Infortuni, COVID, equilibrio e livello tecnico: che stagione è quella di Eurolega?

alberto marzagalia
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Eurolega che si ferma per le coppe nazionali ed è il momento giusto per tirare alcune somme in una stagione che sapevamo bene essere assai particolare.

La premessa è scontata e non può non partire dal momento complicatissimo che il mondo intero sta vivendo. Pensare che uno sport, un torneo, seppur di eccellenza, potesse essere immune dalle conseguenze di una vita che è cambiata radicalmente era folle prima e si conferma esserlo oggi. Tutti vivono in una realtà assai mutata e piena di difficoltà, perchè non sarebbe dovuto essere così per l’Eurolega?

INFORTUNI: IL CORPO E LA MENTE

In particolare nelle ultime settimane si è registrata un’impennata notevole a livello di infortuni. Persi due protagonisti assoluti come Anthony Randolph e Nikola Milutinov per la stagione, si sono aggiunti tanti problemi, dei quali parecchi non banali, per altri giocatori.

Difficile credere che l’impatto di una mente comunque condizionata da diversi fattori contingenti non abbia un minimo peso in tutto ciò. Gli atleti, tra i quali quelli più esperti sono comunque giovani uomini, non possono essere immuni da situazioni come magari la lontananza dalla famiglia ed una limitata possibile di socializzare.

A livello di allenamento, i cui tempi erano già limitati da un calendario assai “demanding”, le stesse condizioni particolari vanno comunque tenute in considerazione.

Infine le assenze per COVID. Si è pensato che in fondo dei grandi atleti, la maggior parte dei quali asintomatici, potessero andare oltre questa situazione senza conseguenze sul proprio rendimento. Ecco, abbiamo sbagliato… Il solo fatto di dover riprendere nel mezzo della stagione dopo un completo blocco dell’attività è un fattore che va tenuto in conto, così come gli effetti che può lasciare sul fisico quel contagio. Ma qui ci limitiamo a segnalarlo perchè dettoci chiaramente da qualche giocatore: lungi da noi entrare nel dettaglio medico, vista la totale incompetenza.

GRANDE EQUILIBRIO? SI’, VERSO IL BASSO

«In Eurolega non esistono gare facili» piuttosto che «Si può perdere contro chiunque». Tutto tanto scontato quanto vero, ma poi chi gioca meglio vince quasi sempre. Soprattutto in passato, lo facevano le squadre più forti.

Una classifica in cui tra la prima e la decima ci sono 5W, o 5L, se preferite, dice tante cose. Lo scorso anno ce n’erano 11 tra l’Efes primo e la Stella Rossa decima.

Bello l’equilibrio, appassionante, lascia la porta aperta a sogni di gloria per tanti, ma a riguardo noi stiamo sempre con la famosa frase di Rino Tommasi, maestro assoluto: «La qualità di uno Slam la misuri da quante, tra le prime teste di serie, trovi in semifinale».

Bene le sorprese, quindi, che sono sale dello sport, ma solo quando poi si concretizzano in una crescita generale del livello di gioco. Se si verificano solo e soltanto perchè anche chi ha mezzi tecnici superiori non sta facendo bene, allora lasciano il tempo che trovano.

L’equilibrio che si verifica oggi in Eurolega è realtà, ma lo è verso il basso, non verso l’alto. Questo perché all’appello del massimo livello mancano le prestazioni attese delle grandi, che stanno sommando un numero di sconfitte e di prestazioni negative elevatissimo rispetto al passato.

Oggi le prime tre della classifica sommano 23 sconfitte (con Milano che deve giocare ancora sul campo dello Zenit). Nel 2019/20, sempre dopo 24 turni, erano 15.

Questi numeri ci portano alla terza parte della nostra analisi.

IL LIVELLO TECNICO E’ PIU’ BASSO

«Fermiamoci oggi, così la prossima stagione sarà la più bella di sempre».

Questa frase l’abbiamo sentita da diversi protagonisti nella scorsa primavera. Vi era un po’ di giustificata paura per una situazione che si conosceva molto meno rispetto ad oggi, ma vi era anche qualche situazione di comodo di chi in realtà voleva farla franca, economicamente piuttosto che a livello di risultati che non stavano esattamente dando grandi soddisfazioni.

Ecco, a 7-8 mesi da quelle parole possiamo tranquillamente dire che la realtà dice esattamente il contrario.

Si sta giocando bene? No. Peggio dello scorso anno? Parecchio. Sia chiaro, non è colpa di nessuno, le condizioni sono quelle che sono, tuttavia se vogliamo parlare di quanto si vede in campo, il livello è decisamente inferiore.

Cosa si è visto di bello, di veramente bello, sinora? Poco. Oggi il gioco del Fenerbahçe, senza dubbio. Altrettanto si può dire dei sistemi difensivi di Barcellona, Olimpia, Zenit e Bayern, quasi sempre di eccellente fattura. Per il resto strisce interessanti di vittorie, su tutta quella del Cska, poi decimato, e tracce di ottima pallacanestro a cui troppo spesso è mancata la continuità per poter essere definita di alto livello. Proprio quella continuità è oggi la cosa più difficile da chiedere alle squadre, per tutta una serie di motivazioni che sono sotto gli occhi di tutti. Si fa perfino fatica ad indicare un MVP…

Lo scorso anno si arrivava da una Final 4 a Vitoria straordinaria, in cui almeno 3 squadre su 4 (il Fener, perfetto in stagione, era a pezzi per gli infortuni) avevano espresso un gioco notevolissimo. Campioni in forma perfetta, allenatori in controllo totale: il massimo possibile.

La stagione 2019/20 poi stava regalando emozioni altissime associate ad un livello tecnico altrettanto eccellente. La pallacanestro dell’Efes era poesia pura, il Real era sempre lì, il Cska lavorava egregiamente alla costruzione di una “nuova generazione di campioni”, il Fenerbahçe stava tornando, il Maccabi presentava un’organizzazione, soprattutto difensiva, di rara bellezza, lo stesso Pana di Pitino faceva cose egregie.

Oggi, almeno sinora, dobbiamo accontentarci dell’equilibrio e di alcune situazioni qua e là che ci intrigano comunque. Lo ripetiamo, non è colpa di nessuno, per la ragioni espresse sopra, ma non si può certo negarlo.

Forse è già una fortuna, nel mondo in cui viviamo, essere arrivati sino al Round 24 con sole 5 gare attualmente da recuperare. Lo diciamo senza problemi, non credevamo fosse possibile, e questo è merito di Euroleague Basketball e dei club che stanno comunque facendo un lavoro eccellente. Ma il gioco resta il gioco e mettere la testa sotto la sabbia non ci pare corretto. Nè oggi, né mai.

Per quel famoso asterisco, comunque vada, ci siamo.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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