Il pensiero di Messina è una scelta di campo?

alberto marzagalia

Le parole di Ettore Messina, espresse nell’ormai famosissima lettera di lunedì pubblicata dal sito Eurohoops, hanno aperto una discussione assai ampia a livello europeo. Giocatori, allenatori e dirigenti si sono espressi, chi pubblicamente, chi in maniera decisamente più riservata.

L’obiettivo numero uno è stato certamente ottenuto dal Coach di Milano: il problema ora è all’ordine del giorno e se ne discute a tutti i livelli. In tempo o meno, le decisioni non potranno mancare. Ecco, ci si potrebbe interrogare sul concetto di tempestività, quando i problemi elencati da Messina sono in realtà molto prevedibili, chiari ed evidenti da tante settimane: come è possibile che diventi tema da affrontarsi solo ora?

Ma andiamo oltre… Detto che a livello di principio il nostro sito ha già espresso l’apprezzamento per quanto espresso dal presidente/allenatore dell’Olimpia, in un confronto con diversi personaggi del gioco, avvenuto nella maggior parte dei casi privatamente, si fa largo una domanda che ci siamo posti dopo aver provato ad analizzare a fondo quella lettera.

Il pensiero espresso da Messina è una chiara scelta di campo?

I motivi che stanno potenzialmente dietro a questa domanda sono diversi. E portano ad altre domande.

Aver affidato il proprio pensiero ad un sito straniero, importante partner di Eurolega, può non necessariamente essere inteso come una scarsa considerazione della stampa italiana: è un caso? Non necessariamente, almeno fino a quando lo stesso Messina non ci dovesse dare motivazione della scelta.

Proporre di giocare nei prossimi tre/quattro mesi il torneo italiano (ma questo riguarderebbe anche i campionati esteri ovviamente), in condizioni di assoluta emergenza sanitaria e quindi anche organizzativa, mentre all’Eurolega, ed alle altre coppe, riservare la primavera in cui le condizioni potrebbero essere (speriamo…) migliori, rappresenta una chiara scelta da parte di un club come Milano? Qui va detto che la prima obiezione “messiniana” potrebbe essere più che ovvia: viaggiare in Europa è ben più complicato che farlo all’interno dei propri paesi, quindi normale posticipare il contesto continentale rispetto a quello nazionale.

Infine una nota sulla situazione squisitamente italiana. Detto che un roster come quello milanese sarebbe quello abbondantemente più attrezzato per gestire la concentrazione di 24 gare e Playoff in 3/4 mesi, un programma tale non rappresenterebbe una sorta di certificazione di rischi finanziari e di sopravvivenza per tanti club italiani che hanno già lanciato in proprio il grido d’allarme sulla mancanza di introiti dal botteghino? Senza poi pensare a molte squadre che erano costruite, numericamente e qualitativamente, per competere una volta alla settimana. Anche qui si potrebbe obiettare che la situazione era chiara da settimane, mesi, e non si doveva/poteva pensare di risolverla con qualche centinaio di presenze a palazzo.

In sostanza la domanda diventa ancor più chiara: privilegio per Eurolega ed affossamento di una lega italiana che comunque non potrà mai addossare colpe per il proprio disastro a Messina?

Togliendosi la maglia se ne può discutere, ma il problema è proprio questo: chi quella maglia se la toglie veramente? Ricordate il “bene comune”?

Ovviamente, vista la delicatezza del tema, Eurodevotion è come sempre aperto al confronto con chiunque, in primis con lo stesso Ettore Messina, unico in grado di dare risposte che chiariscano i nostri dubbi.

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