Il Palau respinge l’Olimpia: il Barça è più forte ma Milano c’è

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87-71 è un punteggio crudele, troppo per quanto visto al Palau Blaugrana.

Sia chiaro, il Barça ha meritato ed è anche squadra migliore, ma la prova milanese è stata assai convincente per applicazione ed organizzazione sino alle battute finali, che non sono però quelle che hanno deciso la gara.

Per lunghi tratti è stata la più bella partita della stagione, insieme a Baskonia-Barcellona. Se è vero che vi sono stai diversi errori individuali, lo è altrettanto che siano stati quasi integralmente causati dalla perfetta opposizione dell’avversario, ben conscio di cosa concedere e su cosa lavorare ai fianchi chi aveva di fronte. Da entrambe le parti.

NICK & NIK

Calathes è uno dei pochissimi giocatori in grado di dominare una partita segnando 5 punti con 2/5 dal campo. I 14 assist non sono tanto un numero eclatante, quanto una capacità di lettura, di semplificazione e materializzazione del vantaggio che pochissimi hanno.

Mirotic lo avevamo chiamato proprio nella nostra presentazione di ieri. Leader silenzioso con l’esempio, sempre in controllo tanto da non forzare dall’arco in una stagione in cui fatica (9/32 sinora, 072 ieri), ma capace di portare la gara dove serve alla propria squadra. Difende discretamente, oltre ad andare a rimbalzo con una ferocia clamorosa.

MILANO NON COGLIE IL MOMENTO DECISIVO

60-61 inizio ultimo quarto. Il Barça non segnerà per ben 4’05” con tanto di perse orribili. L’Olimpia sta dominando la partita nell’attimo decisivo, ma non lo coglie.

Un libero di Tarczewski, due punti di Shields, tre di Delaney: 60-67 a 6’09” ma la gara andava azzannata qui. Un più 10-12 avrebbe cambiato tutto. Invece accade che dopo il timeout, i biancorossi si sciolgono e sarà 27-4 finale in 5’55”.

Le partite sono fatte di momenti, le grandi partite sono fatte di grandi momenti: questo era il grande momento e tutto si decide qui.

ZONA? NO

Si è discusso molto sul fatto che la squadra di Messina sarebbe andata in difficoltà definitivamente col passaggio a zona dei blaugrana nel finale. Assolutamente no (conforta il parere di alcuni allenatori). La difesa proposta da Jasi non è stata altro che una uomo molto adattata, con principi misti molto comuni nella pallacanestro di oggi. Comuni sì, ma eseguiti così bene no. Chapeau!

In fondo un vecchio adagio del basket dice che «una zona vincente sembra una uomo ed una uomo vincente sembra una zona».

Forse non era nemmeno una “match-up”, ma semplicemente un’occupazione di spazi perfetta in cui cambi e non si sono bilanciati alla perfezione. Se hai la mobilità di Brandon Davies riesce meglio…

IL VALORE DI UNA SCONFITTA

Milano c’è stata ed ha messo in grandissima difficoltà a lungo uno squadrone destinato a provarci sino al pomeriggio dell’ultima domenica di maggio. Valutare negativamente una sconfitta del genere sarebbe assai sbagliato. Resta una sconfitta però, che dice come il Barça sia avanti. Lo sapevamo da inizio anno ma pensavamo che fosse “più” avanti.

Da una parte mancava il Chacho, basilare, dall’altra Claver, importantissimo per una comprensione del gioco ben oltre la media (con Jasi andrà a nozze).

Entrambe le squadre sono ancora alla ricerca del proprio meglio, sarebbe strano il contrario, ma entrambe paiono su una strada virtuosa in cui valorizzare i “plus” e nascondere i “minus”.

COACH TO COACH

Di solito vi riportiamo le parole nelle nostre analisi, questa volta ci bastano i rispettivi linguaggi del corpo.

Carica eccezionale da parte di entrambi sin dalla palla a due. Messina chiede timeout dopo 1’16”, Jasi inizia come da generale che vuole essere il primo a combattere.

Entrambi non fanno sconti ai propri atleti, ma sanno usare la psicologia al meglio, caricando l’ambiente nel momento di bisogno colto alla perfezione.

Era una gara da “circoletto rosso”, ha vinto Saras, ieri migliore di Ettore. Con la semplicità: cambi su tutto? Ok, io dò la palla ad un lungo contro un piccolo. A volte la pallacanestro è semplicissima… Ma la costruzione difensiva di Messina non può permettersi, al momento, altro. Se la fatina dei denti si occupasse di soluzioni difensive differenti, sul comodino il Coach milanese non troverebbe molto.

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alberto marzagalia

Due certezze nella vita. La pallacanestro e gli allenatori di pallacanestro. Quelli di Eurolega su tutti.
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