Barcellona-Valencia: i catalani dominano grazie alla propria difesa nel round 18 di Eurolega

Francesco Sacco 2
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Il Barcellona non è ancora tecnicamente convincente in attacco, ma la sua difesa è asfissiante e tanto basta a superare Valencia 89-72 nel round 18 di Turkish Airlines Euroleague. Le assenze pesanti nel reparto lunghi si fanno sentire e i problemi di gioco restano ben presenti, ma la squadra catalana si conferma durissima da battere quando produce il suo sforzo migliore dietro.

Gli uomini di Sarunas Jasikevicius controllano la partita sostanzialmente dall’inizio alla fine e provano così a mettersi alle spalle il tracollo in casa del Bayern Monaco. Culmine di una serie di tre sconfitte consecutive.

Valencia paga oltremodo l’assenza di Bojan Dubljevic vicino a canestro e deve fare i conti con la pessima prestazione di alcuni elementi chiave come Klemen Prepelic e Derrick Williams. Aldilà delle individualità, impossibile pensare di espugnare il Palau giocando con una consistenza mentale così scadente, che porta con sè una qualità insufficiente nell’esecuzione tecnica. Sotto tanti aspetti.

Analizziamo il derby spagnolo tra Barcellona e Valencia nei 5 punti di Eurodevotion

Valencia: falsa partenza

Primo quarto in cui la buona transizione difensiva di entrambe le squadre obbliga gli attacchi a un’entrata lenta nei giochi. Con un ritmo che stenta a decollare, trovare canestri contro la difesa schierata diventa questione non banale.

La pressione del Barcellona sulla palla e sulle linee di passaggio, in pieno stile Jasikevicius, marchia a fuoco Valencia fin dalle prime battute. Dall’altra parte del campo, però, non mancano i problemi per i blaugrana. Le assenze di Brandon Davies e Nikola Mirotic sembrano pesare parecchio. L’asse play-pivot, completato da Pustovyi oppure da Oriola, abbassa notevolmente la qualità. Sia nei blocchi in punta, per procurare vantaggio al portatore di palla, sia nei tempi dei tagli verso il canestro.

Insomma, non sembra esserci un feeling ideale con Nick Calathes e, quindi, non resta che risolvere la situazione individualmente. Tuttavia, senza i due assi precedentemente citati, le soluzioni diminuiscono e Cory Higgins non può sempre pagare la cauzione per tutti. Le spaziature sono altro aspetto da rivedere, in un contesto di difficoltà tecnica abbastanza evidente.

Buon per i padroni di casa che, a fare la differenza, sono innanzitutto le palle perse di Valencia. 6 nei primi 10 minuti di gioco, a sbloccare la stasi catalana con canestri facili in contropiede. Ancora di più, però, pesano i rimbalzi offensivi concessi dalla squadra di Jaume Ponsarnau, inesistente nel fondamentale del tagliafuori.

Il Barcellona conquista sette rimbalzi sotto il canestro avversario (contro gli zero degli ospiti). Il dato ha un riflesso diretto sulla distribuzione dei tiri. 19 entro l’arco, a fronte dei soli 4 tentati da oltre i 6,75. Sebbene la percentuale di realizzazione sia bassa (31,6% per 6 canestri), essi contribuiscono a segnare il 18-12 alla prima pausa.

Sergi Martinez: così si conquista spazio nelle rotazioni

In un secondo quarto in cui il Barca scappa grazie a due triple consecutive di Abrines (massimo vantaggio sul 32-16 al 15′), a mettersi in evidenza è Sergi Martinez.

La giovane ala grande spagnola convince molto più del “titolare” Rolands Smits e si fa apprezzare per l’attenzione nella metà campo difensiva e non solo. Il numero 23 offre dei movimenti lontani dalla palla decisamente intelligenti. Materia prima che non abbondava fin lì, per dire un eufemismo.

Per onestà intellettuale, va sottolineato anche che è stato bravo a lucrare sui mastodontici errori di comunicazione della difesa di Valencia. Su queste basi, in un paio di occasioni ha il beneficio di chiudere con un comodo lay-up dopo il taglio alle spalle della seconda linea difensiva degli ospiti.

All’intervallo lungo chiude con 8 punti (4/6 da due) e 5 rimbalzi (3 offensivi) e 12 di valutazione sui 42 di tutta la squadra. Prestazione che non vale un allungo determinante in virtù del calo di attenzione dei suoi, negli ultimi minuti del primo tempo. Terreno fertile per il parziale di 11-0 che consente a Valencia di rientrare negli spogliatoi sotto solamente di 5 punti (38-33).

Valencia tradita dai suoi tenori

Agli esordi della stagione, le accresciute ambizioni della società erano evidenti dal mercato estivo, che ha consegnato diversi colpi significativi ad alzare notevolmente il livello dei taronja.

Evidente a tutti, fin dalla prima palla a due, che gran parte dei destini di Valencia passassero dalle mani di giocatori come Nikola Kalinic, Derrick Williams e Klemen Prepelic. Per un motivo o per l’altro, tutti autori di una prova piuttosto deludente in relazione al loro valore.

Il primo è colui che, perlomeno, ha mostrato dei lampi degni di nota a inizio terzo quarto. Comunque troppo poco alla luce della imperdonabile tenerezza difensiva mostrata all’interno della propria area. Inusuale rispetto alle capacità da sempre riconosciute all’ex Fenerbahce. 8 punti, 3 rimbalzi e 2 recuperi nella sua partita.

Derrick Williams, invece, incappa in una delle non infrequenti serate in cui non brilla per presenza mentale nella partita e, di conseguenza, finisce per non essere punto di riferimento nella metà campo in cui avrebbe tutte le qualità per brillare. Quattro punti e due sole conclusioni tentate sono quanto di più eloquente si possa citare per rendere chiaro il concetto.

Chi ha provato, invece, a prendersi responsabilità nell’attacco, pur senza successo, è la guardia slovena. Il suo 2/7 complessivo, misto a una presenza difensiva poco tangibile, convincono Ponsarnau a puntare su altri, alla ricerca di maggiore sostanza.

Poco più di 9 minuti di utilizzo che raccontano di un giocatore rimasto ai margini della partita. In una stagione in cui, al contrario, ci ha abituato a rimanere spesso sotto la luce dei riflettori.

Non basta, allora, il rendimento più che positivo di Louis Labeyrie e Mike Tobey, che così somigliano sinistramente a due uomini soli sull’isola. Il centro americano non può sdoppiarsi e fare anche il Dubljevic spalle a canestro, ma griffa comunque una doppia-doppia da 14 punti e 10 rimbalzi in 24 minuti. Con un Pradilla così in difficolta, al cospetto della fisicità e dell’esperienza di Pierre Oriola, anche pochi.

L’ala grande francese è colui che innesca il parziale di fine secondo quarto con due triple a stretto giro di posta. Ampliando lo spettro, si nota la sua pulizia tecnica e una lucidità che sono frutto di una maturità cestistica ormai al pieno compimento. 17 punti, 6/9 al tiro e 19 di PIR in 28 minuti nei quali si mangia anche i minuti che avrebbero dovuto essere di Williams.

Barcellona aggrappato alla sua difesa

L’impressione è che sarà il leitmotiv della stagione di colei che potrebbe recitare la parte della prima antagonista del CSKA Mosca nella corsa verso l’ultimo atto di Colonia.

Questa squadra non ruba l’occhio per qualità di gioco, tutt’altro. Per quanto 17 assist, a fronte di sole 6 palle perse, testimoniano una buona gestione del ritmo e delle scelte. D’altro canto, un Valencia così a lungo remissivo e distratto non poteva costituire un ostacolo tale da mandare in crisi il sistema operativo blaugrana.

L’arrivo sul pino dei catalani di Jasikevicius non ha sradicato quell’identità complessiva legata alle qualità individuali delle proprie stelle nella metà campo offensiva. Anche perchè, evidentemente, non è progetto facilmente realizzabile nè redditizio. A maggior ragione, la differenza tra vittoria e sconfitta balla sul filo dell’intensità e dalla coesione difensiva prodotta. Qualità che è stata espressa a targhe alterne e che è probabilmente mancata nei passaggi decisivi della scorsa stagione, con differente guida tecnica.

Aspetto primario su cui continua a battere Jasikevicius per costruire una stagione di successo. Ancora ci sono margini, ma il Barcellona si presentava comunque alla sfida come seconda miglior squadra per punti subiti (73.6). Nonchè come terza a rimbalzo sotto il proprio ferro (24 a partita). Tenere a 72 punti Valencia, terza per punti segnati a quota 81.2, è stata certamente la prima chiave per vincere.

In questo modo, è stata più che sufficiente una prestazione sotto media da 18 rimbalzi difensivi. Ampiamente compensata, però, dagli 11 palloni conquistati sotto il canestro avversario.

5

Numero non solo utilizzato per identificare il nostro quinto punto di analisi. Quella del Palau Blaugrana, infatti, è la quinta vittoria del Barcellona su sei incontri di Eurolega disputati contro il Valencia.

Contrariamente a quella che è una sfida eterna all’interno dei confini nazionali, il confronto tra queste due squadre ha una genesi piuttosto recente in ambito europeo. Ovvero la stagione 2017-18, nella quale la posta in palio fu divisa equamente e in cui si inserisce l’unica gioia valenciana fin qui.

Ovvero il 81-76 del 16 gennaio 2018 alla Fonteta, Round 18 della Regular Season. Esattamente come in questo caso. Con il Barcellona alla quarta vittoria consecutiva.

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Francesco Sacco

Iniziato al gioco da Kobe Bryant e della Benetton Treviso di Ettore Messina da piccolino. Travolto dalla passione per l'Olimpia Milano da "grande". C'è qualcosa di più bello della Final Four di Eurolega? Forse, ma non ditemelo.
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