Maurizio Gherardini: L’obiettivo dell’Olimpia possono essere le Final 4

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E’ sicuramente la persona più indicata per introdurci ad un Fenerbahçe-Olimpia di grande importanza e fascino.

Maurizio Gherardini, eccellenza manageriale italiana nel mondo, GM del Fenerbahçe degli anni trionfali ed oggi a capo di una ricostruzione non facile, ennesima sfida di una carriera esemplare.

– Maurizio, che sfida sarà quella di stasera? Da una parte l’ambiziosissima Milano, dopo anni di nulla europeo, dall’altra un Fenerbahçe che arriva dal periodo d’oro e vuole ricostruire…

«Le premesse sono quelle che dici tu. Abbiamo dovuto gestire una transizione dopo un ciclo incredibile, anche a livello di budget, oggi ridotto del 50%. Abbiamo cambiato guida tecnica, abbiamo una nuova dimensione da gestire. Altri hanno avuto problemi col COVID mentre noi, e tocco ferro, sinora ne siamo stati fuori, ma è anche vero che non abbiamo mai giocato una sola gara al completo. Stasera mancherà Vesely, il nostro punto di riferimento principale. Pensa che abbiamo firmato un play, perchè ne avevamo bisogno, ed al primo allenamento si è infortunato. Deve ancora andare in palestra per il secondo allenamento…».

«Affrontiamo una Milano che è profonda, ha talento ed ha esperienza, agli ordini di un grande Coach. Credo abbiano tutto per poter ambire ad arrivare al palcoscenico finale. Ed è bello per tutto il momento italiano che la Final 4 sia un obiettivo giusto. L’Olimpia ha fatto grandi passi avanti».

Milano ha tutto per poter ambire al palcoscenico finale. E’ profonda, ha talento ed esperienza.

– Un vostro buon inizio da 4/3, che peraltro poteva tranquillamente essere 6/1 visto come sono andate le gare con Cska e Bayern, poi un brutto 1/5 in cui ci sono stati scarti pesanti come -42, -18, -20 e -26. Ok, qui è sempre mancato De Colo, è bene dirlo, ma come ti spieghi un rendimento così altalenante?

«De Colo fattore chiave. Lui, Vesely e Brown sono le basi di questa squadra ed almeno uno è sempre mancato, anche come condizione. Nando è rientrato, ma dopo 5 settimane, e ci vorrà tempo, come ha dimostrato Berlino. Abbiamo iniziato troppo bene, credendoci in una dimensione troppo più alta della nostra reale. Quelle due sconfitte che hai menzionato sono state il momento chiave. Giochi bene e perdi con il Cska in quel modo, ti fai rimontare dopo aver dominato col Bayern: per chi aveva bisogno di chimica tutta da trovare, due KO così in tre giorni sono stati un freno alla fiducia crescente. Non ti nego poi che la Ulker Arena vuota ci fa mancare quel sesto uomo che il nostro pubblico è sempre stato. E’ così per tutti, ma il calore dei nostri tifosi è unico».

Siamo partiti troppo bene, trovandoci in una dimensione un po’ oltre quella reale. Poi quelle due gare con Cska e Bayern ci hanno tolto fiducia

– Anche all’interno della stessa gara si è visto quel rendimento altalenante, vedi proprio il caso Bayern, poi comunque replicato anche in altri casi, come nelle vittoria di San Pietroburgo ad inizio terzo quarto. Quella gara col Bayern ha rappresentato il campanello d’allarme?

«Ci vuole tempo per capire bene perché accade, di certo il primo segnale in quel momento c’era, come dici. Siamo partiti come squadra che aveva bisogno di partite per trovare la famosa chimica e la preparazione è stata un po’ a singhiozzo, non aiutandoci. Abbiamo altresì realizzato che qualche scelta non era quella di cui avevamo bisogno, abbiamo capito di aver bisogno di un playmaker, lo abbiamo preso e ti ho già detto come è andata… Sicuramente abbiamo bisogno di leadership nei momenti di sbandamento e questa è una situazione ancora tutta da costruire».

«Di certo noi non abbiamo i margini per “non presentarci in campo” come a Berlino. Non possiamo permetterci di essere senza energie, perchè la lotta per quell’ottavo posto che è il nostro obiettivo potenziale vede almeno 7/8 squadre coinvolte. In quel senso la nostra prova con l’Alba non è stata accettabile».

Igor Kokoskov è una persona molto intelligente ed umile che sa di doversi riadattare a dinamiche differenti da quelle vissute in America

– Coach Kokoskov è a mio parere un grandissimo allenatore. Può essere che anche per lui serva un periodo di riadattamento ad una pallacanestro in cui, a livello di club, manca dal 1999, anno in cui divenne assistente di Missouri, primo europeo in quel ruolo così come poi fu primo europeo a sedere su una panca NBA da “head coach”?

«Igor è una persona molto intelligente ed umile. Sa di doversi adattare ad un mondo diverso, che vissuto solo con le squadre nazionali, ovvero in situazione ben diversa. Le dinamiche sono differenti ma è positivo che abbia proprio quell’umiltà per capire ed imparare il nuovo mondo. E’ una strada che accomuna il Coach e la squadra».

– Dopo 13 gare sembra una stagione tecnicamente di tanti alti e bassi, abbastanza lontana dal livello tecnico di quelle precedenti. Se sei d’accordo, è tutto dovuto solamente al fattore COVID e relativi problemi?

«E’ una stagione troppo diversa per tutti. Rimettersi in condizioni dopo le assenze per il virus non è solo un problema di giorni di quarantena, perchè va ritrovata una condizione normale che si perde stando fermi. Tutto ciò incide sul quadro generale. Giocare senza pubblico cambia l’approccio mentale, non è per nulla semplice. Ci sono poi tante piccole cose che incidono. Gli infortuni, sinora, non sono stati un fattore nel senso più grave, ma ce ne sono stati tantissimi di minore entità e questo rappresenta molto. Ecco perchè accade anche che alcune squadre non accreditate dai pronostici, siano in alto in classifica. Sia chiaro, lo sono meritatamente, ma chi lo avrebbe detto? E’ una stagione assai imprevedibile e ripeto che considero il fattore mentale come primario».

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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