Il Real torna a sorridere, superato un Bayern senza Trinchieri dal primo quarto

Antonio Mariani

Il Real fa quota 100 e torna a sorridere in Eurolega contro il Bayern Monaco

Il Real tocca quota 100 tra le mura amiche e supera un Bayern in gara per poco più di un tempo, privo di coach Trinchieri dal primo quarto, a seguito dell’espulsione ricevuta dal connazionale Luigi Lamonica. Al suono della sirena finale il tabellone luminoso recita 100-82.

Analizziamo la partita in 5 punti:

Vince chi vuole vincere. Quando indossi le divise di alcuni club, la parola sconfitta è un’onta che può essere giustificata una tantum; se giochi nel Real Madrid – indipendentemente dalla disciplina – la parola sconfitta viene tendenzialmente esclusa dal dizionario. Dopo il peggior avvio di stagione della storia, i Blancos hanno approcciato alla partita contro il Bayern con un killer instinct che avrebbe schiacciato chiunque avessero incontrato sul proprio percorso. Questo atteggiamento non lo si vede tanto da percentuali di realizzazione, quanto dal movimento costante senza palla in fase offensiva e dalla comunicazione e reattività in fase difensiva. Ieri il Real voleva vincere più del Bayern.

Movimento senza palla. Rimanendo in tema con l’indicatore del killer instinct, vedere giocare il Real nella partita di ieri ci ha fatto ricordare quanto perché la pallacanestro fosse giocata in origine nelle sale da ballo: armonia. Abbiamo visto 5 giocatori mossi dagli ingranaggi perfetti di un orologio svizzero, con deviazioni estrose, frutto del talento dei Blancos.

La guida. Il paragone può risultare forzato, soprattutto se partiamo dall’assunto che il Real di ieri sarebbe stato davvero difficile da superare, indipendentemente dall’avversario incontrato. Coach Trinchieri è stato espulso a pochi giri di lancette dall’inizio della partita, lasciando la squadra in mano al talentuosissimo Adriano Vertemati, suo assistente. L’Eurolega è ancora la lega in cui si vede la mano dell’allenatore e ieri abbiamo assistito a un’altra situazione: la squadra ha resistito, viaggiando nei binari giusti finché ha avuto energia, poi è mancato il polso di coach Trinchieri che indirizzasse e incanalasse nella giusta direzione le azioni dei suoi uomini.

Carroll – Flaccadori. Ieri sera, come ogni sera, veder giocare Carroll regala un’emozione unica. È l’esempio di lavoro, sacrificio, intelligenza, consapevolezza, altruismo e, per riassumere, leadership che ogni allenatore vorrebbe in squadra. Esce dai blocchi nel modo e al momento giusto, rilascia poesie dalla mano e si dimostra l’uomo partita nel momento di massima crisi in EL del club. Con qualche anno di meno, nel Bayern, Diego Flaccadori ricorda quello stile e quell’attitudine al lavoro per raggiungere il livello di JC. D’altronde, cosa ci si può aspettare da un ragazzo che cambia la mano di tiro in corso della carriera?

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