Nik Melli: In Eurolega è una stagione strana…La bolla? Una “figata” che non vorrei rivivere

alberto marzagalia

Raggiante per la paternità in arrivo a gennaio, Nik Melli dà sempre l’idea di una persona molto equilibrata, perfettamente consapevole della realtà che vive e pronto ad affrontare le sfide che arriveranno, sul campo come fuori.

A pochi giorni dal suo ritorno a New Orleans, abbiamo avuto modo di chiacchierare su diversi temi, svariando dalla ormai celebre “bolla” di Orlando fino all’Eurolega di cui è stato un grandissimo protagonista fino a pochissimi anni fa.

– L’esperienza nella bolla, unica: che sensazioni hai vissuto?

E’ stato strano soprattutto il lungo stop, molto più lungo di qualsiasi mia esperienza precedente. Fermarsi, ripartire e giocare non è stato facile, sostanzialmente ho vissuto due preparazioni all’interno della stessa stagione. 

– A livello organizzativo come la giudichi?

Semplicemente perfetta. Ben sapendo di essere in una situazione all’interno senza rischi, mentre fuori il mondo era assai diverso. Un privilegio vero e proprio di cui era necessario essere, e lo siamo stati tutti, consapevoli. 

– Quindi, globalmente?

E’ stata una “figata”, che ovviamente spero di non vivere più… Ma veramente, fino a che non ci sei dentro, non hai idea di come questo mondo sia organizzato in maniera straordinaria.

– A livello tecnico quanto è stata dura adattarsi ad un contesto così differente, dalle luci dei nuovi impianti ad una situazione generale mai vissuta prima? Qualche ruolo, penso magari ai tiratori, ha sofferto più di altri la mancanza degli abituali riferimenti?

Di certo i riferimenti e le luci erano ben diversi. Da parte mia ho vissuto la prima gara come al solito, poi alla seconda ho realizzato che non c’era il pubblico ed è stato un discreto choc.

La bolla? Un figata, ma spero di non riviverla più

– Ad un anno dal tuo approdo in NBA, cosa c’è di diverso nel Nik Melli giocatore rispetto a quello che conoscevamo in Europa?

Essendo un anno più vecchio, sicuramente c’è più esperienza e forse un pelo di consapevolezza in più, aspetto questo che mi è servito per superare certi momenti, nel mio caso all’inizio della stagione, “particolari”.

– Durante quel periodo sono esplose le proteste riguardanti il grave problema del razzismo. Da europeo, come giudichi il modo in cui l’hanno interpretato i giocatori che si sono schierati? Tutta realtà o anche un po’ di immagine?

Sappiamo che l’immagine è molto importante in NBA, tuttavia ti confermo che è stata vissuta con grande partecipazione, in modo reale. E’ molto sentito, perché capisci che c’è chi l’ha vissuto sulla propria pelle ed è tutto vero. Non c’è solo l’episodio eclatante, ma, anzi, la questione è latente nella vita di tutti i giorni. Quando si parla di razzismo sistemico ecco, credo sia quello. Ti vengono quasi dei sensi di colpa, del tipo, perché succede a loro e non a me?

– Tra poco inizierai la stagione con un nuovo Coach, Stan Van Gundy, che non ha avuto un grande rapporto con Gigi (Datome). Hai già avuto modo di parlargli?

Sì, ho sentito il coach brevemente e mi ha detto che gli piace il mio modo di giocare duro e per la squadra. Ora ci conosceremo meglio e vedremo. Credo che ognuno debba vivere le proprie situazioni, che sono differenti da persona a persona.

La questione è latente nella vita di tutti i giorni. Quando si parla di razzismo sistemico ecco, credo sia quello.

– In queste settimane hai seguito l’Eurolega? Se sì, cosa mi dici di questo torneo?

Ho visto poco, soprattutto le partite degli italiani e degli amici. Sono felicissimo per Achille (Polonara) e Simone (Fontecchio) che stanno facendo benissimo. Non è per nulla facile giocare così contro l’eccellenza continentale. Poi seguo il “mio” Fener ed il Bayern di Andrea (Trinchieri ndr) , Baiesi, Flacca e Grant.

– Polonara sta facendo cose veramente eccezionali, oltretutto giocando in campionato nazionale vero…

Veramente notevole. Di lui si era già visto che ne aveva la possibilità, ma ora sembra in totale fiducia e lo vedi da quello che fa e come lo fa, da come, soprattutto, passa la palla, dalle responsabilità che si prende. Mi piace però sottolineare anche la stagione di Fontecchio: il salto da Reggio Emilia all’Eurolega è complicato. Vero che Aito ti lascia libertà, ma devi prendertela e saperla gestire, come lui sta facendo al meglio.

Polonara è in totale fiducia, lo vedi da cosa fa e come lo fa, ma mi piace sottolineare anche la grande stagione di Simone Fontecchio

– Hai parlato del Bayern, che mi sembra un capolavoro firmato Trinchieri. Con quel roster era impensabile vederlo lì, o no?

Ogni grande chef ha bisogno di ingredienti pregiati. Lui e Baiesi sono una coppia super. Mi è spiaciuto quando si sono separati, sono felice che si siano ritrovati perchè sono veramente bravi e lo possono dimostrare di nuovo.

– Il “tuo” Fener?

A parte la sconfitta di Barcellona, che tra l’altro ci sta, è un processo. Sai chi gestisce la società, è una certezza, e tutto l’ambiente ha grande entusiasmo. Ci vuole pazienza, perché chiudere un ciclo come quello Obradovic richiede tempo. Hanno un coach molto bravo ed hanno tanta voglia di ripartire e tornare ai vertici.

Trinchieri e Baiesi sono una coppia super. Sono felice di rivederli insieme.

– Il livello generale non ti sembra tecnicamente più basso di quello degli ultimi anni? Ovvie le attenuanti per il lungo stop, ma diverse gare sembrano poca cosa…

Non ti so dire se sia più basso, di certo bisogna considerare che è una stagione molto strana, eccezionale. Tutti cercano di scappare dai contagi, manca il pubblico che è un motore fondamentale, il tutto è meno appetitoso ed anche la routine abituale è cambiata per tutti.

– C’è un giocatore, tra quelli non sulla bocca di tutti, che ti ha particolarmente impressionato?

Ti dico Wade Baldwin, aiutato da quello che mi aveva anticipato Baiesi.

– Tornando alle squadre, il Barcellona sta facendo benissimo: è la squadra decisamente più forte? Hanno cambiato solo un giocatore sostanzialmente e sono oggi allenati da uno che pare un vero fenomeno…

Vero, un solo giocatore, ma che giocatore! Un play eccellente (Calathes ndr) che fa giocare bene gli altri e non ha bisogno di segnare molti punti per essere determinante. Non è comunque facile cambiare sistema, serve pazienza anche per loro. Non so se siano i netti favoriti, per le ragioni che ti ho detto legate ad una stagione che non si sa se e come continuerà, ma di certo hanno tutto per competere fino alla fine per il titolo.

Il mio Fener? Ha chiuso un ciclo, ci vuole pazienza. Ripartire dopo cinque anni di Obradovic richiede tempo, ma hanno un coach super

– Tra i tuoi vecchi compagni sembra di vedere un Kostas Sloukas abbastanza lontano dai livelli cui ci aveva abituato: all’Oly serve che sia più protagonista per le ambizioni della squadra. Cosa ne pensi?

Vale un po’ il discorso fatto per il Fenerbahçe come squadra. E’ una transizione importante dopo quel ciclo, arrivare da 5 anni di Obradovic ed abituarsi ad un nuovo staff e ad un nuovo ambiente non è semplice. E sappiamo quanto Kostas fosse legato con Zeljko. Serve tempo, così come aiuterebbe molto la presenza del pubblico, che nel suo caso sarebbe importantissima, per un giocatore così concentrato, presente e passionale.

– A breve potrebbe raggiungerti in NBA un altro grande di Eurolega come Campazzo: pensi possa fare bene?

Credo di sì, non dipende solo da lui, ovviamente il talento c’è tutto, basta vedere quel che ha fatto da queste parti. Ci vuole anche un pizzico di fortuna, finire nella squadra giusta. Che se fosse una con già un’impronta europea, potrebbe aiutare tanto. 

Nik è pronto ad un nuovo passo avanti. Come sempre, dentro e fuori dal campo.

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