L’Olimpia deve solo guardare avanti

La sconfitta di Milano con la Stella Rossa è stata brutta, molto brutta.

Inattesa nella sostanza, forse ancora peggio nella forma. Per tutti i 40 minuti la squadra di Ettore Messina non ha mai dato l’impressione di aver in mano la partita, anche durante i momenti contrassegnati da effimeri vantaggi.

La realtà è questa e non va minimamente sottovalutata. allo stesso tempo però non va dimenticato che si tratta dell’Eurolega, una brutta bestia che di questi scherzi ne fa parecchi e non risparmia nessuno.

Ed allora? Guardare avanti, mantenendo la barra a dritta, pronti a modificare la rotta quando necessario. Il timoniere? Fondamentale.

5 brevissime annotazioni riguardo la gara di ieri sera.

  • Atletismo e scelte. La Stella Rossa è stata migliore da entrambi questi punti di vista. Senza voli pindarici, l’ha messa su quel piano, l’unico, in cui sapeva di poter competere. ha vinto, con merito, senza fare nulla di straordinario. Milano atleticamente può soffrire con tante squadre. Il gap si colma con la tecnica.
  • Kyle Hines, -2 di valutazione. Succede, stiamo parlando di un essere umano, non di una macchina. Fin qui nulla di strano. Ma se in una serata in cui il leader morale di questa squadra (con Gigi Datome assente) perde più palloni di quanti punti mette a referto, il suo cambio naturale, Kaleb Tarczewski, gioca a pallacanestro per 1 minuto e viene utilizzato solo per 6’58”, allora un problema c’è e non è la prova di Hines. per la cronaca KT ha 1 tiro dal campo nelle ultime due gare, una schiacciata (bellissima) in “tap in”. Un po’ pochino in oltre 21′, no? Siamo lontanissimi da un’accettabilità in questa lega.
  • Le guardie atletiche e la difesa. Milano non ha delle saracinesche, questo lo si sa. L’eccellenza difensiva intravista nella prima parte di stagione è sempre derivata da un’organizzazione perfetta che ha saputo coprire le falle individuali con delle dighe collettive. Rotazioni e tempi notevoli che non arrivano per caso. E per caso non arriva nulla se hai in panchina Messina. Ieri sera il problema delle guardie atletiche e razzenti si è presentato nella sua forma più piena: non è una sorpresa, si sapeva dai giorni del completamento del roster, si sapeva guardando gli avversari di Eurolega. Serve solo lavoro, serve solo credere in un sistema già visto a discreti livelli.
  • Questa è l’Eurolega, queste partite arrivano, è normalissimo. Si gioca ogni 48 ore nei doppi turni, si torna in campo rapidamente per i tornei nazionali. Sapersi mettere alle spalle una prova negativa è una capacità fondamentale. Chi ha una grande esperienza NBA alle spalle, come Messina, questo tema lo tratta meglio degli altri. Deve essere una risorsa. Voltare pagina, ma senza dimenticare quel che si è letto. Dimenticare di aver vinto o perso, ma non dimenticare il perchè.
  • Coach Messina ed una sala stampa non da impazzire. Suvvia, non è piaciuto a nessuno e ci chiediamo il perchè. Due domande assai lecite e perfettamente inerenti al tema della gara. Una risposta sgradevole ed una che taglia fuori la stampa da un ragionamento di campo. Appunto, perchè? La gente tutta, chi lavora e chi semplicemente tifa, ha bisogno di sapere e di capire: chi meglio di un Coach di straordinario livello può spiegarci?

3 thoughts on “L’Olimpia deve solo guardare avanti

  1. Ciao, non è che io voglia difenderlo a tutti i costi, la risposta resta brutta e insolita per uno come lui.

    Come hai detto tu giustamente, proprio qui sopra, anche Messina non è una macchina, ci sta che fosse incazzato oltre il limite.
    Per la brutta sconfitta, giocando male, e forse incazzato parecchio con se stesso, per non aver saputo guidate la squadra almeno a un tentativo serio di giocarsela.
    Si sono viste in telecronaca alcune inquadrature su di lui con espressioni e atteggiamenti piuttosto remissivi e confusi, non da lui, appunto: è possibile che la sua rabbia finale, così impossibile da controllare, sia dovuta soprattutto a una ribellione contro le proprie difficoltà.

    1. Ma infatti, nessun attacco, ci mancherebbe, da parte mia. Solo il fatto che se si vuole far crescere questo benedetto movimento ci vuole la collaborazione dei grandi, e chi lo è più di lui?
      Purtroppo resta chiara questa posizione tutta italiana di malsopportazione di quello che non è carta stampata ufficiale, ovvero proprio quelli che del basket se ne fregano da anni.

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