Olimpia Milano, l’odissea a rimbalzo non è solo colpa dei lunghi

alberto marzagalia
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Olimpia Milano, l’odissea a rimbalzo nella recente sfida persa contro il Cska è certamente il tema della settimana, se non del mese o della stagione.

33-60 è già di suo una statistica imbarazzante, ma il modo in cui questa situazione si è verificata ha lasciato un segno ancor più importante.

Proviamo a capire, tra i numeri ed il sistema milanese.

I NUMERI

16 gare disputate, 9 W e 7 L è record assolutamente positivo, non solo per percentuale. Ecco cosa è successo numericamente a rimbalzo.

In questa serie di gare 11 volte milano è andata sotto a rimbalzo: tra il -3 con Bayern e Baskonia ed il -27 col Cska ci sono altre 8 prove rispettivamente da -5 (Oly), -8 (Real), -9 (Alba), -4 (Khimki), -10 (Stella), -7 (Maccabi), -6 (Pana), -17 (Barça).

Solo in 5 occasioni l’Olimpia ha superato gli avversari per numero di carambole recuperate. Contro Asvel (+2), Valencia (+4), Zalgiris (+1), Fener (+3) ed Efes (+4).

In buona sostanza 11 gare portano un saldo di -99, che sarà pure “dopato” dal disastro di mercoledì, ma vuol sempre dire 9 rimbalzi in più di media concessi ai rivali. Senza il dato col Cska saremmo ad un totale di 72 che rappresenta sempre un divario negativo di 7,2 palloni. 5 vittorie e 6 sconfitte il ricordo in queste 11 partite.

Nelle 5 gare in cui Milano ha prevalso vi è un totale di 14 palloni a media 2,8 favorevole. 4 W ed 1 L in queste 5 sfide.

Le 5 volte in cui ha prevalso a rimbalzo, la squadra di Messina lo ha fatto contro la 9a, la 13ma, la 14ma, la 16ma e la 17ma di Eurolega nella raccolta dei palloni sotto canestro. L’ultimo posto meneghino, a media 30,06 a partita nella speciale classifica, è dimostrazione chiara e semplice di tutto ciò. Ulteriore chiarezza viene fatta dal dato del TRR (true rebounding ratio) ovvero la percentuale dei palloni raccolti rispetto a quelli disponibili. Anche qui ultima piazza con soltanto il 45,6%.

IL SISTEMA E LA GARA CON IL CSKA

La volontà di cambiare sempre è chiara per Milano ed è sicuramente un punto di forza soprattutto quando in campo c’è Kyle Hines, il meglio da anni in questo senso a queste latitudini. E lo stesso Kyle è anche l’unico lungo milanese che può permettere anche situazioni un po’ camaleontiche.

La stessa scelta porta però a quanto si può vedere già dai primi attacchi Cska di mercoledì.

Penetrazione di Hilliard che si ritrova contro Tarczewski, inizialmente su Shengelia: la conclusione dell’americano dei russi balla sul ferro e Milutinov ha un comodissimo “tap in” anche perchè sulle sue tracce c’è Punter. Il fatto che lo stesso Shengelia si sia aperto oltre l’arco toglie dai giochi LeDay, unico corpo che potrebbe creare qualche minimo fastidio al centro serbo.

Nel secondo possesso offensivo dell’Armata Rossa è ancora Hilliard che sfrutta un blocco del suo centro, Tarczewski si fa vedere senza troppa convinzione, ancora meno quella di Punter nel provare a dare fastidio sul passaggio che trova Milutinov per una facile schiacciata. Non c’è traccia di aiuto dal lato debole. Ovvia la preoccupazione per i tiratori avversari in quella parte del campo, tuttavia sarebbe servita molta più attività a livello globale.

Arriviamo al terzo attacco: tripla corta di James, Tarczewski fa buona guardia sul pericolo numero uno (il 33 avversario), ma il tocco di Kurbanov favorisce Hilliard, al quale Punter lascia 6-7 metri. Rimbalzo offensivo.

Infine il quarto attacco russo nasce da una rimessa sulla quale Milano pare schierata a zona 3-2, con Tarczewski e LeDay dietro. Mike James sfrutta il pick and roll, si trova davanti Datome in punta e lo attacca facilmente. L’aiuto di Tarczewski è discreto, ma l’assist della guardia americana regala a Milutinov un’altra schiacciata semplicissima. Sia Delaney, assai passivo, che LeDay, non oppongono nulla, preoccupati dell’arco dove stazionano Hilliard e Shengelia. Optare per una tripla del georgiano, giocatore da 12/40 in stagione al tiro da tre, sarebbe stata scelta migliore.

In presenza di Kyle Hines vi è ovviamente una molto maggiore possibilità di aiuto e ritorno sul proprio uomo in caso di “p&r” grazie alla grande mobilità dell’ex Veroli. Quando si cambia si costringe la guardia a scaricare prima di arrivare al ferro, rendendo meno diretta la soluzione col centro. Altrettanto chiaro che in una battaglia a rimbalzo diretta Hines/Milutinov non ci sia e non ci possa essere partita il più delle volte, per questione di tanti centimetri.

Potremmo continuare con tantissimi altri possessi, che hanno portato a facili conclusioni del lungo avversario piuttosto che a rimbalzi in facile superiorità fisica, ma riteniamo che sia già abbastanza chiaro il quadro con questo esempi.

IL COMMENTO

Partiamo da una certezza. nei soli possessi di cui abbiamo parlato risulta evidente come difendere contro il Cska sia un mal di testa terribile. In serie devi coprire penetrazione, tiro dal mid range, conclusione al ferro, assist per il lungo o scarico sul perimetro contro il solo Mike James. Sotto trovi Milutinov, e non servono dettagli. Altrettanto problematica la gestione di Shengelia, che dal post così come in 1vs1 verso il ferro è uno dei migliori tra i “4”. Infine il perimetro, dove serve difendere su gente come Hilliard ed Hackett, ovvero 36,3 e 48,9% dall’arco. Ci sarebbe poi un Kurbanov comunque da 37% e con doppia dimensione, in attesa che ritrovi condizione Strelnieks, giocatore col 42,5% in carriera su 424 tentativi da oltre i 6,75mt. Ecco, poi ci sarebbe pure Voigtmann, un 211cm col 48,9% dall’arco e 5,3 rimbalzi a gara…

Milano lo ha fatto bene, tenendo gli avversari ben sotto le medie abituali e togliendo tante cose, a partire dall’efficacia recentemente incredibile di Mike James. Ma tutto non si può levare a certe squadre e bisogna scegliere.

Messina è andato con il suo cambio sistematico, che ha causato un inasprimento della situazione sotto canestro. Certamente non si attendeva un divario così netto, ma va dato merito a Milano di essere stata perfettamente in gara contro la squadra più forte, non di poco, di Eurolega. Ha chiesto un sacrificio notevolissimo a Shavon Shields, che ha risposto eccezionalmente contro la più grande minaccia odierna di questa lega, ma alla fine la coperta si è rivelata corta. Non poteva essere altrimenti anche perchè non va dimenticato che questa Olimpia, Shields e Hines a parte, non ha certo grandi difensori. A chi va il merito in una situazione di difesa di sistema efficace? Guarderemmo verso la panchina.

Quindi Kaleb Tarczewski è sicuramente un problema ma ridurre il tutto al suo rendimento decisamente insufficiente non ci pare complessivamente corretto.

Ed allora la riflessione sull’arrivo di un eventuale “upgrade” rispetto all’ex Arizona comporta anche un discorso di cambio di sistema che non è semplice. E’ certo che Milano sia piccola e poco atletica rispetto a tante squadre, è un problema che c’è, ma proprio questa struttura è quella che permette il rendimento odierno, pur tra diverse sofferenze. Cambiare è la soluzione da percorrere?

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Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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