vinci coi trucchi tipo zone strane etc: non bastano. Serve concentrazione ed intensità sui due lati del campo. Ci vuole una difesa perfettamente connessa e ci vogliono diversi canestri facili, che poi derivano da quella difesa».

Mi fai il nome di un giovane che ti sta impressionando, sia in Italia che in Europa?

«Mi piace Procida e mi piacciono anche Bortolani e Casarin. Ce ne sono diversi buoni in Italia, anche italiani all’etero come Spagnolo e Grant. Possono crescere tanto, ovviamente, ma mi sembrano già abbastanza pronti».

Non posso non chiederti qualcosa di Eurolega: c’è una squadra che ti sta piacendo particolarmente e perchè?

«La continuità dello Zenit mi ha impressionato. Hanno speso molto per giocatori molto esperti, ma il lavoro di Pascual è stato eccellente perchè ha costruito una squadra che gioca con chiunque ad alto livello sia in casa che fuori. Poi il giovane Coach austriaco dello Zalgiris, Martin Schiller, sta facendo proprio bene, come Andrea (Trinchieri) che ha costruito un sistema difensivo eccellente: ha una squadra che non molla mai e sa trovare mille modi per vincere le partite».

«Andrea Trinchieri ha costruito una difesa eccellente ed allena una squadra che trova mille modi per vincere le partite»

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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