Zenit – Stella Rossa è un monologo russo

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Gara estremamente particolare per diverse ragioni quella tra Zenit e Stella Rossa andata in scena alla Sibur Arena di San Pietroburgo.

Innanzitutto perchè l’unico scontro di Eurolega è andato in scena lo scorso anno… alla Basket Hall di Kazan, dove lo Zenit è caduto 58-65 con la Stella Rossa, al primo successo in Russia nelle ultime 13 uscite. E quei 58 punti furono il minimo storico segnato dai russi in 41 gare nella massima competizione continentale.

Poi perchè in realtà la partita è stata decisamente a rischio, dopo i contagi da COVID-19 comunicati dalla Stella Rossa sabato sorso.

Dopo essersi consultata con le proprie autorità sanitarie e con il board di Eurolega, la dirigenza serba ha annunciato nella mattinata di ieri che la squadra sarebbe partita regolarmente per la Russia in giornata.

E poche ore fa la “Zvezda” era sul parquet per la sessione di tiro.

Le due squadre arrivavano a questo appuntamento con aspettative e situazioni contingento ben differenti.

Zenit col vento in poppa, 8/5 di record ed un rendimento recente sempre di buon livello: non può certo essere la caduta contro il Cska motivo di delusione per chi sta concretamente lottando per i Playoff.

La Stella Rossa con lo zuccherino del successo su Valencia, dopo un periodo nerissimo da 8 sconfitte in dieci gare, intervallate solo dall’altra W a Milano.

Il campo ha detto Zenit, senza se senza ma: 98-69.

KEVIN PANGOS

Si parte con un primo quarto splendido: 15 punti e tabellino perfetto. 2/2 da due, 3/3 da tre, 2/2 in lunetta e 3 assist per 18 di valutazione. Non è nemmeno tutto, perchè il controllo della gara è totale ed il 30-12 che lancia lo Zenit è tanta, tantissima farina del suo sacco. Alla fine saranno “solo” 17, ma il dado è tratto in quel primo periodo.

APPROCCIO STELLA ROSSA: IMPOSSIBILE

43 punti subiti in 14’37” minuti sono una montagna impossibile da scalare, soprattutto se nello stesso tempo ne metti 19. Ok, Jordan Loyd non si regala a nessuno, soprattutto in questo contesto di talento limitato, tuttavia l’approccio alla gara è pessimo e decisivo per il risultato finale.

L’intensità globale dei serbi è palesemente dimostrata dai 98 punti concessi a chi di media ne segnava 73,92 fino a stasera.

VALUTAZIONE E REAZIONE: POI KC RIVERS ED IL FESTIVAL DI TRIPLE

Dopo 15 minuti, “quei famosi 15 minuti”. la valutazione diceva 52-15 Zenit. A fine primo tempo 45-42, dopo la reazione serba ed un naturale rallentamento russo, come confermato da Coach Pascual nell’intervista di metà gara. A fine gara il dato dirà, correttamente, 115-59.

KC Rivers, vecchia volpe di questi parquet, è chirurgicamente infallibile. 7/8 dall’arco in un festival di squadra che dice 16/26. Troppe sono concesse senza la minima opposizione da una difesa che ruota al ritmo che si vede in una “balera” di periferia.

LA SCELTA DI PASCUAL

Che il cambio di Pangos sia il problema principale che separa lo Zenit dallo stare ancora più su è ormai evidente. Xavi Pascual pare aver fatto la sua scelta, ovvero Billy Baron responsabile della regia quando il canadese/sloveno è in panchina. La manovra offensiva perde sicuramente in fluidità, tuttavia si può parlare di “upgrade” deciso rispetto alle soluzioni Zakharov o Fridzon.

LANGSTON HALL-COREY WALDEN: ASSENTI NON GIUSTIFICATI

Se in una serata in cui manca Jordan Loyd la produzione offensiva degli altri due esterni USA è quella vista, la Stella non può certo brillare. Langston hall non pervenuto, Corey Walden a tratti limitatissimi.

La Stella Rossa ha bisogno sia di fosforo che di punti nei ruoli di 1 e 2. Non arriva nulla, nonostante un lampo, minimo, del nuovo arrivato Quino Colom.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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