Olimpia e Virtus vanto italiano, ma è crescita del movimento?

alberto marzagalia
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Olimpia e Virtus stanno facendo molto bene in Europa nelle due manifestazioni più importanti, ovvero Eurolega ed Eurocup.

I milanesi sono alla miglior stagione da inizio secolo, perfino meglio del fantastico 2014 targato Luca Banchi. Il terzo posto attuale in Eurolega rappresenta un posizione di assoluto valore nel panorama cestistico europeo, raggiunta con l’espressione di valori ad oggi estremamente alti.

I Playoff sono obiettivo da ritenersi quanti raggiunto dopo il gennaio d’oro chiuso col successo sullo Zenit, mancando in realtà solo 3 successi per raggiungere la fatidica quota 18 W, risultato che in questa stagione dovrebbe garantire l’accesso alla postseason. Se è corretto pensare che tutte le gare di Eurolega sono complicate, perchè è vero, lo è altrettanto ritenere la cifra tecnica milanese di profilo tale da rendere impensabile un record da 2-9 nelle restanti 11 partite. I tifosi faranno pure gli scongiuri, ma questa Olimpia è forte, tanto forte.

La Virtus sta dominando la 7 Days Eurocup con un record immacolato di 13 vittorie e 0 sconfitte: la sfida di questa sera alla Moraca di Podgorica contro il Buducnost può mettere in ghiaccio una qualificazione strameritata ai quarti di finale. E anche qui, via di scongiuri per i tifosi bianconeri…

Record o meno, certamente quanto espresso sul palcoscenico europeo dalla squadra di Sasha Djordjevic è di assoluta qualità. Ed aggiungiamo pure che è dimostrato come l’eccellenza di Eurocup molto spesso abbia espresso una pallacanestro migliore di almeno 5-6 squadre di Eurolega.

Da quanti anni l’Italia non presentava due squadre di questo valore a livello continentale? Da quanti anni non si vedevano due club dello stivale competitive ai massimi livelli ed in grado di giocarsela senza problemi con le big europee? Tanto, troppo tempo. Serve tornare agli albori del millennio, quando la pallacanestro italiana era dominante.

Ora, tutto ciò potrebbe lasciar pensare all’espressione di una crescita dell’intero movimento, a due squadre punta di un iceberg solidissimo, ed invece… Invece no.

L’Italia del basket, il campionato nostrano e tutte le realtà che ci stanno attorno continuano a non dimostrarsi di reale alto livello. Senza dubbio la LBA è cresciuta, qualche profilo di giocatore interessante si vede, tra qui e l’America, tuttavia è la base organizzativa quella che dovrebbe qualificare un movimento e questa soffre.

Impianti, comunicazione e solidità finanziaria. I mesi della pandemia hanno offerto un’occasione unica di ripulire diverse situazioni che necessitavano di una vera e propria rivoluzione. Cosa è stato fatto? Poco o nulla. Si va avanti tappando buchi mentre si aprono voragini, senza il coraggio di dire basta, di riprogrammare da zero o poco più e di darsi un tanto ambizioso quanto realistico obiettivo almeno quinquennale di rinascita.

Tra qualche giorno ci sentiremo celebrare le Final 8 come evento straordinario, negli stessi giorni in cui Madrid giocherà quelle di Copa del Rey. Scommettiamo che una “leggera” differenza organizzativa, a livello di comunicazione e gestione dell’evento sarà percepibile…?

«Nel 79/80 l’Avvocato Porelli prestò Bonamico a Milano perchè sapeva che senza un’Olimpia forte non ci sarebbe stata una grande pallacanestro. Per una cosa del genere oggi sarebbe trattato come un deficiente su Facebook, con migliaia di post di insulti» (E.Messina)

“Time is now” ed allora perchè non sfruttare l’evento del Forum per cominciare con una svolta comunicativa importante? Perchè invece che far sapere che i posti per la stampa “sono limitati”, cosa comprensibile per certi versi, non organizzare conferenze stampa ed interviste coi protagonisti, fin dai giorni precedenti la prima palla a due, sfruttando piattaforme digitali? Non ci vuole molto, la stampa si iscrive , si danno regole e si possono fare domande con tempi massimi di 20 secondi ad allenatori, giocatori e dirigenti. Si impone un numero massimo di domande che saranno permesse ai media che ne faranno richiesta per primi. Difficile? No. Cambierebbe il futuro? Nemmeno, ma darebbe finalmente un’immagine di accessibilità contro l’attuale impenetrabilità di un mondo che vuole crescere a parole senza farsi conoscere nei fatti.

L’alternativa è continuare a farsi belli dietro ad Armani e Zanetti, a cui va fatto un monumento, ma solamente privato. Perchè si tratta di straordinari imprenditori che stanno costruendo due club di eccellenza in un ambiente che di eccellenza sembra non voler sentir parlare, se non, appunto, attraverso iniziative private che oggi non fanno sistema.

C’è una frase di Ettore Messina, dettaci in un’interessantissima intervista che ci rilasciò nel settembre 2018, che proprio non riusciamo a dimenticare: «L’Avvocato Porelli a fine anni ’70 prestò a Milano Bonamico perchè sapeva che la sua Virtus aveva bisogno di un’avversaria vera che avrebbe fatto il bene del movimento».

Ecco, sono passati più di 30 anni, ma quell’insegnamento dovrebbe essere una traccia impressa nella mente di chi gestisce questo gioco.

Italia del basket, se ci sei, batti un colpo. Ora o forse mai più.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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