Marco Ramondino: Lo Zalgiris di Schiller mi entusiasma e Kokoskov è geniale

alberto marzagalia
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Marco Ramondino, Coach di Derthona, grande studios del gioco e di quello di Eurolega in particolare, è stato il nostro secondo ospite, dopo meo Sacchetti, durante la lunga diretta del 26 dicembre su Radioblablanetwork.

Ecco le sue dichiarazioni più importanti e significative.

Sull’Eurolega e su qualcosa di particolarmente nuovo in questa stagione…

«Credo tutti dovremmo guardare l’Eurolega, come spunti di squadra e come giocatori. Non che la NBA non lo sia ma è un discorso anche di regole. Mi entusiasmano alcune squadre come lo Zalgiris che, seppur in un contesto di competizione fisica altissima, trovi la sua forza con esecuzioni tecniche importanti che generano piccoli vantaggi e riducono il gap fisico, atletico e di talento».

Sullo Zalgiris di Martin Schiller…

«Sono stati bravi a seguire la strada tracciata da Jasi, seppur con soluzioni diverse. Schiller, da allenatore del sommerso arriva al massimo livello con percorsi non convenzionali. E’ bello. E’ fonte di ispirazione. Tra gli altri allenatori, lontano dall’Italia dove abbiamo Messina che è un punto di riferimento mondiale, credo che Kokoskov sia un altro che fa fare cose geniali. Magari l’esecuzione non le rispecchia sempre in pieno, ma l’idea di fondo del suo basket è geniale e fa riflettere».

Su Kokoskov e la sua genialità: troppo, forse, per i giocatori di oggi?

«L’ossatura della squadra era abituata da anni al sistema di Obradovic, tecnico e relazionale. Non è facile togliersi abitudini e certezze. Tra quello ed i giocatori nuovi, con un allenatore che ha una storia europea recente, essendo più di scuola americana, credo ci voglia tempo. Dopo il più grande di tutti chiunque sembra ridimensionato…».

Di seguito il link alla nostra intera conversazione.

Ascolta “Eurodevotion – Intervento Marco Ramondino” su Spreaker.

Sulle prospettive europee di Milano…

«Molto vicina alle big ma ad una distanza non ancora facilmente colmabile perchè a livello europeo ci sono squadre costruite negli anni che è difficile scalfire con quello a cui Milano sta lavorando con la nuova gestione. Importante il segnale dato prendendo giocatori che non uscivano abitualmente dal giro di certe squadre. Vuol dire credibilità, ma per l’ultimo step serve strutturarsi internamente su più stagioni e puntellare la squadra con atleti che oggi sono aperti a giocare per Milano».

Sul gioco in post, il Barça ed il Cska…

«Argomento infinito da trattare, dipende anche da cosa vuoi fare e cosa ti vogliono togliere gli avversari. Al massimo livello non si può pensare di vincere in un modo solo. Servono vie alternative. Credo che il post sia stato colpevolmente dimenticatoi negli anni: da lì si può costruire, non solo per concludere. Il Barça, ad esempio, proprio da lì costruisce e genera vantaggi sul perimetro. Chi lo usa oggi in Eurolega lo fa perchè ha giocatori che sono capaci di giocarci. Se la palla finisce lì a qualcuno che non ha la capacità di venirne fuori per talento o taglia fisica, la palla si infogna e subisci fisicità ed ingombro delle difese che is trovano a questo livello».

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Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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